Felis chaus

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Gatto della giungla[1]
Felis chaus
Stato di conservazione
Status iucn3.1 LC it.svg
Rischio minimo[2]
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Chordata
Classe Mammalia
Ordine Carnivora
Sottordine Feliformia
Famiglia Felidae
Sottofamiglia Felinae
Genere Felis
Specie F. chaus
Nomenclatura binomiale
Felis chaus
Schreber, 1777
Areale

Jungle Cat area.png

Il gatto della giungla (Felis chaus Schreber, 1777) è un felino di medie dimensioni, il più grande tra le specie attuali dei felini selvatici del genere Felis. Malgrado venga chiamato anche lince di palude, non è un parente stretto delle linci.

Data la vastità dell'areale e la consistenza delle sue popolazioni, in special modo di quelle indiane, Felis chaus, sulla Lista Rossa delle Specie in Pericolo della IUCN, viene classificato tra le specie a rischio minimo. La diminuzione delle popolazioni e la contrazione dell'areale, però, costituiscono un fattore di rischio in alcune aree, soprattutto in Egitto, nel Caucaso e nell'Asia sud-occidentale, centrale e sud-orientale[2].

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Un po' più grande del gatto domestico, il gatto della giungla misura 55-94 cm di lunghezza, ai quali si aggiungono i 20-31 cm di una coda relativamente breve, ed è alto alla spalla circa 36 cm. Il peso, a seconda della distribuzione geografica, varia tra i 3 e i 12 kg. I maschi sono leggermente più grandi delle femmine. La faccia è relativamente affusolata ed è munita di grandi orecchie rotonde. A causa delle lunghe zampe e della coda breve, oltre al fatto di avere un ciuffo di peli neri sulle orecchie, questo felino somiglia a una piccola lince (da cui il nome di «lince di palude»)[3].

A seconda delle sottospecie, il mantello varia dal grigio-giallastro al marrone-rossastro o al grigio-fulvo, ed è picchiettato di nero. Sul manto dei piccoli sono ben visibili delle strisce verticali che scompaiono negli adulti, nonostante possano rimanere alcuni segni scuri sulle zampe o sulla coda. Il muso è bianco e le regioni inferiori sono di colore più chiaro del resto del corpo[3].

La caratteristica più distintiva del gatto della giungla è la presenza di artigli delle stesse dimensioni sia sulle zampe anteriori che su quelle posteriori (diversamente, ad esempio, dal gatto domestico, in cui gli artigli delle zampe posteriori sono di norma più lunghi e robusti di quelli delle zampe anteriori). Questi consentono al felino di scendere facilmente dagli alberi anche con la testa rivolta verso il basso.

Distribuzione e habitat[modifica | modifica wikitesto]

Il gatto della giungla ha distribuzione pressoché orientale ed è diffuso in Egitto e in Asia occidentale e centrale, ma anche in Asia meridionale, Sri Lanka e Asia sud-orientale. In India questa specie è la più comune tra tutti i piccoli felini originari della regione[4].

Vive in savane, foreste secche tropicali e canneti lungo fiumi e laghi di pianura, ma, a dispetto del nome, non si trova nelle foreste pluviali. Nonostante sia un animale adattabile, tanto che si può trovare perfino nelle steppe più aride, predilige ambienti umidi con erbe alte e canneti in cui possa nascondersi. Non riesce a sopravvivere in regioni dal clima freddo e non si spinge nelle zone in cui le nevicate invernali sono frequenti[3]. È stato osservato dal livello del mare fino a 2400 m o forse più di altitudine, sull'Himalaya. Frequenta anche giungle e terreni aperti e viene spesso avvistato nei dintorni dei villaggi[5].

Nonostante in passato gli studiosi avessero ritenuto il gatto della giungla assente dalla penisola malese, a sud dell'istmo di Kra, la probabile esistenza di questa specie nella regione è stata registrata in una foresta altamente frammentata nello Stato malese del Selangor[6].

Sebbene la specie non sia mai stata addomesticata del tutto, un piccolo numero di gatti della giungla è stato trovato tra le mummie di gatto dell'Antico Egitto (quasi tutte appartenenti a gatti domestici), il che ha portato a ipotizzare che il gatto della giungla possa essere stato impiegato nel controllo delle popolazioni di roditori[3].

Sottospecie[modifica | modifica wikitesto]

Felis chaus affinis Gray, 1830.
Cranio di Felis chaus nilotica.

Quando Johann Anton Güldenstädt esplorò i confini meridionali dell'impero russo, nel 1768-1775, per ordine di Caterina II di Russia, fu il primo naturalista ad avvistare nel Caucaso un Kirmyschak[7]. Nella sua descrizione di 15 pagine, scritta in latino e pubblicata nel 1776, egli chiamò l'animale Chaus – un nome riconosciuto da tutti gli zoologi successivi[8] [9]. Oggi, la sottospecie di gatto della giungla che vive nel Caucaso viene ancora indicata con il nome scientifico Felis chaus chaus. Successivamente, soprattutto sulla base di variazioni nella morfologia esterna, sono state proposte altre sottospecie diffuse in Oriente e in Asia.

