Mazurek Dąbrowskiego

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Lapide commemorativa della composizione dell'inno polacco di Józef Wybicki a Reggio Emilia nel luglio del 1797

Mazurek Dąbrowskiego (Mazurka di Dąbrowski) è il nome con cui è anche conosciuto il canto Pieśń Legionów Polskich we Włoszech (Canto delle legioni polacche in Italia), inno nazionale polacco.

[modifica] La storia

L'inno è stato scritto nel luglio del 1797 a Reggio Emilia, da Józef Wybicki, tenente dell'armata polacca del generale Jan Henryk Dąbrowski; questi, dal suo esilio di Parigi, aveva radunato pochi mesi prima un'armata di circa 1500 soldati, divisi in reparti di fanteria e cavalleria, con cui si unì a Napoleone nella Campagna d'Italia. Dal generale francese fu infatti promesso ai polacchi che la loro patria avrebbe riconquistato la libertà se essi avessero combattuto al suo fianco contro Russia, Austria e Prussia, che nel 1795 si erano spartiti il territorio polacco.

I reparti di Dąbrowski entrarono a Reggio Emilia da Porta San Pietro tra il 30 giugno ed il 2 luglio del 1797, per sedare le sommosse fomentate dagli aristocratici contro la neonata Repubblica Cispadana; è sull'onda delle celebrazioni per il successo della spedizione militare che il giovane tenente scrisse la mazurka, per celebrare il valore del comandante e cantare l'amore per la Patria lontana.

La prima esecuzione pubblica, in forma di serenata, avvenne per le strade di Reggio Emilia, sotto il palazzo vescovile dove erano alloggiati Dąbrowski ed i suoi ufficiali, nella notte tra il 10 e l'11 luglio 1797. Il canto è stato ufficialmente adottato dalla Polonia come inno nazionale nel 1926.

Le celebrazioni per il 200° anniversario della nascita dell'inno si sono svolte a Reggio Emilia il 5 luglio del 1997, alla presenza di alte autorità civili, militari e religiose polacche.

[modifica] Il testo

Il testo originale presenta solo lievi differenze rispetto all'attuale; si segnala ad esempio l'inversione delle strofe seconda e terza e di alcune parole nel ritornello. Si tratta di un inno dal testo semplice e fortemente patriottico, una chiamata alle armi come già nella Marsigliese (e più tardi, ad esempio, nell'inno di Mameli); rispetto all'inno francese esso però risulta meno cupo, forse più incentrato su un sentimento di speranza e sulle aspettative di libertà, piuttosto che su immagini crude e visioni evocatrici di violenze.

L'incipit dell'inno "Jeszcze Polska nie zginela" (La Polonia non è ancora scomparsa) si riferisce alla spartizione della nazione nel 1795 tra le tre potenze circostanti, mentre nel ritornello Marsz, marsz, Dąbrowski, z ziemi włoskiej do Polski (In marcia, Dąbrowski, dalla terra italiana alla Polonia) i militari incitano il loro generale a guidarli al più presto verso la Patria.


Testo dell'inno nazionale

1. Jeszcze Polska nie zginęła
Kiedy my żyjemy,
Co nam obca przemoc wzięła,
Szablą odbierzemy.

Marsz, marsz, Dąbrowski,
Z ziemi włoskiej do Polski
Za twoim przewodem,
Złączym się z narodem.

2. Przejdziem Wisłę,
Przejdziem Wartę,
Będziem Polakami,
Dał nam przykład Bonaparte,
Jak zwyciężać mamy.

(Rit.)

3. Jak Czarniecki do Poznania,
Po szwedzkim zaborze,
Dla ojczyzny ratowania,
Wrócim się przez morze.

(Rit.)

4. Mówi ojciec do swej Basi,
Cały zapłakany -
Słuchaj jeno, pono nasi
Biją w tarabany.

(Rit.)


Traduzione Italiana

La Polonia non è ancora scomparsa
finché noi viviamo
Quello che la forza nemica ci ha tolto
noi con la sciabola ci riprenderemo.

Marcia, marcia Dabrowski
dalla terra italiana alla Polonia
Sotto il tuo comando
ci uniremo al popolo!

Testo versione di Wybicki

Jeszcze Polska nie umarła,
kiedy my żyiemy.
Co nam obca moc wydarła,
szablą odbijemy.

Marsz, marsz, Dąbrowski
do Polski z ziemi włoski
za Twoim przewodem
złączem się z narodem.

Jak Czarnecki do Poznania
wracał się przez morze
dla oyczyzny ratowania
po Szwedzkim rozbiorze.

(Rit.)

Przeydziem Wisłę przeydziem Wartę
będziem Polakamy
dał nam przykład Bonaparte
iak zwyciężać mamy.

(Rit.)

Niemiec, Moskal nie osiędzie,
gdy iąwszy pałasza,
hasłem wszystkich zgoda będzie
y oyczyzna nasza.

(Rit.)

Już tam ociec do swey Basi
mówi zapłakany:
"słuchay jeno, pono nasi
biią w tarabany.

(Rit.)

Na to wszystkich iedne głosy:
"Dosyć tey niewoli
mamy Racławickie Kosy,
Kosciuszkę, Bóg pozwoli.

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