Città ideale

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Una città ideale è un insediamento urbano - realizzato, progettato o solo immaginato - secondo un disegno urbanistico su cui si riflettono criteri di razionalità o un'impostazione scientifica, spesso accompagnati a una tensione ideale e filosofica, o a una forte carica utopica.

La Città ideale dell'Anonimo Fiorentino, conservata alla Walters Art Museum di Baltimora

Il tema della città ideale, si può dire abbia percorso l'intera storia dell'umanità urbanizzata, fin dall'antichità. Esso rimanda con particolare forza al Rinascimento, quando la città, dopo il declino dell'antichità e superato l'interludio feudale e medievale, assurse nuovamente al ruolo centrale di luogo privilegiato entro cui dispiegare l'agire storico dell'uomo. A partire dal Quattrocento, l'esperienza teorica e il dibattito sulla "città ideale" furono tanto intensi da fare di quel tema, pure in carenza di vere e proprie realizzazioni pratiche, uno dei grandi snodi ispiratori su cui si soffermò la riflessione dell'arte e dell'architettura rinascimentale, che ambirono a coniugarvi esigenze funzionali e sensibilità estetica, un'aspirazione che porta con sé i tratti caratteristici di quel tempo[1].

Indice

[modifica] Storia di un'idea

Si può affermare che l'ambizione a uno "spazio ideale" ha accompagnato l'uomo lungo tutta la sua storia, fin da quando, già nella remota antichità, ha dovuto confrontarsi con situazioni e problematiche che emergevano dallo strutturarsi, in forma urbana o protourbana, degli insediamenti e dell'economia umana.

In mancanza di tensione ideale, la ricerca programmatica e gli esiti progettuali stimolati dalle criticità della struttura urbana non danno tuttavia forma a ciò che si intende per "città ideale". La struttura degli insediamenti, infatti, non può essere avulsa dalle gerarchie di potere e dagli assetti della società di cui essa è un'espressione.[2] In mancanza dell'elemento qualificante, i programmi edilizi possono finire semplicemente per riflettere, riprodurre, o perpetuare, i rapporti di forza e gli assetti sociali espressi dalla società. La razionale regolarità dei villaggi dell'antico Egitto, ad esempio, con le loro fragili abitazioni fisicamente sovrastate dalla solida monumentalità templare e palaziale, non fa altro che esprimere, in maniera quasi simbolica, la natura dispotica e ierocratica di quella antica civiltà.[2]

[modifica] La metafora della Torre di Babele

Un esempio di quell'ambizione lo si ritrova nel Libro della Genesi, in cui la metafora biblica della Torre di Babele sussume l'aspirazione dell'uomo a uno spazio abitativo la cui struttura rifletta una forte carica utopica e ideale: una tensione che spinge l'uomo a voler acquisire fama toccando il cielo, perseguendo il disegno di tenere unita l'intera Umanità, affinché essa non fosse «dispersa sulla faccia di tutta la terra». Il fine utopico sotteso all'impresa di Babele è condannato dal libro sacro a un catastrofico insuccesso[3].

[modifica] Riflessione teorica e filosofica: da Ippodamo e Platone al Rinascimento

L'Impianto planimetrico ippodameo della polis di Mileto, al Museo di Pergamo di Berlino.

Ben presto, nella storia dell'uomo, questa aspirazione ha assunto il carattere di una riflessione teorica, declinata in chiave di Utopia filosofica.

L'intento teorico di pianificare una polis ideale, assume comunque una dimensione filosofica nell'idealismo di Platone, espresso nei suoi dialoghi sulla Repubblica e sulle Leggi. La riflessione di Platone apre a teorie politiche che confinano con l'utopia ma non si spinge fino al punto di concepire una città che traduca in forme architettoniche le visioni politiche e gli assetti statuali teorizzati.[4] L'unica sua annotazione estetica si appunta sulla inopportunità di uno schema di assoluta regolarità, che Platone considera da evitare in quanto portatore di sgradevolezza[4].

Sia gli etruschi che l'antichità greca offrono i primi tentativi di tradurre un progetto politico in architettura urbana: le città di Marzabotto e di Gonfienti sorte all'inizio del VI secolo a.C. e la città di Thurii, presso Sibari, una città di fondazione nata nel 444 a.C., su iniziativa di Pericle, sorsero col probabile intento di farne un centro coloniale collegati sia al mondo della dodecapoli etrusca che a quello panellenico,[5]: tra i suoi "padri", oltre Pericle, vi è tramandato il nome di Ippodamo di Mileto e il sofista Protagora[5].