Le sottospecie riconosciute dall'Integrated Taxonomic Information System sono le seguenti:

Biologia[modifica | modifica wikitesto]

Gatto della giungla a Uttarakhand (India).

In natura il gatto della giungla ha abitudini solitarie. Trova riparo in tane abbandonate da altri animali, cavità degli alberi, cavità umide sotto le rocce delle paludi o tra la fitta vegetazione. Sebbene sia quasi sempre attivo di notte, ha abitudini meno notturne di molti altri felini e durante i mesi freddi può trascorrere molto tempo scaldandosi al sole. È stato stimato che nel corso di una sola notte può spostarsi per 3-6 km, ma probabilmente la distanza percorsa varia a seconda della disponibilità di prede. I territori vengono contrassegnati con spruzzi di urina e marcature odorose[3].

Tra i più frequenti nemici del gatto della giungla ricordiamo coccodrilli, orsi, lupi e altri felini più grandi, come le tigri. Diversamente dai gatti domestici, quando si sente minacciato il gatto della giungla emette una serie di vocalizzi prima di attaccare, producendo piccoli ruggiti. In alcuni casi salta addosso all'assalitore, ma di solito, quando il rivale è molto più grande di lui, si ritira. In alcuni casi registrati dei gatti della giungla hanno assalito esseri umani curiosi che penetravano all'interno del loro territorio, ma le conseguenze di questi attacchi non sono mai gravi; l'unico vero rischio è quello di contrarre infezioni attraverso i graffi.

Il gatto della giungla si nutre soprattutto di roditori, rane e uccelli. Talvolta può anche catturare pesci stando immerso nell'acqua, ma nella maggior parte dei casi si immerge per cancellare le tracce odorose che potrebbero segnalare alle prede la sua presenza (diversamente dai gatti domestici, che raggiungono lo stesso scopo attraverso il grooming). Vicino agli insediamenti umani va a caccia di polli e di anatre domestiche.

Come la maggior parte degli altri felini, caccia tendendo agguati alle sue prede utilizzando come copertura le canne palustri o l'erba alta. È un ottimo saltatore e talvolta cerca di catturare gli uccelli in volo. Sebbene possa correre fino a 32 km/h, solo raramente insegue le prede sfuggite alle sue imboscate[3].

Riproduzione[modifica | modifica wikitesto]

Durante la stagione degli amori i maschi emettono dei «latrati» simili a quelli prodotti da un grosso cane.

Le femmine raggiungono la maturità sessuale all'età di 11 mesi e danno alla luce da uno a sei piccoli, sebbene solo raramente ne nascano più di tre. La gestazione dura 63-66 giorni ed è piuttosto breve per un animale di questa stazza. Generalmente le nascite avvengono tra dicembre e giugno, a seconda del clima locale, ma talvolta le femmine possono partorire due volte nello stesso anno. Prima della nascita, la madre prepara un giaciglio in una tana abbandonata di un altro animale, nella cavità di un albero o tra la lettiera di un canneto[3].

Alla nascita i piccoli pesano 43-160 g; tendono ad essere più piccoli in natura che in cattività. Inizialmente ciechi e inetti, aprono gli occhi a dieci-tredici giorni e attorno ai tre mesi sono completamente svezzati. Di solito i maschi non partecipano all'allevamento dei piccoli, ma in cattività si sono dimostrati molto protettivi nei confronti dei figli, perfino più delle femmine o dei maschi di altre specie di felini. I piccoli iniziano a cacciare da soli verso i sei mesi e lasciano la madre dopo otto o nove mesi[3][11].

La speranza media di vita di un gatto della giungla in cattività è di dieci-dodici anni. In natura, tuttavia, alcuni esemplari hanno vissuto fino a venti anni.

Conservazione[modifica | modifica wikitesto]

Sebbene nella Lista Rossa delle Specie in Pericolo della IUCN il gatto della giungla venga classificato tra le specie a rischio minimo, alcune popolazioni di varie sottospecie sono in continua diminuzione in vari Paesi:

