Evo Morales

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Evo Morales
Evo Morales in Ecuador.jpg

Presidente della Bolivia
In carica
Inizio mandato 22 gennaio 2006
Predecessore Eduardo Rodríguez

Dati generali
Partito politico Movimento per il Socialismo
« Bisogna pensare a modelli diversi di società rispetto al capitalismo. Non è accettabile che nel XXI secolo alcuni paesi e multinazionali continuino a provocare l'umanità e cerchino di conquistare l'egemonia sul pianeta. Sono arrivato alla conclusione che il capitalismo è il peggior nemico dell'umanità perché crea egoismo, individualismo, guerre mentre è interesse dell'umanità lottare per cambiare la situazione sociale ed ecologica del mondo. »
(Evo Morales[1])

Evo Morales, nome completo Juan Evo Morales Ayma (Orinoca, 26 ottobre 1959), è un sindacalista e politico boliviano.

È Presidente della Bolivia dal 22 gennaio 2006.

Da molti è considerato anche il primo presidente indigeno a guidare lo stato boliviano, o quest'area geografica[2], in oltre 500 anni dalla conquista spagnola, ed è quindi soprannominato anche el Indio. Questo avvenimento ha suscitato grande interesse ed aspettative - a cui ha contribuito anche l'abbigliamento informale negli incontri diplomatici con altri capi di stato, con il suo caratteristico maglione di alpaca a righe (la chompa), indossata in Bolivia e nel mondo.

Morales è il leader del movimento sindacale dei cocalero boliviani, una federazione di colonizzatori campesinos quechua e aymara coltivatori di coca che si oppongono agli sforzi, principalmente degli Stati Uniti, di sradicare le coltivazioni di coca nella provincia di Chapare, nella Bolivia centro-orientale. Morales è anche il fondatore e leader del partito politico boliviano Movimiento al Socialismo (MAS), il principale partito di governo.

Alle elezioni presidenziali del 2002 Morales ottenne attorno al 20% dei voti, subito dietro Gonzalo Sánchez de Lozada che divenne Presidente. Ciò nonostante questo risultato elettorale ebbe un forte impatto nel panorama politico boliviano. Morales attribuì buona parte di quel successo elettorale alle dichiarazioni fatte contro di lui dall'allora ambasciatore statunitense in Bolivia Manuel Rocha, affermando che aiutarono a «svegliare la coscienza della gente». Alle successive elezioni presidenziali del 2005, Morales e il suo partito ottennero la maggioranza assoluta dei voti (attorno al 54%), che lo portò all'elezione diretta come Presidente della Repubblica, incarico ricoperto fino al 2011.

Il 10 agosto del 2008 il popolo boliviano è tornato al voto per decidere se rifiutare o confermare il Presidente e il 67% di esso lo ha approvato. Il 6 dicembre del 2009 il popolo boliviano ha votato Evo Morales con un 63% di voti alle consultazioni presidenziali, permettendo inoltre al suo partito, il MAS, di conquistare 85 dei 130 deputati e 24 dei 36 senatori.

Secondo un rapporto riservato, reso pubblico nel 2010 da Wikileaks e scritto dall'ambasciatore statunitense Clifford Sobel, Evo Morales sarebbe gravemente malato di tumore ai seni paranasali. La notizia è stata smentita ufficialmente dal portavoce di Morales.[3]

Gli inizi[modifica | modifica sorgente]

Morales nacque da una famiglia indigena Aymara ad Orinoca, una città mineraria nel dipartimento di Oruro, sull'altopiano boliviano. Nei primi anni ottanta la sua famiglia, come molti abitanti indigeni degli altipiani che lavoravano nelle miniere, emigrò nei bassopiani tropicali nell'est della Bolivia. Si stabilirono nella provincia di Chapare, dove si dedicarono all'agricoltura, coltivazioni di coca incluse. Morales completò la sua istruzione superiore, e ha descritto la sua istruzione successiva come "l'università della vita", comprendendo in essa anche il servizio militare prestato all'età di 17 anni.

Durante le riforme economiche della metà degli anni ottanta molti minatori, espulsi dalle miniere dalle ristrutturazioni in atto, rafforzarono il processo di colonizzazione della provincia di Chapare, già da alcuni anni principale area di produzione di coca, contribuendo al crescente ruolo internazionale del paese nella produzione e nel contrabbando di cocaina.

Prima di diventare uno dei principali dirigenti del sindacato dei cocalero, Morales organizzò una squadra di calcio locale. Lavorò anche come musicista, suonando la tromba in una banda.

Come leader dei cocaleros, Morales fu eletto per la prima volta alla Camera dei deputati nel 1997, come rappresentante delle province di Chapare e di Carrasco, nel Dipartimento di Cochabamba. Ricevette il 70% dei voti in quel distretto, la percentuale più alta di voti dei 68 deputati che furono eletti direttamente in quella elezione.

Le elezioni del 2002[modifica | modifica sorgente]

Verso la fine del periodo presidenziale 1997-2002, in cui Morales era deputato, venne rimosso dal suo seggio nel Congresso Nazionale attraverso voto bilaterale dei partiti tradizionali, con il pretesto di un'accusa di terrorismo legata ad agitazioni contro la politica anti-droga del governo in carica. Alcuni affermano che gli Stati Uniti abbiano provocato la sua rimozione. [2]

Evo Morales (a destra) con José Bové, durante culturAmérica, in difesa di un'economia ragionevole: Francia, 2002.