Viene anche ritenuta «attendibile» un'influenza pitagorica su Ippodamo, testimoniata dalla regolarità dell'impianto planimetrico ippodameo e dalla tipicità delle abitazioni, in cui si riflette architettonicamente il concetto di isonomia (ἰσονομία), l'equa attribuzione ai cittadini di prerogative e potenzialità[6].

Giungendo nell'epoca dell'Umanesimo rinascimentale, l'aspirazione a forme urbanistiche ideali va ad alimentare un progetto comune, utopistico e irrealizzabile, in cui architetti e artisti del rinascimento profusero le loro migliori forze creative dando vita, soprattutto nel XVI secolo a un appassionato dibattito teorico, foriero però di pochissimi esiti concreti.[7][8]

[modifica] Utopia e prassi della città rinascimentale

La planimetria stellata e radiocentrica della città fortezza di Palmanova.

La città ideale venne infatti al centro di un intenso dibattito, divenendo uno dei grandi temi su cui si appuntò l'elaborazione teorica dell'arte e dell'architettura rinascimentale. A quei grandi temi la riflessione sulla città ideale era organicamente legata: la rinnovata affermazione della centralità dell'uomo, la riscoperta e la riappropriazione dell'arte greco-romana e dell'architettura classico-romana (si pensi al sodalizio dell'Accademia della Virtù di Claudio Tolomei), l'imitazione della realtà, l'organizzazione prospettica dello spazio artistico, la teoria delle proporzioni e della misura nella progettazione architettonica[9].

[modifica] Funzione ideologica della città-stato

Se nel Rinascimento la riflessione divenne particolarmente intensa, anche se con poche realizzazioni concrete, lo si deve alla rinata centralità della città rinascimentale che, a partire dal Quattrocento, riacquista il ruolo di perimetro e crocevia dell'agire storico dell'uomo, topos separato e distinto dalla natura[1][8]. Nello spazio delimitato della 'città' dovevano idealmente convergere aspirazioni ed esigenze sia funzionali che estetiche, veri tratti culturali caratteristici dell'epoca, il cui equilibrio fosse espressione della sensibilità della cultura e della società del tempo[1]. La città assume per questo un ruolo di spicco nei confronti delle arti: non solo luogo privilegiato in cui le arti si esprimono e in cui se ne raccolgono le manifestazioni ma, più di tutto, spazio teorico e gerarchicamente sovraordinato, che si assume la funzione in grado di coordinarne, nel suo perimetro prospetticamente delimitato, le differenti manifestazioni, all'interno di un coerente sistema di interrelazioni formali che, trascendendo gli aspetti peculiari e particolari delle single manifestazioni, li attrae e li subordina nella sfera concettuale della città-stato[10][8]

[modifica] Città stato e signorie cittadine

Durante la seconda metà del Quattrocento si ebbero alcuni episodi di realizzazione di spazi urbani in cui, trasferendo su un piano progettuale i temi del dibattito teorico, l'organizzazione dello spazio era ispirata a esigenze di funzionalità e ordine razionale.

Le signorie cittadine dell'epoca, nell'ambizione di voler imitare le civiltà classiche, avevano desiderio di costruirsi delle città ideali. Elementi fondamentali per raggiungere tale obbiettivo furono l'apertura di nuove prospettive cittadine con realizzazioni, in forme regolari o rettilinee di strade, ponti, canali e piazze. La volontà signorile prese diverse direzioni, dalla progettazione di nuove città all'ampliamento di quelle esistenti, dall'abbellimento della città medievale fino alla sua trasformazione secondo un ordine diverso.[11]. Soprattutto nel XVI secolo, l'esigenza di trasformazione dello spazio urbano risentì delle tensioni politiche e militari che si addensarono sulla penisola e sull'intera Europa, favorendo l'esigenza di munire contro le armi nemiche le città già esistenti: in questo modo la nuova concezione della fortificazione finiva per riflettere la sua razionalità sull'organizzazione e sull'ordine dello spazio interno[11].

