Chiesa di San Nicola di Bari (Villa Santa Maria)

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Chiesa di San Nicola di Bari
Stato Italia Italia
Regione Abruzzo Abruzzo
Località Villa Santa Maria
Religione Cattolica
Diocesi Lanciano-Ortona
Consacrazione Prima del 1816
Stile architettonico Esterno neoromanico classico e romanico abruzzese, interno barocco
Inizio costruzione Prima del 1816
Completamento Prima del 1816, ma rimaneggiato fra il 1816 e il 1826 (vedi testo nella sezione storia)
Sito web http://www.villasantamaria.com/s_nicola_di_bari.html

La chiesa di San Nicola di Bari è sita a Villa Santa Maria (CH) nella piazza San Nicola di Bari presso l'incrocio con le vie:
Via Gradini Ponte, Via Mercato, Via Supportico e Vico Freddo.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa viene realizzata antecedentemente del 1816, epoca in cui venne restaurata in stile romanico, l'interno viene più volte rimaneggiato, dell'antico stile romanico dell'interno non rimane nulla, ora l'interno è in stile barocco. La restaurazione terminò nel 1826, quando fu celebrata la prima messa da Stanislao Di Lello, committente del restauro. La data del restauro è incisa sul fianco sinistro della chiesa. Il Sabatini asserisce che l'autore del restauro è Giacomo Torrese di Canosa Sannita autore del santuario della Madonna dei Miracoli a Casalbordino.
Il grande affresco sulla volta della navata, la cantoria (ove vi è l'organo ed il campanile sembrano essere relativi al rimaneggiamento dell'Ottocento.

Agli inizi del XX secolo così come dopo la seconda guerra mondiale si restaurò sulle coperture della chiesa. Il 29 settembre 1958 il provveditorato alle Opere pubbliche comunicava al prete che avrebbe finanziato due milioni di lire per il restauro di questa chiesa. Tuttavia, successivamente lo stesso parroco chiese, a partire dal 1960, chiese a privati, banche ed enti pubblici altri finanziamenti per altri restauri e nel 1961 il comune concesse 250000 lire, chieste di nuovo dal parroco, per l'esercizio delle funzioni per l'anno seguente.

Struttura[modifica | modifica wikitesto]

L'esterno[modifica | modifica wikitesto]

La facciata e la tettoia[modifica | modifica wikitesto]

La facciata, è in stile romanico classico (1953-'54), per ordine di don Giulio Melatti (arciprete), dopo il restauro di questa parrocchiale. Il progetto è stato realizzato dall'architetto Armando Sabatini (professore di Educazione artistica alla scuola media di Villa Santa Maria), mentre la direzione artistica fu del geometra Domenico Nardizzi, la facciata è edificata in travertino delle Marche (marmo piceno). Sopra l'ingresso è stata posta una lunetta in mosaico policromo raffigurante l'Eucaristia. Al centro vi è la Madonna sembiante la Madonna in Basilica, ai lati vi sono 2 santi venerati a Villa Santa Maria: San Francesco Caracciolo, e San Nicola di Bari, il patrono di Villa Santa Maria nell'atto di protezione della parrocchia stessa.
La facciata termina in alto mediante un timpano triangolare, al cui interno vi è una finestella a forma di oblò.

La tettoia è a doppio spiovente in tegole creante una facciata a capanna.
Sopra l'abside vi è una cupola ottagonale con tettoia ad otto spicchi rivestiti anch'essi da tegole.

Il campanile[modifica | modifica wikitesto]

Al lato destro di chi guarda la facciata è la torre campanaria con tetto in stile romanico-barocco.
Il campanile è in pietra locale e mattoni a cornice sugli angoli.
Sotto la cella campanaria vi è un ornamento a triglifi alternati a metope a medaglioni, sopra di esso vi è una cornice marcapiano che separa questa zona da un'edicola ottagonale. Sotto la cella campanaria vi è un'altra cornice marcapiano.
In una loggia vi sono delle campane elettriche.
Le campane sono otto, di cui cinque hanno la funzione di carillon e suona-ore per l'oorologio, le altre tre hanno la funzione di richiamare i fedeli alle funzioni religiose. La più antica è del XVIII secolo, la campana madre è del 1864 mentre a campana più piccola venne aggiunta nel 1930 per ricordare l'acquisto della parrocchia di un'ala della casa Caracciolo per realizzarvi un asilo infantile.
Sul lato parallelo alla facciata vi è un orologio.
La copertura della torre campanaria è a cupola. In cima alla tettoia vi è una bandiera segnavento.