  • A partire dagli anni '60 la popolazione di gatto della giungla del Caucaso della regione ciscaspiana, lungo il Mar Caspio e sulla catena del Caucaso, è diminuita rapidamente. Oggi ne rimangono soltanto sparuti gruppetti. Nella Riserva Naturale di Astrakhan, nel delta del Volga, il gatto della giungla non è più stato avvistato dagli anni '80[12]. Questa sottospecie viene considerata in pericolo di estinzione e compare sui Libri Rossi di Federazione russa, Armenia, Azerbaigian e Georgia[13].
  • Negli anni '70 il gatto della giungla dell'Asia sud-orientale era ancora considerato il felino selvatico più comune nei pressi dei villaggi di alcune zone della Thailandia settentrionale e viveva in molte aree protette del Paese[14]. Dall'inizio degli anni '90, però, si incontra solo molto raramente ed ha subito un drastico declino a causa della caccia e della distruzione dell'habitat. Oggi, in Thailandia, viene classificato tra le specie in pericolo critico[15]. Un tempo, in Cambogia, Laos e Vietnam, i gatti della giungla erano molto diffusi nelle foreste secondarie, zone facilmente accessibili ai cacciatori e dove la pressione venatoria è oggi molto alta. A causa delle trappole e dei lacci sono divenuti rari un po' ovunque, rispetto ad altre specie simpatriche di piccoli felidi. Le loro pelli fanno occasionalmente la comparsa sui mercati di frontiera ed esemplari in vita, probabilmente provenienti dal Myanmar o dalla Cambogia, compaiono ogni tanto negli zoo thailandesi di Khao Khieo e Chiang Mai[16].
  • In Medio Oriente i gatti della giungla sono rari. In Giordania hanno subito moltissimo gli effetti dell'espansione delle aree agricole attorno al corso dei fiumi Yarmouk e Giordano, dove vengono cacciati e avvelenati dagli allevatori per i continui attacchi al pollame[10]. Anche in Afghanistan la specie viene considerata rara e in pericolo di estinzione[17].

Ibridi[modifica | modifica wikitesto]

In alcune condizioni questo felino può essere addomesticato. Gli allevatori sono stati in grado di far accoppiare i gatti della giungla con alcuni gatti domestici, dando vita ad ibridi come il chausie (gatto della giungla x gatto domestico) e il jungle bob (gatto della giungla x Pixie bob).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) D.E. Wilson e D.M. Reeder, Felis chaus in Mammal Species of the World. A Taxonomic and Geographic Reference, 3ª ed., Johns Hopkins University Press, 2005, ISBN 0-8018-8221-4.
  2. ^ a b (EN) Duckworth, J.W., Steinmetz, R., Sanderson, J. & Mukherjee, S. 2008, Felis chaus in IUCN Red List of Threatened Species, Versione 2014.2, IUCN, 2014.
  3. ^ a b c d e f g h Sunquist, Mel e Sunquist, Fiona, Wild cats of the World, Chicago, University of Chicago Press, 2002, pp. 60–66, ISBN 0-226-77999-8.
  4. ^ Mukherjee, S., Groves, C. (2007) Geographic variation in jungle cat (Felis chaus Schreber, 1777) (Mammalia, Carnivora, Felidae) body size: is competition responsible? Biological Journal of the Linnean Society 92: 163–172.
  5. ^ Blanford, W. T. (1888–91) The fauna of British India, including Ceylon and Burma. Volume I, Mammalia. Taylor and Francis, London.
  6. ^ Sanei A., Zakaria M. (2010) Possible first jungle cat record from Malaysia. Cat News 53: 13–14
  7. ^ Güldenstädt, J.A. (1787) Reisen durch Russland und im Caucasischen Gebürge. Russisch-Kayserliche Akademie der Wissenschaften, St. Petersburg. ("Russian Imperial Academy of Sciences, St. Petersburg") book preview
  8. ^ Güldenstädt, J.A. (1776) Chaus – Animal feli adfine descriptum. Commentarii Academiae Scientiarum Imperialis Petropolitanae, Vol 20, St. Petersburg. pp. 483
  9. ^ Sanderson, J. (2009) A Matter of Very Little Moment? The mystery of who first described the jungle cat. Feline Conservation Federation Volume 53, Issue 1 (January/February 2009): 12-18
  10. ^ a b Abu-Baker, M., Nassar, K., Rifai, L., Qarqaz, M., Al-Melhim, W., Amr, Z. (2003) On the current status and distribution of the Jungle Cat, Felis chaus, in Jordan (Mammalia: Carnivora). Zoology in the Middle East 30: 5–10
  11. ^ Schauenberg, P. (1979) La réproduction du chat des marais, Felis chaus (Güldenstadt, 1776). Mammalia 43(2): 215-223. preview of introduction, in french
  12. ^ Prisazhnyuk, B. E., Belousova, A. E. (2007) Красная Книга России: Кавкаэский Камышовый Кот Felis chaus (подвид chaus) online in Russian
  13. ^ IUCN. (2007) European Mammal Assessment. IUCN, Gland, Switzerland and Cambridge, UK.
  14. ^ Lekagul, B., McNeely, J.A. (1988) Mammals of Thailand. 2nd ed. Saha Karn Bhaet, Bangkok.
  15. ^ Lynam, A.J., Round, P., Brockelman, W.Y. (2006) Status of birds and large mammals of the Dong Phayayen-Khao Yai Forest Complex, Thailand. Biodiversity Research and Training Program and Wildlife Conservation Society, Bangkok, Thailand.
  16. ^ Duckworth, J.W., Poole, C.M., Tizard, R.J., Walston, J.L., Timmins, R.J. (2005) The Jungle Cat Felis chaus in Indochina: a threatened population of a widespread and adaptable species. Biodiversity and Conservation 14: 1263-1280
  17. ^ Habibi, K. (2003) Mammals of Afghanistan. Zoo Outreach Organisation with assistance from U.S. Fish and Wildlife Service, Coimbatore, India.

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