Non mancarono, a questo proposito, esempi di progettazioni di vere e proprie città militari. Fra queste un esempio significativo è la città-fortezza di Terra del Sole costruita ex-novo alla fine del '500 per volontà di Cosimo I de' Medici. Il culmine dell'architettura militare adattato alla fortificazione delle città può essere rintracciato nell'exploit architettonico della topologia stellata e radiocentrica di Palmanova.

[modifica] La Città Ideale dell'Anonimo fiorentino

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Città ideale (dipinto).

La Città Ideale, nell'opera di un ignoto artista fiorentino, esposto nella Galleria nazionale delle Marche, è il "luogo ideale" in cui la classicità "moderna" trova la "sua" rappresentazione e raggiunge il suo culmine. Il pittore (che alcuni identificano in Piero della Francesca o nella sua scuola, mentre altri optano per un'attribuzione a Leon Battista Alberti o a Luciano Laurana, secondo quanto descritto in calce allo stesso dipinto) ha voluto rappresentare il modello di assoluta perfezione della città rinascimentale, concepita come una "scacchiera" dove il pavimento delle strade, con l'intersecarsi di marmi policromi, riflette e amplifica la struttura della città in cui gli edifici, proprio come i pezzi di una scacchiera, sono ordinati e collocati a intervalli di spazio regolari e prestabiliti secondo canoni di assoluta perfezione. Inoltre gli edifici (che non devono assolutamente superare i 3 piani di altezza) sono disposti in maniera simmetrica e trasversale rispetto al centro della rappresentazione che culmina con una Rotonda, una particolare tipologia di edificio classico che, in quanto strutturalmente di forma circolare, vuole rappresentare (con l'iperbole della circonferenza del cerchio, figura da sempre ritenuta "perfetta" perché in sé chiusa e conchiusa) come il coronamento di un'opera che tutto racchiude all'interno di sé, lasciando un vuoto ideale ed universale al di fuori di sé. Si tratta di un caso classico di utopia.

[modifica] Esperienze

[modifica] Urbino
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Rinascimento urbinate e Palazzo Ducale di Urbino.
Chiostro e cortile d'onore del Palazzo Ducale.

La più ricordata tra le città esistenti ispirate ad un progetto ideale è Urbino, con il suo Palazzo Ducale, la cui grande e complessa concezione monumentale si risolveva, secondo la definizione di Baldassare Castiglione, nella concezione di una «città in forma di palazzo»[12]. Tale risultato si deve alla volontà del duca Federico da Montefeltro, di inclinazioni culturali umanistiche, che volle espandere verso il basso il castello del suo potente casato, fino a congiungerlo a un'altra costruzione che insisteva a un livello altimetrico inferiore. L'intervento, nella sua ampiezza e complessità, fu affidato nella seconda metà del Quattrocento all'architetto Luciano Laurana, uno di quella schiera di intellettuali e artisti di cui il colto duca di Urbino amava circondarsi, facendo convergere nella sua corte un vero e proprio cenacolo animato da figure di spicco come, oltre al già citato architetto, quelle di Piero della Francesca, Francesco Laurana, Leon Battista Alberti e Francesco di Giorgio Martini[12].

La complessa soluzione ideata da Luciano Laurana, poi continuata da Francesco di Giorgio Martini, lasciava spazio a una nuova monumentale piazza cittadina e a un cortile d'onore interno, dalla rigorosa scansione geometrica, circondato da un chiostro[12]. Alcuni elementi estetici di vaga impronta medievale (come gli slanciati torricini o la merlatura dell'originario progetto, poi smantellata da Girolamo Genga alla metà del secolo successivo) non travisano la matura razionalità di una concezione pienamente aderente alla sensibilità architettonica rinascimentale[12].

[modifica] Pienza
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Urbanistica di Pienza.

Altro esempio di città ideale è Pienza, in terra senese, nata dalla ristrutturazione del borgo di Corsignano (a poco più di 50km da Siena) per volere del papa Pio II Piccolomini che ne commissionò i lavori all'architetto Bernardo Rossellino, scolaro e collaboratore di Leon Battista Alberti. Inizialmente la ristrutturazione doveva riguardare solo la piazza centrale, ove si affacciano la cattedrale, la residenza del papa, la sede vescovile di Pienza e il Palazzo Pretorio, dove fu messo in atto un particolare accorgimento prospettico, a segnare la distanza dalla spontanea anarchia delle forme urbiche medievali, e la stretta adesione alla regolarità geometrica rinascimentale: la piazza ebbe forma di trapezio, in modo da bilanciare con un espediente architettonico la convergenza prospettica delle linee verso l'orizzonte, esaltando il risalto conferito alla fabbrica del Duomo cittadino[12].