Successivamente l'espulsione di Morales dal Congresso fu dichiarata incostituzionale. Morales presentò la sua candidatura per le successive elezioni presidenziali e congressuali, previste per il 27 giugno del 2002. Per le nuove elezioni il MAS, il partito di Morales, usò le sue limitate risorse per organizzare una campagna elettorale più simile alle tattiche tradizionali di propaganda in Bolivia, e distribuì gratuitamente su larga scala magliette, berretti, calendari, ecc. e usò pubblicità televisiva e manifesti. Una controversa pubblicità trasmessa in televisione mostrava una ragazza indigena che esortava le masse a votare in base alla loro coscienza, e non in base agli ordini dei loro capi. Il MAS restituì un modesto finanziamento ricevuto dallo Stato (meno di 200.000 dollari USA), che in Bolivia viene erogato ad ogni partito, in modo da poter condurre una campagna elettorale senza restrizioni.

Sfruttando il risentimento provocato dalla presenza statunitense in generale, e dall'ambasciatore statunitense in Bolivia Manuel Rocha in particolare, il MAS diffuse nelle città boliviane un manifesto che raffigurava una enorme fotografia di Morales. Al di sopra, in lettere enormi: "Boliviani: Voi decidete. Chi comanda? Rocha o la voce del popolo ?". Il manifesto ebbe un grande impatto, e se ne dovettero stampare centinaia di migliaia di copie più del previsto.

Nessuno dei candidati dei partiti principali accettò un dibattito con Morales, rifiutandosi di prendere in considerazione il MAS in quanto "partito minore" (nelle precedenti elezioni presidenziali aveva ottenuto attorno al 4% dei voti).[4] In giugno, Morales fece sapere che nemmeno lui era interessato a discussioni con loro: «La persona con cui voglio discutere è l'Ambasciatore Rocha: preferisco discutere con il padrone del circo, non con i clown».

Alcuni giorni prima delle elezioni, in un discorso in presenza del Presidente uscente, Jorge Quiroga, Rocha disse: «Desidero ricordare agli elettori boliviani che se voi eleggerete coloro che vogliono che la Bolivia ridiventi un grande esportatore di cocaina, questo metterà in pericolo il futuro dell'assistenza americana al paese».[5]

Contrariamente alle aspettative dell'ambasciatore USA, parte della popolazione, soprattutto nei Dipartimenti andini (dove è particolarmente consistente la popolazione indigena quechua aymara), votò per il MAS, dandogli una percentuale del 20,94%, solo un paio di punti meno del partito più votato, l'MNR. In seguito, Morales attribuì all'ambasciatore statunitense il successo del MAS: "Ogni dichiarazione che [Rocha] ha fatto contro di noi ci ha aiutati a crescere e a risvegliare la coscienza del popolo".[6]

Per il loro rifiuto di scendere a compromessi, Morales e il MAS furono esclusi dalla coalizione che scelse il nuovo Presidente Gonzalo Sánchez de Lozada; il MAS, guidato da Morales, entrò quindi al Congresso come il principale partito di opposizione.

Le elezioni del 2005 e l'Assemblea Costituente[modifica | modifica sorgente]

In conseguenza del crescente scontento popolare, e delle dimissioni forzate prima del presidente Sánchez de Lozada e del suo successore Carlos Mesa Gisbert, il Congresso e il nuovo Presidente provvisorio Eduardo Rodríguez Veltzé decisero di anticipare al dicembre 2005 le elezioni previste per il 2007. Le sollevazioni popolari avevano come fattore chiave la guida di Morales, specialmente dopo un periodo di quasi un anno di partecipazione non ufficiale al governo del Presidente Mesa. A una riunione di agricoltori che festeggiavano il decimo anniversario della fondazione del MAS nel marzo 2005, Morales dichiarò che «il MAS è pronto a governare la Bolivia», avendo «consolidato la sua posizione come [prima] forza politica del paese»; e ancora: «il problema non è più quello di vincere le elezioni, ma quello di sapere come governare il paese».[7]

In base ai primi sondaggi, Morales e il Movimiento al Socialismo (MAS) risultavano in una scomoda parità con le forze di centro e di destra, e con i leader delle maggioranze urbane Jorge Quiroga, del partito Podemos, e Samuel Doria Medina, con differenze di pochi punti percentuali. Alla data del 21 agosto, Morales aveva scelto il suo candidato alla vicepresidenza, Álvaro García Linera, un ideologo di sinistra, sociologo, matematico e analista politico, che aveva combattuto a fianco di Felipe Quispe nell'Ejército de Guerrilla Tupac Katari (EGTK).

Il 4 dicembre, Morales si era portato in vantaggio nei sondaggi con una percentuale intorno al 32%. Quiroga oscillava intorno al 27%, con Samuel Doria Medina che seguiva a meno del 15%. Tutti i partiti promettevano solidarietà nazionale, nazionalizzazione (in qualche forma) del settore degli idrocarburi e ricchezza per la popolazione.

Il 14 dicembre, il Wall Street Journal riferiva: «La maggior parte dei sondaggi attribuiscono al quarantaseienne Morales un vantaggio di circa il 34% rispetto al 29% del suo rivale più vicino, l'ex-presidente conservatore Jorge Quiroga». Poco dopo, più di 100.000 scrutatori furono nominati in preparazione delle elezioni fissate per il 18 dicembre.