L'interno[modifica | modifica wikitesto]

La Chiesa è ad unica navata.
Il soffitto è con volta a botte e cupola (presso l'abside). Detto spazio presenta sul fronte, dietro il presbiterio, un'abside e ai due lati due stretti ambiti con volte a botte, quasi a definire un accenno di transetto.
Ai lati della navata vi sono tre cappelle per lato.
Le cappelle a sinistra sono dedicata alla Madonna del Carmine, alla Madonna Addolorata ed all'Incoronata, mentre quelle a destra sono dedicate a Santa Lucia, a Santa Rita da Cascia ma anticamente questa cappella era destinata a San Giovanni Battista come attista l'iscrizione "Precursor Domini" e a Sant'Antonio da Padova.
L'altare è realizzato in gesso marmorizzato.
Sopra la porta di ingresso sporge la cantoria ove si trova l'organo posta in maniera ottocentesca.
Nell'interno vi sono anche un pulpito ed un battistero ligneo racchiuso entro una grata di ferro.

Le pitture[modifica | modifica wikitesto]

Le pitture di questa chiesa sono state realizzate nel 1844 da Francesco Maria De Benedictis in stile d'ispirazione classicista, essi sono "L'ultima Cena", "La Presentazione di Gesù al Tempio" e "Cristo caccia i mercanti dal Tempio" siti rispettivamente la parete di fondo e le pareti laterali dell'altare centrale.

L'ultima Cena
Questo quadro è una copia dell'ultima cena di Leonardo da Vinci con un'unica variante: l'aggiunta di un paesaggio evanescente che si intravede oltre le finestre site sulla parete di fondo.
Presentazione di Gesù al Tempio
Il pittore pone al centro della schema il vegliardo Simeone il Giusto con in braccio Gesù Bambino che, mentre sgambetta allunga la sua manina verso sua Madre. Vicino a Maria vi è San Giuseppe porta in dono due colombe che la legge ebraica imponeva di portare a chi portasse al tempio il proprio primogenito a donarlo a Dio. La preofetessa Anna è raffigurata con un manto marrone.
Cristo caccia i mercanti dal tempio
Gesù, raffigurato furente perché hanno trasformato il tempio in "spelonca", caccia i mercanti con delle cordicelle.
Via Crucis
Ai lati della navata vi sono le stazioni della Via crucis che De Benedictis dipinse nel 1844.
Trionfo in cielo di San Nicola di Bari
Sulla volta vi è un affresco di D'Agostino. L'affresco si rifà alla scuola veneta del '700 e rappresentante il Trionfo in cielo di San Nicola di Bari. Il quadro è suddiviso in tre livelli.
Su di una nuvola con riflessi dorati è assiso Gesù che abbraccia la croce e affiancato da Dio. Sopra di essi vi è la colomba dello Spirito Santo. Poco più in basso vi è la Madonna vestita da un manto azzurro. Più in basso un angelo che porta un giglio. Tutto intorno vi sono degli Angeli.
Nella zona centrale vi è San Nicola di Bari con lo sguardo verso la Trinità, ai lati vi sono degli angeli musicanti.
Nella zona più in basso vi sono Lazzaro, vestito di bianco, il ricco Epulone ed i diavoli che cadono nell'inferno.

Le opere di scultura[modifica | modifica wikitesto]

Le cappelle ai lati ospitano le statue eponime della cappella, tra cui la statua di San Giuseppe risalente al XVII secolo presenta delle "conocchie" riconducibili alla iconografia devozionale napoletana.
Nell'abside vi sono altre statue San Nicola di Bari e di San Rocco mentre le pareti sono adornate di tre tele (vedi paragrafo sotto).
Inoltre, sotto l'altare dell'Addolorata vi è la statua del Cristo morto.
Trattasi di manifatture che richiamano l'epopea sei-settecentesca del presepe napoletano, difatti le statue lignee sono state sostituite con delle altre con altre statue, sempre lignee ma cave all'interno, proprio come molte statuette per il presepio, ma scolpite solamente nella parte esterna, quella visibile, questo per essere trasportate nelle processioni. Queste opere sono di esperti artigiani locali.
Tra le opere minori, invece, vi è un crocifisso ligneo della prima metà del XVI secolo restaurato più volte nel corso dei secoli, ha aspetto provinciale con forme consuete.

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Autori Vari, Villa Santa Maria Guida storico-artistica della città e dintorni, Pescara, Carsa Edizioni, 2003, ISBN 88-501-0075-2.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]