L'intervento fu poi esteso al resto del borgo, fino a farne una perfetta residenza papale, improntata all'omogeneità della visione architettonica, in cui la scansione orizzontale del lastrico pavimentato sembra riflettersi sulla geometria regolare delle linee verticali dei prospetti dei palazzi, quasi assurgendo a modulo architettonico.[12]

La morte di Rossellino e di Pio II Piccolomini ha impedito la completa realizzazione del progetto, lasciando comunque a Pienza lo splendido palazzo Piccolomini con il suo loggiato da cui si può ammirare per molti chilometri la campagna toscana.

[modifica] Ferrara
Il paramento bugnato di Palazzo dei Diamanti, con l'originale e «imprevista» evidenziazione della parasta angolare e del balcone sporgente[13], presso il monumentale Quadrivio degli Angeli.
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Addizione Erculea e rinascimento ferrarese.

Un altro progetto da non tralasciare è quello realizzato dall'architetto Biagio Rossetti nel 1492 per Ferrara, prima città ad aver avuto un vero piano regolatore per opera degli Estensi. La città divenne in quel periodo un importante centro umanistico, ospitando alla corte estense i maggiori poeti italiani del Quattrocento e Cinquecento, Matteo Maria Boiardo, Ludovico Ariosto e Torquato Tasso, nonché i grandi pittori del tempo, tra i quali Tiziano, nella stagione del cosiddetto rinascimento ferrarese.

Rossetti esaminò i problemi della città padana e comprese la necessità di nuove cinte murarie e di un maggior numero di abitazioni per una popolazione in notevole crescita. Il suo progetto si basò sulla costruzione di una rete stradale sul modello delle città dell'antica Roma (due vie principali tra loro perpendicolari, parallelamente alle quali sarebbero state costruite tutte le altre: "città a scacchiera") e sull'inserimento degli edifici ducali e delle nuove mura. Ma per vari motivi (calo demografico, crisi economica, passaggio della città sotto il dominio della Chiesa) i lavori rimasero incompiuti. Tuttavia, l'intervento additivo di Rossetti, come dimostrato da Bruno Zevi[14] non può essere ricondotto a un'astratta e rigida applicazione di elaborazioni teoriche sul tema ideale, ma nasce da uno studio metodico dell'impianto medievale, del quale si riconosce implicitamente il valore[13]. In Rossetti, l'avvertita necessità di un ampliamento dello sviluppo urbano si accompagna all'esigenza consapevole di mettere in atto un'"azione rigeneratrice" dell'impianto precedente[15][13]. Con queste premesse l'architetto dà vita a una «spazialità urbana che [...] tiene conto di un'idea di spazio [...] [quale] poteva dedursi dall'opera dei grandi pittori ferraresi: Cosmè Tura, Francesco del Cossa, Ercole de' Roberti, [...] una spazialità indipendente da premesse prospettiche assolute [...] e in nessun modo omogenea o geometrizzata, anzi fatta di rapidi, sorprendenti passaggi di grandezze: contratte strettoie e spalancate aperture, fughe di linee e dilatarsi di atmosfere [...], scarti, deviazioni, direzioni plurime convergenti, divergenti, incrociate»[13]

[modifica] Acaya
Torrione del castello di Acaya, nella sistemazione di Gian Giacomo dell'Acaya

Acaya è un piccolo borgo in provincia di Lecce , lungo l'antichissima arteria che arrivava fino a Otranto. Chiamato Salapia e poi Segine in epoca messapica, venne integralmente ristrutturato, fortificato e riordinato urbanisticamente da Giangiacomo Dell'Acaya, un umanista versato nelle matematiche, che era ingegnere militare di Carlo V e feudatario di Acaya. Ultimati i lavori nell'anno 1535 ne cambiò anche il nome affinché, come scrisse nell'epigrafe sulla porta d'ingresso al paese, se piacerà a Dio, il nome dell'antica Acaya dalla quale giunsero i suoi avi possa essere rinnovato nelle terre salentine. Il paese presenta un impianto ortogonale con un cardo e un decumano. Di forma quadrata, il borgo è dotato del castello di Acaya, posto nell'angolo sud-ovest, sotto il quale è stata ritrovata evidenza archeologica di una chiesa di culto greco basiliano del IX secolo, con importanti icone affrescate.