Quasi subito dopo la fine delle votazioni furono resi noti gli exit poll, secondo cui Morales avrebbe ottenuto il 42-45% dei voti, contro il 33-37% di Quiroga. Quest'ultimo ammise la sconfitta poche ore più tardi.

Il 22 dicembre, il conteggio ufficiale dava a Morales il 53,899% dei voti, con il 98,697% delle schede scrutinate. Quindi per la scelta del nuovo Presidente boliviano non si rendeva necessario un voto del Congresso.

Il 2 luglio del 2006 si svolgevano le elezioni per l'assemblea costituente, una delle promesse elettorali di Morales. Il partito di governo, il MAS, otteneva la maggioranza assoluta dei seggi (poco più del 50% dei voti e 137 assembleisti su 255 in totale, oltre ad alcuni eletti con altre sigle). Gli eletti all'assemblea si insediavano nella città di Sucre il giorno della festa nazionale boliviana, il 6 agosto.

Il 10 dicembre 2007 l'assemblea costituente approvava la nuova Costituzione con il voto dei 2/3 dei presenti. Il 21 ottobre 2008 il parlamento boliviano votava, dopo un'estenuante trattativa tra il Mas e i gruppi dell'opposizione, la legge sul referendum costituzionale e alcune modifiche alla nuova Magna Carta.

Il 25 gennaio 2009 il corpo elettorale boliviano accettava con il 61,43% dei voti la nuova Costituzione, che impedisce qualsiasi privatizzazione delle materie prime della Nazione, permette la rielezione immediata del Capo dello Stato, concede il diritto ai popoli indios di avere e amministrare proprie leggi e limita a 5 000 ettari la proprietà della terra. Alcune province, però, davano la vittoria al no. Ciò bastava per far dire all'opposizione che si era verificato un pareggio.

Secondo l'opposizione boliviana il testo di convocazione alle urne per la costituente e accordi anteriori stabilivano che l'approvazione degli articoli e del nuovo testo costituzionale sarebbe stata a maggioranza di due terzi degli eletti (170),e quindi il partito di governo di Morales aveva imposto l'approvazione degli articoli e del nuovo testo della costituzione per maggioranza semplice, spostando tra le altre cose, la sede dell'assemblea dalla città di Sucre, sede della corte costituzionale, a Oruro.

In realtà la Costituzione Boliviana del 1967, modificata varie volte, stabiliva che la Magna Carta potesse essere modificata dai 2/3 dei parlamentari presenti. Perciò la procedura adottata dal Mas nell'approvazione della nuova Costituzione era perfettamente regolare. L'approvazione definitiva del nuovo testo costituzionale, perdipiu',passava attraverso la realizzazione di un referendum nazionale, non previsto dalla Costituzione del 1967, ma dalla legge sulla Assemblea Costituente. Nella seduta del 21 ottobre 2008 si stabiliva,inoltre, che le elezioni del Congresso anticipate si sarebbero tenute alla fine del 2009 e che Morales non si sarebbe presentato come candidato presidente nell'anno 2014.[8]

Politiche[modifica | modifica sorgente]

Morales ha così descritto i principi ispiratori del MAS:

« Il peggior nemico dell'umanità è il capitalismo statunitense. È esso che provoca sollevazioni come la nostra, una ribellione contro un sistema, contro un modello neoliberale, che è la rappresentazione di un capitalismo selvaggio. Se il mondo intero non riconosce questa realtà, che gli stati nazionali non si occupano nemmeno in misura minima di provvedere a salute, istruzione e nutrimento, allora ogni giorno i più fondamentali diritti umani sono violati. »

Ha anche dichiarato:[3]

« I principi ideologici dell'organizzazione, anti-imperialisti e contrari al neoliberismo, sono chiari e saldi, ma i suoi membri devono ancora trasformarli in una realtà programmatica. »

Morales ha sostenuto la creazione di un'assemblea costituente per trasformare il paese. Propone inoltre l'approvazione di una nuova legge sugli idrocarburi che garantisca il 50% dei relativi redditi alla Bolivia, ma il MAS si è mostrato incline alla completa nazionalizzazione del settore del gas e del petrolio. Morales ha assunto una posizione a mezza via: sostiene la nazionalizzazione delle aziende del gas naturale, ma anche la cooperazione con stranieri in questo settore.

Morales ha descritto la Zona di Libero Scambio delle Americhe, dominata dagli Stati Uniti, come «un accordo per legalizzare la colonizzazione delle Americhe», e ha sostenuto il desiderio del Presidente Venezuelano Hugo Chávez di formare un "Asse del Bene" tra Bolivia, Cuba e Venezuela, in contrasto con l'"Asse del Male" costituito da Washington e alleati.[4]

Morales ha espresso inoltre la sua ammirazione per Rigoberta Menchú, attivista indigena del Guatemala e vincitrice del Premio Nobel per la pace.

