Chiesa di San Matteo Maggiore al Lavinaio

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Coordinate: 40°50′57.85″N 14°16′00.87″E / 40.849403°N 14.266908°E40.849403; 14.266908

Chiesa di San Matteo Maggiore
Stato Italia Italia
Regione Regione-Campania-Stemma.svg Campania
Località CoA Città di Napoli.svg Napoli
Religione Cristiana Cattolica
Diocesi Arcidiocesi di Napoli
1º Decanato Centro Storico
Parrocchia di Santa Maria La Scala
Consacrazione 1576
Stile architettonico Barocco
Inizio costruzione 1576
(EN)
« We walked down Via Lavinaio, and turned into one of the slums behind the little church of San Matteo. »
(IT)
« Camminammo lungo Via Lavinaio, e girammo in uno dei vicoli dietro la piccola chiesa di San Matteo. »
(Axel Munthe, Memories and Vagaries[1])

La chiesa di San Matteo Maggiore al Lavinaio era una chiesa di interesse storico ed artistico di Napoli.

Fondata nel 1576, era situata in via del Lavinaio (tra vico San Matteo al Lavinaio e via Santi Quaranta), nel rione Lavinaio (quartiere Pendino), all'interno del centro storico di Napoli.

Storia e descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Già dal 1560 esisteva in zona un'immagine venerata di San Matteo in una preesistente chiesa, con la crescita del culto, nel 1576, viene fondata la nuova chiesa da Francesco Antonio Lanzetta (o Lanzura) e da Giovanni Domenico d'Anfora sotto la direzione di don Sabbatino Bosco, e riconosciuta con Bolla Papale di Sisto V (1585-1590).

Quando l'antichissima Congrega dei Battenti della Croce a Sant'Agostino fu da Ferrante I d'Aragona abolita per aver preso parte alla Congiura dei baroni (1485-1487), i confrati si divisero in due nuove Congreghe, l'una nella chiesa di San Matteo al Lavinaio, l'altra nella Chiesa di San Giovanni a Mare.

Divenne sede della Confraternita dei Bianchi disciplinati dalla Passione di Nostro Signore Gesù Cristo, per l'assistenza degli infermi, con un ricco oratorio restaurato nel 1742. A ricordo, in sagrestia, era apposta la seguente targa marmorea:

D.O.M.

QUAE PLURIBUS AB HINC SADCULIS
SODALIUM CONVOCATIONI DESTINATA DOMUS
HUIC
ECCLESIAE MINISTERIO ADDICTA
PROPRIO EJUSDEM SODALITII AERE
MULTIS HINC INDE ORNAMENTIS
IN AMPLIOREM FORMAM REDACTA EST
ANNO DOMINI MDCCXXXXII
TIBERIO TRUGLIO LIBORIO GAUDIELLO NICOLAO GAGLIONE
G.G.

Nella chiesa di San Matteo fu creata una Compagnia di 18 laici con il fine di soccorrere i sacerdoti detenuti nel carcere della Concordia e nel bagno penale di Nisida, dove i congreganti vi si recavano l'ultima domenica di maggio e la terza di ottobre.

Durante la Repubblica Napoletana del 1799, il rettore della chiesa si schierò dalla parte sanfedista[2].

Nel 1804 nella carta topografica di Luigi Marchese la chiesa è denominata Chiesa della Passione di Gesù Cristo.

Nel 1910 la Congregazione di San Matteo al Lavinaio è già trasferita nella chiesa di Sant'Andrea ai Tribunali.

La chiesa fu semidistrutta durante il bombardamento statunitense del 1º agosto 1943, sul suo suolo, nel 1962, dopo il suo completo abbattimento, fu costruito un palazzo di civili abitazioni.

La chiesa aveva 7 altari:

  • nella prima cappella a destra (all'Epistola) una tela con la Beata Vergine del Rosario del XVII secolo;
  • nella seconda cappella a destra un quadro con l'Addolorata del XVII secolo;
  • nella cappella della crociata a destra un quadro con la Meditazione di San Gaetano sotto ed un quadro con la Passione di Nostro Signore sopra;
  • nella prima cappella a sinistra (al Vangelo) una cona di Sant'Antonio di Lonardo Bozzaotra, del 1632 ed un quadro con San Gennaro del XVII secolo;
  • nella seconda cappella a sinistra un quadro con Sant'Anna del XVII secolo;
  • nella cappella della crociata a sinistra una tela con San Giuseppe;
  • sull'altare maggiore un quadro con San Matteo del XVII secolo.

Nella volta un affresco rappresentatnte la Gloria di San Matteo.

Una statua di San Matteo, posta sulla porta d'ingresso della chiesa, fu opera del 1625 di Francesco Iodice, che era nel 1637 uno dei consoli della Corporazione degli Scultori e Marmorari.

Il 5 ottobre 1757 i Governatori della Venerabile Congregazione di San Matteo Maggiore al Lavinaio pagano 20 ducati al virtuoso dipintore Antonio Sarnelli per le sue opere nella chiesa.

Nel 1772 altre opere furono eseguite da Mario Gioffredo.

Al piano superiore in una sala poligona, con una tela mistilinea e quattro tele ottagonali con la Vita della Madonna, precede l'oratorio, con due tele ottagone con la Pentecoste e l'Annunciazione di Maria.

Sepolture[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa di San Matteo Maggiore possedeva le seguenti (elenco non esaustivo) sepolture:

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Axel Munthe, Memories and Vagaries, nella sua 3ª Edizione del 1930 a Londra, nel 13º Capitolo "When Tappio was lost" (a pag. 197)
  2. ^ Antonio Cestaro, Chiesa e società nel Mezzogiorno moderno e contemporaneo, Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli 1995, ISBN 8881141175, ISBN 9788881141173, pag. 231

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]