Sono presenti tre piazze lungo la diagonale che va a nord-est per concludersi con il convento dei frati minori. Questi elementi architettonici e topografici definiscono i tre aspetti della vita sociale del tempo: l'aspetto militare, quello politico e la sfera religiosa.

[modifica] Terra del Sole
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Terra del Sole.
pianta settecentesca che evidenzia in carattere urbanistico di "città fortificata"
Veduta area della città fortezza attuale
« Terra del Sole può essere considerata con Palmanova come la più compiuta espressione della nuova modellistica urbana che si impone in Italia nel cinquecento, per diretta influenza delle teorizzazioni e delle concrete esperienze degli ingegneri militari »
(Enrico Guidoni, L'arte di progettare le città, pag. 123 Ed. Kappa 1992)

La decisione di costruire ex novo una città fortificata nell'enclave romagnola rientrava in una precisa politica di difesa dei confini del Granducato di Toscana. [16]

Nel quadro delle fortificazioni cosimiane, Terra del Sole ha tratti fortemente specifici. Fu pensata non solo come fortezza ma anche come minuscola “città”: simbolo, fin a partire dal nome, così evidentemente legato al mito solare ricorrente nell'ideologia del Principato e luogo concreto della sovranità ducale, eretto la dove questa aveva termine, nella pianura pontificia dominata da un centro cittadino ben più antico e più reale, quello di Forlì. e sintesi del granducato di Toscana in terra romagnola. [17]

Terra del Sole, secondo le intenzioni di Cosimo I de' Medici sarebbe dovuta diventare la nuova prestigiosa sede degli “uffizi” medicei nella Romagna Toscana, una struttura urbana che doveva assolvere a funzioni amministrative, giudiziarie, militari, religiose e commerciali.[18] Nell'ideare la costruzione del nuovo insediamento romagnolo, Cosimo I si avvalse della sua esperienza di soldato e di principe. Conosceva la storia dell'ingegneria militare, sapeva del castrum romano e apprezzava i modelli di fortezza bastionata, distingueva le strutture belliche studiate per le balestre e l'arma bianca da quelle dove la difesa e l'offesa si fondavano sull'artiglieria. Per questo, Baldassarre Lanci, Giovanni Camerini, Bernardo Buontalenti e Girolamo Genga, artisti e architetti di fiducia della Corte di Cosimo I, eseguirono gli ordini del principe.

A Terra del Sole le fortificazioni furono adeguate ai tempi, come fortificazione alla moderna, e alle nuove tecniche militari e ossidionale. Così come per le altre fortezze (San Piero a Sieve, Empoli, Cortona, Montecarlo ai confini della Repubblica di Lucca; Portoferraio nell'Isola d'Elba e Sasso di Simone nel Montefeltro) volute da Cosimo I de' Medici a difesa del Granducato di Toscana, invece di lunghe cortine e torri, si costruirono negli angoli quattro bastioni muniti di orecchioni al fine di proteggere, con le bocche da fuoco poste nelle cannoniere, le scarpe delle cortine costruite in terra battuta, armata con palificate, e rivestite di laterizio.[18]

Nel 1579 la nuova «terra» di Cosimo I fu eletta capitale della Provincia della Romagna Fiorentina e il primo Commissario di Terra del Sole, Antonio Dazzi, fece trasferire il Bargello, il Giudice e la Corte civile e criminale, il Cancelliere e il maestro di scuola dalla vicina Castrocaro. La fortezza fu disarmata nel 1772, e nel 1848 i "vecchi" poteri amministrativi vennero trasferiti nel nuovo circondario di Rocca San Casciano. Con Regio Decreto del 4 marzo 1923 [19] Terra del Sole, assieme agli altri Comuni della "Romagna-toscana", venne aggregata alla provincia di Forlì.