Nel marzo 2006, Morales annunciava a Santa Cruz che l'obiettivo del suo governo era l'aumento del 50% del salario minimo. Nel febbraio 2009 questa promessa veniva mantenuta e il salario minimo passava da 440 a 667 boliviani. In precedenza Morales dichiarava che avrebbe dovuto essere raddoppiato.[9] Tuttavia in Bolivia 6 lavoratori su 10 operano nell'economia informale, e ciò limita l'impatto di questo aumento.[10]

Nonostante le premesse e l'iniziale vasto appoggio popolare, nel settembre del 2006, a 8 mesi dall'inizio del suo mandato presidenziale, Morales ha dovuto affrontare una forte opposizione promossa dai comitati civici delle regioni orientali tropicali del paese (Santa Cruz, Beni, Pando e Tarija), regioni che rappresentano attualmente il motore economico del paese. Benché parte di questa opposizione sia mossa ed incentivata dal principale partito oppositore, Podemos, erede dei seguaci dell'ex presidente e generale golpista Banzer, e da riconosciuti impresari e mezzi di comunicazioni legati a posizioni della destra clericale, Morales sembra non aver saputo avvicinarsi sufficientemente ai ceti popolari camba e indigeni dei bassipiani tropicali, promuovendo una compagine di governo eccessivamente andinocentrica e fatta quasi esclusivamente di quechua e aymara.

Le organizzazioni degli indigeni dell'amazzonia e del chaco boliviano, più di 30 popoli, hanno denunciato per esempio che 1.500 borse di studio per corsi universitari in Venezuela siano state assegnate esclusivamente a quechua ed aymara. Inoltre il programma di governo, formulato nel "Plan Nacional de Desarrollo", sembra vittima del frequente comportamento che vede i nuovi governanti considerare tutte le riforme passate, le basi legislative, le esperienze anteriori, come inesistenti e quindi degne solo di essere riscritte totalmente, perdendo un importante patrimonio di conoscenze e di concertazione che, pur con alcuni limiti, anche governi anteriori avevano applicato, in particolare quello di Sanchez de Lozada durante la presidenza 1993-97, in cui vennero varate le leggi di partecipazione popolare, di riforma agraria INRA e forestale.

I contrasti sulle forme di approvazione degli articoli della nuova costituzione che l'assemblea costituente, insediatasi nell'agosto 2006, approvava il 10 dicembre 2007, poi confermata dal referendum del 25 gennaio 2009, in cui il partito di governo applicava la maggioranza semplice, come detto sopra, hanno acuito ulteriormente le accuse di egemonia e mancanza di dialogo e concertazione del governo di Morales. Alcuni sostengono che l'esperienza di governo di Morales potrebbe arenarsi di fronte ad un'abituale occupazione di potere senza reali benefici per la popolazione, parlando di scarsa competenza dei membri di governo, di alcuni episodi di corruzione, delle dimissioni di alcuni membri del governo, dell'apparente impantanamento della nazionalizzazione degli idrocarburi, di lottizzazione tradizionale di tutte le strutture dello Stato identica a quella dei governi precedenti, di riforme proposte su basi etniche prima che sociali, e di distribuzione equitativa delle risorse. Altri,invece, ritengono che Morales stia rispettando le promesse della campagna elettorale del 2005.

Accuse di populismo al governo Morales[modifica | modifica sorgente]

Il governo Morales viene accusato da più parti di realizzare una tipica politica populista, fatta di elargizioni di denaro pubblico alla popolazione, senza una reale politica di miglioramento o una modifica strutturale dei servizi. Tale politica populista è accompagnata da un'intensa campagna pubblicitaria sui media nazionali, pubblici e privati, in cui, per esempio, qualsiasi spot del governo viene seguito dalla foto di Morales e lo slogan "Evo cumple" (che potrebbe tradursi in Evo mantiene le promesse).

Un esempio di misura controversa attuata dal governo, secondo l'opposizione[senza fonte], è l'istituzione del bono Juancito Pinto, dedicato all'eroe bambino (che lasciò il tamburo per imbracciare il fucile) della guerra del Pacifico della seconda metà dell'Ottocento contro il Cile. Il "bono" è finalizzato a sostenere l'acquisto del materiale scolastico con 200 peso boliviani (equivalenti a 20 euro), dati ai genitori per ogni figlio che frequenta le scuole elementari (indipendentemente dalla quantità dei figli, del reddito e del tipo di scuola, pubblica o privata).

Paradossale in questa vicenda criticata anche dalla chiesa cattolica[senza fonte], è che il "bono" viene consegnato alla fine dell'anno scolastico, diminuendo l'efficacia del provvedimento vista la lunga sospensione natalizia del corso degli studi, e la scarsa propensione al risparmio della parte più disagiata della popolazione.

Secondo il Mas, però, se il bono fosse consegnato all'inizio dell'anno scolastico non darebbe la certezza della frequenza. In questo modo, invece, i contadini mandano i figli a scuola per poter ricevere alla fine del percorso scolastico annuale il premio in denaro. Il 20 dicembre 2008 il Presidente Morales dichiarava la Bolivia libera dall'analfabetismo, sradicato grazie al metodo cubano.

Per l'opposizione è controverso anche che la pensione di 200 boliviani mensili sia stata assegnata non più a 65, ma a 60 anni di età, dimenticando, però, che il popolo boliviano ha una vita media di 65 anni. La pensione, perciò, prima della vittoria di Morales, nella gran parte dei casi, non veniva goduta dai lavoratori, perché non vivevano abbastanza a lungo.

Secondo il quotidiano La Razón il 3 aprile 2009 il Presidente Morales con un decreto supremo approvava il bono para las madres y los niños. Questo bono consiste in 50 boliviani da consegnare alle puerpere che ogni volta si sottopongono a visite di controllo (fino a quattro), 120 boliviani se partoriscono in strutture mediche nazionali, 125 boliviani a ogni visita di controllo (una ogni due mesi) dei nati fino al secondo anno di vita.

