Crisi del debito sovrano europeo

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1leftarrow.pngVoce principale: Crisi economica del 2008-2014.

Prezzi dei Credit Default Swap di alcuni paesi europei da giugno 2010 a settembre 2011. l'asse y indica i punti: un livello pari a 1000 costa 1 milione di dollari di debito per 5 anni
Debito pubblico in percentuale del PIL (2010).
L'avanzo o disavanzo di Belgio, Grecia, Francia, Ungheria, Islanda, Italia, Portogallo, Spagna e Regno Unito in comparazione con l'Eurozona e gli Stati Uniti (2001-2011).

La crisi finanziaria globale ha causato un aumento vertiginoso del debito sovrano nelle economie avanzate. La preoccupazione crescente ha innescato vari dibattiti su come risolvere il problema. Nelle economie avanzate, in media, il rapporto debito/Pil è oggi vicino a livelli del 100 per cento, i più alti dal secondo dopoguerra, e sembra oltretutto destinato ad aumentare ulteriormente. L’aggiustamento fiscale richiesto è senza precedenti: serviranno molti anni per ridurre il debito e riportarlo a livelli accettabili.[1]

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Dal tardo 2009, crebbe, tra gli investitori, la paura riguardo a una crisi del debito degli stati europei, che si intensificò all'inizio del 2010 e successivamente. A lato di prestiti eccessivi, i governi hanno avuto problemi a finanziare ulteriori deficit di bilancio e servizi pubblici, in presenza di alti livello di debito. Tra i membri dell'Eurozona toccati dalla crisi vi sono Grecia, Irlanda, Italia, Spagna e Portogallo a cui si aggiungono anche alcuni paesi estranei all'eurozona.

La crisi è emersa soprattutto in paesi in cui il deficit di bilancio e i debiti sovrani sono cresciuti, con l'ampliamento dei differenziali di rendimento dei titoli (credit spread) e l'assicurazione di rischio sui credit default swap tra questi paesi e gli altri membri UE, per lo più la Germania.

Le preoccupazioni riguardo alla crescita del livello di debito dei governi hanno attraversato il mondo con un'ondata di declassamento del debito dei governi europei, con conseguente allarme nei mercati finanziari. Il 9 maggio 2010, i ministri dell'economia europei approvano il pacchetto di recupero di 750 miliardi di euro con l'obiettivo di assicurare la stabilità finanziaria in Europa creando il Fondo Europeo di stabilità finanziaria (European Financial Stability Facility, in sigla EFSF).

Nell'ottobre 2011, i primi ministri dell'eurozona si incontrano a Bruxelles accordandosi su un pacchetto di misure progettate per prevenire il collasso, per debiti, delle economie dei membri.

Ciò ha proposto di cancellare il 50% del debito greco di proprietà di creditori privati, incrementando il fondo EFSF di circa 1.000 miliardi di euro e richiedendo alle banche europee di raggiungere la capitalizzazione del 9%.

I 3 paesi più colpiti, Grecia, Irlanda e Portogallo, rappresentano insieme il 9% del PIL dell'eurozona.

Malgrado la crisi del debito in alcuni paesi dell'Eurozona, la moneta europea rimane stabile, mantenendo un potere di mercato leggermente migliore della moneta dei principali partner commerciali del blocco dell'euro rispetto all'inizio della crisi.

Stati con rapporto debito/PIL elevato[modifica | modifica sorgente]

Cipro[modifica | modifica sorgente]

Francia[modifica | modifica sorgente]

Grecia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Crisi economica della Grecia.

Irlanda[modifica | modifica sorgente]

Islanda (paese esterno all'eurozona)[modifica | modifica sorgente]

Italia[modifica | modifica sorgente]

Il disavanzo dell'Italia nel 2010 è del 4,6% del suo PIL, simile a quello tedesco del 4,3% e minore di quello di Regno Unito e Francia. L'Italia ha anche un avanzo primario, che esclude la necessità di contrarre nuovi debiti solo per pagare gli interessi dovuti su quelli già in essere. Comunque, il suo debito è salito a circa il 120% del PIL e la crescita economica è più bassa della media europea già da oltre un decennio. D'altra parte il debito pubblico italiano ha una scadenza residua media più lunga e una grande quota di esso è posseduta da residenti. Questo rende il paese più resistente a shock finanziari, classificandosi meglio di Francia e Belgio.

Ciò nonostante, gli investitori hanno iniziato a vedere i titoli di stato italiani sempre più rischiosi. Considerando che il debito pubblico italiano supera il 100% del PIL da circa vent'anni, e che aveva già superato il 120% negli anni 1994-1996,[2] gli investitori sembrano temere soprattutto il deterioramento dei conti con l'estero, in quanto il saldo del conto corrente della bilancia dei pagamenti ha fatto registrare un peggioramento, rispetto al PIL, analogo a quello che si ebbe nel 1992.[3][4]

Portogallo[modifica | modifica sorgente]

Spagna[modifica | modifica sorgente]

Impatto politico[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ lavoce.info http://archivio.lavoce.info/articoli/pagina1002655.html
  2. ^ ISTAT, Debito pubblico, PIL e rapporto debito/PIL in Italia.
  3. ^ Alberto Bagnai, Lo spettro del 1992 in www.lavoce.info, 26/7/2011.
  4. ^ Anche secondo uno studio della Deutsche Bank «sotto la superficie della crisi del debito pubblico nell'area euro e della crisi bancaria c'è una crisi della bilancia dei pagamenti causata da disallineamenti nei tassi di cambio interni reali» (Deutsche Bank Research, EU Monitor 88, 26/10/2011).

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