Babel (film)

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Babel
Babel (2006).png
Mohammed e Yussef
Titolo originale Babel
Paese di produzione USA, Messico, Giappone
Anno 2006
Durata 142 min
Colore colore
Audio sonoro
Rapporto 1,85:1
Genere drammatico
Regia Alejandro González Iñárritu
Soggetto Guillermo Arriaga
Sceneggiatura Guillermo Arriaga
Produttore Alejandro González Iñárritu, Jon Kilik, Steve Golin
Casa di produzione Paramount Vantage
Distribuzione (Italia) 01 Distribution
Fotografia Rodrigo Prieto
Montaggio Douglas Crise, Stephen Mirrione
Effetti speciali James Bomalick, Conor Coughlan
Musiche Gustavo Santaolalla
Scenografia Brigitte Broch
Costumi Michael Wilkinson
Trucco Steve Painter
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Babel è un film del 2006 diretto da Alejandro González Iñárritu, interpretato da Brad Pitt, Cate Blanchett, Kōji Yakusho e Gael García Bernal. Con questo film si chiude la cosiddetta Trilogia sulla morte che include anche i film Amores perros e 21 grammi. Il film ha vinto il Premio alla miglior regia al Festival di Cannes 2006.[1]

Quattro realtà diverse e apparentemente distanti tra loro (una famiglia marocchina, una statunitense, una badante messicana e padre e figlia giapponesi), si troveranno unite nel filo dell'esistenza tracciata da Guillermo Arriaga.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Sulle montagne dell'Atlante un pastore, prima di partire per un viaggio, affida un fucile da caccia grossa ai suoi due figli per allontanare e uccidere gli sciacalli. I ragazzi, mentre pascolano le capre del padre, si esercitano nel tiro e il più giovane è dotato di buona mira a differenza del maggiore. Quasi per ripicca il fratello maggiore decide di dimostrare le sue capacità sparando contro una macchina che sta passando in fondo alla valle, senza colpire il bersaglio, passa allora il fucile al fratello che invece spara ad un pullman.

Una coppia americana segnata dal dolore della morte per SIDS di uno dei loro figli, decide di provare a dimenticare e a recuperare un rapporto che si è logorato, con un viaggio in Marocco. Mentre percorrono, su di un pullman, una strada tra le montagne dell'Atlante, un proiettile colpisce la donna ad una spalla ferendola gravemente.

La governante messicana, cui sono stati affidati i due figli dai genitori in viaggio, trasgredendo agli ordini ricevuti, decide di portarli con sé al suo paese per il matrimonio del figlio. È una bella festa ed i bambini si divertono molto, ma al ritorno, una volta giunti alla frontiera con gli Stati Uniti, il giovane alticcio che guida l'auto, nipote della governante, forza il blocco delle autorità doganali e lascia i tre spaventati passeggeri nel deserto, dove rischieranno di morire di sete, finché la polizia non li ritrova.

A Tokyo, una ragazza costretta a fare i conti non solo con i classici problemi adolescenziali, acuiti dal recente suicidio della madre, ma anche con il proprio handicap, il sordomutismo, e che si sente rifiutata dai suoi coetanei, cerca di farsi amare, offrendosi provocatoriamente agli uomini che incontra, anche se molto più anziani. Tra questi c'è pure un tenente di polizia venuto a casa sua per cercare il padre, che tempo prima aveva regalato un fucile da caccia alla sua guida marocchina.

Il finale, che lega tutte le storie, vede la famiglia statunitense e quella giapponese uscire dalla vicenda rinsaldando i vincoli familiari e con una prospettiva di una rinnovata speranza nel futuro; mentre per i rappresentanti delle culture meno occidentalizzate non può che esserci la tragedia ad attenderli: in Marocco, durante un conflitto a fuoco coi poliziotti venuti ad arrestare il padre, viene ucciso Ahmed, il figlio maggiore, mentre la tata messicana viene espulsa dagli Stati Uniti senza neppure poter rivedere per un attimo i bambini che aveva accudito e che erano stati buona parte della sua vita.

Temi filosofici[modifica | modifica wikitesto]

« Scritto - come i precedenti Amores-perros e 21 grammi e non dissimile nella costruzione a incastro - dal romanziere Guillermo Arriaga, è un magnifico e dolente affresco in 3 continenti e con 3 atmosfere diverse, splendidamente fotografato da Rodrigo Prieto, sulla solitudine e sui confini - geografici, culturali e psicologici - che la generano; sulla cognizione del dolore; sul destino dell'uomo e sulla difficoltà della comunicazione (cui fa riferimento il titolo biblico); sui sentimenti che possono unire o dividere.[2] »

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Awards 2006, festival-cannes.fr. URL consultato il 10 luglio 2011.
  2. ^ Babel - Un gioco a incastro artificioso e compiaciuto chiude la trilogia sul dolore umano firmata dalla coppia Iñarritu/Arriaga, Corriere della Sera. URL consultato il 1º febbraio 2013.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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