Le nazionalizzazioni[modifica | modifica sorgente]

Nel 2005, a seguito delle proteste popolari e delle dimissioni del presidente Gonzalo Sánchez de Lozada, il Congresso boliviano approvò una legge sull'energia che aggiungeva al canone già esistente del 18% una tassa sulla produzione del 32%. Tale provvedimento obbligava le imprese a rinegoziare i propri contratti con lo Stato.

Nel 1º maggio 2006, il presidente Evo Morales emanò un decreto che imponeva la nazionalizzazione di tutte le riserve di gas naturale: «lo stato riprende la proprietà, il possesso e il totale e assoluto controllo» degli idrocarburi (la Bolivia possiede la seconda riserva più grande di gas naturale in Sud America dopo il Venezuela, 747,2 milioni di metri cubi); l'annuncio venne fatto coincidenza con la Festa del lavoro del primo maggio.

Morales mantenne quindi la sua promessa elettorale fatta durante le varie guerre del gas, quando dichiarò: «Non siamo un governo fatto di semplici promesse: realizziamo ciò che proponiamo e ciò che chiede la gente». Dopo aver ordinato all'esercito boliviano e ai tecnici della YPFB (la compagnia di stato), di occupare e prendere posizione negli impianti energetici, diede alle compagnie straniere un "periodo di transizione" di sei mesi per rinegoziare i contratti o venire espulse. Tuttavia, il presidente Morales assicurò che il processo di nazionalizzazione non avrebbe preso la forma di esproprio o di confisca. Il vice-presidente Alvaro Garcia affermò in un discorso nella piazza principale di La Paz che le entrate collegate al settore energetico sarebbero salite per l'anno successivo a 780 milioni di dollari, quasi sei volte di più rispetto al 2002.[11] Fra i 53 impianti soggetti al provvedimento vi sono quelli della brasiliana Petrobas, uno dei più grandi investitori in Bolivia, e che controlla il 14% delle riserve di gas del paese.[12] Il ministro dell'energia brasiliano, Silas Rondeau, reagì definendo la manovra come "ostile" e in contraddizione alle precedenti intese fra i due paesi.[13] La vicenda si è conclusa nel giugno 2007 con l'acquisto da parte dello Stato delle raffinerie Petrobras per 112 milioni di dollari.[8]

La Petrobas, la spagnola Repsol YPF, l'inglese BG Group e la francese Total sono le maggiori compagnie petrolifere presenti nel paese. Secondo l'agenzia Reuters, «Il provvedimento boliviano prende spunto da ciò che il presidente venezuelano Hugo Chávez, amico di Morales, fece nel quinto più grande paese esportatore mondiale di petrolio tramite imposizioni di contratti di trasferimento e aumenti reatroattivi delle tassazioni, condizioni accettate dalla maggior parte delle compagnie petrolifere». La YPFB pagherà le compagnie straniere per i loro servizi, offrendo loro il 50% circa del valore della produzione, anche se il provvedimento stabilisce che le compagnie operanti nei due giacimenti più abbondanti del paese otterranno soltanto il 18%.

Nel febbraio del 2007, il governo di Morales ha nazionalizzato la fonderia di Vinto, nell'altipiano boliviano, in mano alla multinazionale Svizzera Glencore. Lo Stato boliviano non pagherà alcun indennizzo alla multinazionale giacché l'industria metallurgica di Vinto era di costruzione e proprietà statale e venne ceduta, in base a contratti dichiarati illegali, durante il governo del presidente Banzer.

Lo scopo dichiarato della nazionalizzazione è usare la ricchezza costituita dagli idrocarburi per sostenere le politiche sociali: «Nel 2005 dagli idrocarburi allo Stato rimanevano solo 300 milioni di dollari. Adesso entrano 1.600 milioni di dollari, ridistribuiti tra le amministrazioni locali, le università e il tesoro. Il succo di questa esperienza è che le risorse naturali non devono mai essere privatizzate perché sono quelle che risolvono i problemi».[8]

Per molti analisiti, e soprattutto per una parte dell'opinione pubblica boliviana, la nazionalizzazione degli idrocarburi non ha dato i risultati attesi.[senza fonte]

I fatti,però, dicono che da quando gli idrocarburi sono stati nazionalizzati, 1º maggio 2006, lo Stato ha i soldi sufficienti per portare avanti le proposte fatte agli elettori nella campagna elettorale e non si ritrova pieno di debiti, cosa che accadeva puntualmente negli anni in cui la Bolivia seguiva i dettami del F.M.I.

L'impresa nazionale del petrolio, YPFB, ha cambiato 4 presidenti nei due anni di governo Morales [5]. Le esplorazioni e lo sfruttamento di nuovi campi di gas sono bloccati dalla mancanza di investimenti e di politiche adeguate. Si vedono in pericolo le possibilità di onorare i contratti di esportazione di gas con Brasile e Argentina, nonostante i prezzi di vendita del gas siano stati imposti dalla Bolivia e accettati dai due paesi. Il vicepresidente Garcia Linera ha chiesto ufficialmente a Petrobras di tornare ad investire nel paese, ma in Brasile esistono forti resistenze date l'opinione diffusa sulla scarsa sicurezza giuridica degli investimenti stranieri in Bolivia.