[modifica] Altri esempi

L'unico esempio di nuovo centro cittadino del Quattrocento razionalmente progettato, quello di Vigevano, 1493-1495, richiama uno spazio chiuso circondato da arcate. Nei primi anni del 1990, Todi fu definita città ideale (e la più vivibile del mondo) da uno studio dell'Università del Kentucky. Studi approfonditi hanno dimostrato una corrispondenza stretta tra l'affresco della città ideale e la piazza centrale di San Giovanni Valdarno. Anche il comune di San Lorenzo Nuovo, realizzato nel 1774 fu progettato dall'architetto Francesco Navone come una sorta di città ideale secondo i canoni urbanistici del tempo.

[modifica] Note

  1. ^ a b c Gillo Dorfles, Cristina Dalla Costa, Marcello Ragazzi, Storia dell'arte dalla Preistoria al Settecento, p. 167
  2. ^ a b Luigi Firpo, cit., p. 11.
  3. ^ Libro della Genesi, 11,1-9.
  4. ^ a b Hanno-Walter Kruft, Le città utopiche. La città ideale dal XV al XVIII secolo fra utopia e realtà, Laterza, 1990 (p. 6)
  5. ^ a b Hanno-Walter Kruft, Le città utopiche. La città ideale dal XV al XVIII secolo fra utopia e realtà, Laterza, 1990 (pp. 6-7)
  6. ^ Hanno-Walter Kruft, Le città utopiche. La città ideale dal XV al XVIII secolo fra utopia e realtà, Laterza, 1990 (p. 7)
  7. ^ Luigi Firpo, cit., p. 10.
  8. ^ a b c Gianni Carlo Sciolla, in Id. (a cura di), La città ideale nel Rinascimento, UTET, Torino, 1975, p. 33.
  9. ^ Gillo Dorfles, Cristina Dalla Costa, Marcello Ragazzi, Storia dell'arte dalla Preistoria al Settecento, p. 166
  10. ^ Giulio Carlo Argan e Maurizio Fagiolo dell'Arco, «Premessa all'arte italiana», in Storia d'Italia, Einaudi, 1972
  11. ^ a b Gillo Dorfles, Cristina Dalla Costa, Marcello Ragazzi, Storia dell'arte dalla Preistoria al Settecento, p. 168
  12. ^ a b c d e f Gillo Dorfles, Cristina Dalla Costa, Marcello Ragazzi, Storia dell'arte dalla Preistoria al Settecento, p. 169
  13. ^ a b c d Giulio Carlo Argan, Storia dell'arte italiana, II vol., p. 307, Sansoni editore, 1978
  14. ^ L'affermazione è di Giulio Carlo Argan, in Storia dell'arte italiana, II vol., Sansoni editore, 1978 (pag. 307)
  15. ^ Bruno Zevi, Storia e controstoria dell’architettura in Italia, Newton & Compton, 1997
  16. ^ Cosimo de Medici per consolidare il proprio potere territoriale attuò l’ammodernamento delle cinte murate delle città ducali, a cominciare dalla capitale, la creazione di una formidabile rete regionale di presidi fortificati, la costruzione di nuovi porti e piazzeforti nel Mediterraneo, come Portoferraio, la Cosmopolis dell’Elba, e la fondazione ex novo di città fortificate, come Terra del Sole-Eliopoli nella Romagna toscana. Per attuare questo ambizioso programma politico ed economico, Cosimo I si circondò di uomini ‘nuovi’, provvisti delle capacità tecniche, artistiche, scientifiche, amministrative, strategiche ed organizzative adeguate alle nuove esigenze.
  17. ^ Elena Fasano Guarini, la Provincia di Romagna nel Granducato di Toscana, Archivio toscano in Romagna - Inventario dell'Archivio storico di Castrocaro Terme e Terra del Sole, IBC E.R., ed. Analisi, Bologna 1989
  18. ^ a b Cronache Castellane, n. 162, anno 2006
  19. ^ regio decreto del 4 marzo 1923, n. 544, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 23 marzo 1923, n. 72. Le modificazioni nella circoscrizione dei comuni degli anni seguenti sono deliberate e descritte nel regio decreto 11 settembre 1925, n. 1651, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 2 ottobre 1925, n. 229; nel regio decreto 14 gennaio 1926, n. 76, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 22 gennaio 1926, n. 17; nel regio decreto 14 marzo 1926, n. 1220, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 27 marzo 1926, n. 72; nel regio decreto 17 febbraio 1927, n. 216, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale]] del 1 marzo 1927, n. 49

[modifica] Bibliografia

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