Il prezzo più caro lo pagano però le popolazioni locali. Vi sono stati momenti di assenza cronica di gas in bombole [6] (in Bolivia non esiste la distribuzione del gas con condotte a domicilio) per i cittadini boliviani. Il gasolio viene in parte importato, sovvenzionato dallo stato, dal Paraguay e Argentina: tra settembre e novembre del 2007 era quasi introvabile nel mercato legale interno.[14] L'antica capitale petrolifera della Bolivia, Camiri, nel dipartimento di Santa Cruz, ha più volte bloccato la strada che collega all'Argentina, reclamando una maggiore partecipazione nella gestione della politica idrocarburifera e una reale nazionalizzazione: il governo è ricorso anche all'intervento dell'esercito per sbloccare, senza successo, la strada.[15][16]

La questione cocaina[modifica | modifica sorgente]

L'approccio di Morales alla questione della cocaina è che il problema vada affrontato sul fronte del consumo, senza estirpare le piantagioni di coca: masticare foglie di coca è stata una tradizione per più di mille anni fra le popolazioni indigene dell'America Latina, fra cui le popolazioni Aymara e Quechua, che considerano le foglie di tale pianta come sacre.[senza fonte]. Il suo relativo basso effetto narcotico ha chiaramente sortito effetti benefici all'interno della società boliviana, permettendo ai molti poveri del paese di lavorare tutta la giornata, che può durare anche quindici o diciotto ore.

Tale affermazione è solo parzialmente vera. L'uso delle foglie di coca (Erythroxylon coca) è certamente molto antico e risale a un paio di millenni a.C. Trattandosi di una pianta tropicale il suo uso non era, come non è oggi, relegato solo alle popolazioni andine quechua e aymara che, evidentemente, dovevano procurarsela commerciando con le popolazioni delle aree tropicali. Le foglie di coca non erano quindi un bene di largo consumo[senza fonte]. Prova di ciò è che nemmeno in epoca incaica, quindi per un paio di secoli prima della conquista spagnola, in un momento di consolidamento territoriale che dava quasi unitarietà al settore occidentale del Sud America, le foglie di coca rimanevano di uso quasi esclusivo della teocrazia incaica[senza fonte].


C'è molto disaccordo tra l'amministrazione Morales e gli Stati Uniti per quanto riguarda le leggi antidroga e la cooperazione tra paesi in materia, ma i funzionari di entrambi i paesi hanno espresso il proposito di collaborare contro il traffico di droga: Sean McCormack, del Dipartimento di Stato americano, ha rinforzato il supporto alla politica antidroga boliviana, mentre Morales ha dichiarato «niente più cocaina, niente più traffico di droga, ma non niente più coca» poiché nella sua visione niente coca significherebbe anche niente più Quechuas e niente più Aymaras. [7]

Nonostante le dichiarazioni pubbliche di lotta alla cocaina, la riduzione dei controlli sul commercio di foglie di coca e il parziale blocco ai programmi di eradicazione volontarie delle coltivazioni (che sono cresciute tra l’80 e il 100% negli ultimi anni[quando?], da un minimo storico di circa 15 000 ettari, nel 2000, agli attuali 30 000, ancora distante però dai quasi cinquantamila ettari della metà degli anni ‘90) stanno riportando in auge la produzione e il commercio illegale di cocaina.

I laboratori di cristallizzazione non sono più localizzati in remote “estancias” nei bassipiani tropicali, ne’ nelle foreste vicine alle aree di produzione di coca, ma in luoghi nuovi, dove il trasporto delle sostanze chimiche usate per la fabbricazione è più agevole, senza o con scarsi controlli, e desta meno sospetti.

Nelle oramai ridotte foreste della provincia di Chapare (una delle due principali regioni di coltivazione di coca in Bolivia e dove Morales si è formato come dirigente dei coltivatori), foreste distrutte per far posto alle coltivazioni di coca o a coltivazioni lecite finanziate dai programmi di sviluppo alternativo, si procede eventualmente solo all’essiccamento e successivo sminuzzamento delle foglie o alla fabbricazione della pasta base di cocaina. Pasta base o foglie sminuzzate vengono poi trasportate, vista la scarsità dei controlli, fino ai laboratori di cristallizzazione in aree urbane o non tradizionalmente usate [8].

Ecco quindi i continui sequestri di cocaina nella città de El Alto [9], a 4.000 m s.l.m., quindi molto distante dalle terre tropicali dove si coltiva la coca, o nel secco bosco del chaco, nel parco nazionale Kaa-Iya [10], agli antipodi rispetto l’umidissima foresta tropicale in passato esistente nel Chapare.

Politica estera[modifica | modifica sorgente]

I viaggi diplomatici[modifica | modifica sorgente]

Morales e il Presidente brasiliano Lula

Dal 29 dicembre 2005, Evo Morales intraprese un viaggio diplomatico considerato "eccezionale" da parte dei media latino-americani. [11] Per due settimane, Morales visitò diverse nazioni alla ricerca di appoggi politici ed economici per il suo progetto di cambiamento della Bolivia. L'evento ha costituito una rottura con decenni di consuetudine, per cui la prima destinazione internazionale di un Presidente neo-eletto in Bolivia erano gli Stati Uniti.

L'agenda di viaggio di Morales dal 2005 al 2013

  • 30 dicembre 2005: Evo Morales visita Cuba dopo aver celebrato la sua affermazione democratica nella sua roccaforte, Orinoca. All'Avana, Morales viene ricevuto con il tappeto rosso e viene accolto con tutti gli onori dal presidente cubano Fidel Castro. Morales firma un trattato di cooperazione Cuba-Bolivia in cui Castro promette assistenza tecnica in Bolivia in ambiti come la salute e l'educazione. Durante il suo discorso, Morales descrive Castro e Chávez come «i comandanti delle forze di liberazione dell'America e del mondo».[12]
  • 3 gennaio 2006: Incontro con Hugo Chávez a Caracas. Chávez offre alla Bolivia 150000 barili di gasolio al mese per sostituire le importazioni correnti con altri paesi. La Bolivia pagherà con prodotti agricoli. [13]
  • 4 gennaio 2006: Il primo ministro spagnolo José Luis Rodríguez Zapatero riceve Morales nella Moncloa. Zapatero annuncia la cancellazione del debito boliviano con la Spagna, pari a 120 milioni di euro.
  • 5 gennaio 2006: Il re Juan Carlos riceve Morales nel palazzo della Zarzuela. I media spagnoli criticheranno poi Morales per aver indossato durante l'incontro un semplice maglione di lana di alpaca, decorato con colori e motivi amerindi. [14] Nello stesso momento José María Aznar annuncia che l'organizzazione FAES, di cui era presidente, osteggerà duramente Castro, Morales e Chávez. [15]
  • 6 gennaio 2006: Morales incontra il Presidente francese Jacques Chirac a Parigi. Chirac promette sostegno economico e politico fino a quando verranno garantiti e protetti gli investimenti francesi in Bolivia. [16] Nello stesso giorno Morales incontra il Ministro degli Esteri olandese Ben Bot che promette aiuti per un ammontare di 15 milioni di euro l'anno.
La vedova Cristina Fernández de Kirchner alle esequie del marito insieme all'amico di famiglia Diego Armando Maradona e al presidente boliviano Evo Morales
  • 9 gennaio 2006: Morales incontra Hu Jintao e il Ministro del Commercio cinese Bo Xilai. Morales invita gli imprenditori cinesi e il governo a investire in progetti di esplorazione ed estrazione del gas, e a partecipare alla costruzione di raffinerie di gas in Bolivia.[18]
  • 11 gennaio 2006: Morales incontra l'arcivescovo anglicano Desmond Tutu, che lo descrive come un uomo «dalla notevole umiltà e calore», e l'ex-Presidente F.W. de Klerk. [20]
  • 13 gennaio 2006: Morales visita il Brasile e incontra il Presidente Luiz Inácio Lula da Silva, definendolo «un compagno e un fratello». Morales e Lula concordano di lavorare insieme ad un programma di cooperazione e lotta contro la povertà.[21]
  • 8 marzo 2013: Morales partecipa, a Caracas, ai funerali dell'amico Hugo Chávez, deceduto il 6 marzo.

Controversia sull'aereo presidenziale e sul caso Snowden (2013)[modifica | modifica sorgente]

Nel 2013, l'aereo di Morales, al ritorno di un viaggio presidenziale in Russia è stato costretto ad un cambio di rotta a causa del mandato di cattura verso Edward Snowden, ex dipendente della CIA accusato di spionaggio e tradimento, che, rifugiatosi in Russia, si supponeva potesse aver chiesto asilo alla Bolivia salendo clandestinamente. Il 2 luglio 2013, il ministro degli Esteri della Bolivia, ha detto che tale deviazione dell'aereo presidenziale (FAB-001, un Dassault Falcon 900EX), a causa del rifiuto delle autorità portoghesi, francesi, italiane e spagnole di negare l'accesso al proprio spazio aereo, impedendo il rifornimento, ha messo la vita del presidente a rischio.[17] L'aereo di Morales sarebbe stato fatto fermare in Austria e perquisito, fatto inconsueto per un velivolo di un capo di stato, che gode di immunità diplomatica, ma questo fatto è stato smentito dalle autorità austriache.[18] La Francia si scusò per l'accaduto il giorno seguente.[19] I presidenti di Argentina, Ecuador, Suriname, Uruguay e Venezuela, alleati politici di Morales, hanno chiesto una spiegazione ufficiale della vicenda ai paesi coinvolti.[20]

Il passaggio dei poteri[modifica | modifica sorgente]

La cerimonia di insediamento di Evo Morales

Il 21 gennaio 2006, Morales partecipò ad una cerimonia spirituale indigena in un tempio situato su di una montagna del territorio tiahuanaco, dove fu incoronato come Apu Mallku, ossia "Capo Supremo" del popolo indigeno delle Ande e ricevette doni da molti rappresentanti dei popoli indigeni dalle varie zone dell'America Latina e del mondo. È stata la prima volta, dal tempo di Tupac Amaru, che un indigeno americano ha detenuto il potere reale.[21]

Il 22 gennaio Morales ricevette ufficialmente il potere nel corso di una cerimonia a La Paz, a cui parteciparono diversi Capi di Stato, tra cui il Presidente argentino Néstor Kirchner e quello venezuelano Hugo Chávez. Era presente e ha avuto un colloquio privato anche il Presidente cileno Ricardo Lagos, il cui paese aveva avuto in passato un lungo corso di conflitti diplomatici con la Bolivia.[22][senza fonte]

Morales ha descritto la sua presidenza come l'inizio di una nuova era, e la fine di 500 anni di colonialismo.[23]

Il maglione simbolico[modifica | modifica sorgente]

L'abbigliamento di Morales ha destato grande interesse dopo la sua scelta di farsi fotografare coi capi di stato del mondo in maglione a righe, tanto che ci si chiese se l'avrebbe indossato anche alla cerimonia di insediamento ufficiale, dove portò poi una camicia bianca senza cravatta (fatto comunque straordinario per l'America latina dei tempi moderni) ed una giacca nera, invece di un abito tradizionale.

Il maglione tradizionale indossato da Morales è di lana d'alpaca e si chiama chompa (parola da cui deriva l'inglese jumper); è un abito considerato elegante dagli indigeni boliviani, e fin dal suo viaggio diplomatico è diventato il suo simbolo ed è diventato di moda in tutta la Bolivia. La popolarità e l'apprezzamento del maglione ha portato molto a discutere sul suo significato, con alcuni che l'hanno considerato una protesta "metaforicamente tessuta delle necessità primarie insoddisfatte [della Bolivia]", e altri che l'hanno paragonato alla "tenuta dei sanculotti della Rivoluzione francese". Comunque, è anche stato ridicolizzato e la scelta di Morales – a quanto riportano alcuni giornali – ha «inorridito» vari giornalisti e cittadini spagnoli, molto tradizionali, secondo i quali un capo di stato è obbligato a seguire la moda occidentale.[24][25]

Calciatore[modifica | modifica sorgente]

Per la stagione calcistica 2014-2105 è stato tesserato dallo Sport Boys Warnes, squadra militante nella massima serie del campionato boliviano che gli ha affidato la maglia n° 10.[26]

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Onorificenze boliviane[modifica | modifica sorgente]

Gran Maestro dell'Ordine Nazionale del Condor delle Ande - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine Nazionale del Condor delle Ande
Gran Maestro dell'Ordine Nazionale di Simón Bolívar - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine Nazionale di Simón Bolívar

Onorificenze straniere[modifica | modifica sorgente]

Gran Croce dell'Ordine del Sole del Perù (Perù) - nastrino per uniforme ordinaria Gran Croce dell'Ordine del Sole del Perù (Perù)
Gran Collare dell'Ordine del Liberatore (Venezuela) - nastrino per uniforme ordinaria Gran Collare dell'Ordine del Liberatore (Venezuela)
Predecessore Presidente della Bolivia Successore Flag of Bolivia.svg
Eduardo Rodríguez Veltzé 2006 -

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ intervista nel film documentario A sud del confine di Oliver Stone
  2. ^ difatti gli altri governanti considerati di origine nativa, erano o sono in realtà meticci, ossia discendenti di indios ma anche di creoli e spagnoli
  3. ^ (EN) Carlos Valdez, Bolivia denies leaked cable that says Evo Morales had sinus tumor in Star Tribune, 30 settembre 2010.
  4. ^ Si tratta in un certo senso di un paradosso che si ripeterà all'inverso alle presidenziali del 2005, quando sarà Morales a non accettare di partecipare ai dibattiti.
  5. ^ [1]
  6. ^ Narco News: Luis Gómez series on Bolivia's 2002 election campaign
  7. ^ Noticias de Prensa Latina - Home
  8. ^ a b c Intervista a Gennaro Carotenuto, 25 giugno 2007.
  9. ^ Bolivia: Expectations for Wage Raise, Prensa Latina, 18 marzo 2006.
  10. ^ (FR) En Bolivie, le président Evo Morales promet une hausse de 50 % du salaire minimum, Le Monde, 21 marzo 2006.
  11. ^ Bolivia's military takes control of gas fields, Reuters, 2 maggio 2006. URL consultato il 2 maggio 2006.
  12. ^ Bolivia gas under state control, BBC News, 2 maggio 2006. URL consultato il 2 maggio 2006.
  13. ^ (PT) Ministro de Minas e Energia classifica decreto boliviano de "inamistoso", Folha de Sao Paulo, 2 maggio 2006. URL consultato il 2 maggio 2006.
  14. ^ http://www.eldeber.com.bo/2007/2007-10-29/vernotaaldia.php?id=071029111524
  15. ^ http://www.eldeber.com.bo/2008/2008-03-28/vernotaahora.php?id=080328105849
  16. ^ http://www.eldeber.com.bo/2008/2008-03-29/vernotaahora.php?id=080329001738
  17. ^ "Bolivia: Presidential plane forced to land after false rumors of Snowden onboard."
  18. ^ Non perquisito l'aereo di Morales
  19. ^ "France apologises to Bolivia over jet row."
  20. ^ "Bolivia Threatens U.S. Embassy Closing After Snowden Search."
  21. ^ Alberto Pasolini Zanelli, Il «cocalero» diventato presidente che piace tanto alla sinistra italiana, Il Giornale. URL consultato il 18 ottobre 2009.
  22. ^ Vedi Guerra del Pacifico.
  23. ^ Alessandro Grandi, Un indio al potere, PeaceReporter. URL consultato il 18 ottobre 2009.
  24. ^ BBC NEWS | Americas | 'Evo Fashion' arrives in Bolivia
  25. ^ Evo Morales’ Sweater » Counterpunch: Tells the Facts, Names the Names
  26. ^ La massima carica dello stato del Paese sudamericano è stata ingaggiata dallo Sport Boys per la prossima stagione. Il patron del club ha spiegato: "Sarà un fatto storico. Ha un buon tocco di palla e un ottimo tiro. Non serve che giochi 90 minuti" Repubblica.it

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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