Mistretta
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| Mistretta | |||||||||
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| Stato: | |||||||||
| Regione: | |||||||||
| Provincia: | |||||||||
| Coordinate: | Coordinate: | ||||||||
| Altitudine: | 950 m s.l.m. | ||||||||
| Superficie: | 126 km² | ||||||||
| Abitanti: |
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| Densità: | 41 ab./km² | ||||||||
| Comuni contigui: | Capizzi, Caronia, Castel di Lucio, Cerami (EN), Motta d'Affermo, Nicosia (EN), Pettineo, Reitano, Santo Stefano di Camastra | ||||||||
| CAP: | 98073 | ||||||||
| Pref. telefonico: | 0921 | ||||||||
| Codice ISTAT: | 083052 | ||||||||
| Codice catasto: | F251 | ||||||||
| Class. climatica: | zona E, 2165 GG | ||||||||
| Nome abitanti: | mistrettesi | ||||||||
| Santo patrono: | San Sebastiano | ||||||||
| Giorno festivo: | 20 gennaio et 18 agosto | ||||||||
| Sito istituzionale | |||||||||
Mistretta (Mistritta in siciliano) è un comune di 5.144 abitanti[1] che si trova in provincia di Messina, nella Sicilia centrale, nel territorio del Parco dei Nebrodi.
[modifica] Geografia
La cittadina è sita su un colle a quasi 1000 metri sul livello del mare, nei boscosi monti Nebrodi, ricchi di selvaggina e famosi fin dall’antichità per il loro splendore.
La cittadina, detta anche la "Sella dei Nebrodi" per la particolare conformazione, si trova a metà strada tra Palermo e Messina e la statale 117 collega in 15 minuti Mistretta al mare (15 chilometri circa) creando un suggestivo binomio montagna-mare. Il panorama che si può ammirare dalle parti più alte del paese, infatti, è spettacolare: dai boscosi monti si scende con lo sguardo fino al mare, con sullo sfondo le Isole Eolie. Se a questo si aggiunge che durante l’inverno spesso il paese è ricoperto di neve, lo scenario cui si può assistere è davvero incantevole.
[modifica] Storia
[modifica] Origine
L’origine precisa di Mistretta si perde nella profonda notte dei secoli. Le leggende vogliono questa città fondata dai Ciclopi, antichi abitanti della Sicilia secondo la “Odissea”, alcuni storici affermano che è stata fondata dai Fenici, ma molto probabilmente le sue origini risalgono ai Sicani, primo popolo abitante della Sicilia insieme ai Siculi, come dimostrano le antiche costruzioni in pietra e gli oggetti di ceramica ritrovati nel territorio circostante alla città, molto simili a reperti di civiltà sicana ritrovati nell'Asia Minore.
In ogni caso, le origini di questa cittadina sono incerte e spesso la storia si confonde con il mito, tuttavia, intere generazioni di storici, a cominciare dalle prime documentazioni di età greca e romana, hanno cercato di risalire alla nascita di questa cittadina, sicuramente tra le più antiche della Sicilia. Chiaro, è l’origine semitica della nomenclatura, che sembrerebbe indicare, qualunque sia l’interpretazione che si vuol accettare, una presenza fenicia nella zona in cui sorge oggi l’attuale centro di Mistretta, infatti Astarte era una divinità fenicia e l’archeologia ci suggerisce la presenza di un tempio a lei dedicato.
[modifica] I Greci e i Romani
I Greci giunsero intorno al 700 a.C. sulla costa tirrenica siciliana e cominciarono ad insediarsi verso l’interno; si narra che un gruppo di questi, guidato da un condottiero detto Leukaspis, fu ben accolto a Mistretta, tanto che lo stesso condottiero fu venerato come un dio, come ci dimostra una moneta dell’epoca che raffigura il Leukaspis ed un tempio a lui dedicato nella città, sulle cui rovine probabilmente sorge la chiesa più grande del paese.
I greci a Mistretta divennero sempre più numerosi e la città venne “ellenizzata” pacificamente. Rapidamente la “polis sicula” s’ingrandì e si mantenne indipendente con un suo arconte, secondo le leggi greche. Presto si riempì di templi (su quello dedicato a Dioniso sorge attualmente la Chiesa di San Giovanni Battista), ginnasi, teatri, e c’era anche una necropoli sita nella pendice occidentale del monte del castello e un’altra sita nell’attuale territorio della "Villa allegra" all’ingresso della città, dove sono stati ritrovati vasi commemorativi, frantumi di marmo con iscrizioni funebri, ossa, cocci e altri reperti che ci segnalano l’antica presenza di una necropoli in quel luogo. Era presente a Mistretta anche una fortezza, di cui hanno parlato Polibio e Tucidide, che dominava la città. Le sue macerie sono riconoscibili nella campagna antistante il monte castello, presso cui scavi hanno portato alla luce reperti archeologici di grande valore storico.
Sullo sfondo delle Guerre Puniche, il centro ellenico fu posto son terribile assedio dai Romani e nel 258, i consoli Ottacilo e Valerio (console), dopo aver sconfitto molte tra le più importanti città sicule, assediarono Mistretta per ben due volte usando anche molte macchine belliche, come la catapulta, per far terminare l’aspra resistenza dei mistrettesi, si racconta che dopo sette mesi d’inutile assedio, i romani si ritirarono devastando vandalicamente le campagne. In seguito giunsero in Sicilia i consoli Attilio Calatino e Caio Sulpizio che per la terza volta assediarono la città, questa volta i mistrettesi, avendo avuto tutti i raccolti distrutti, impietositi dalle lacrime delle mogli e sconfortati dall’abbandono delle città di Noma e Alesa, città alleate, aprirono le porte della città ai romani che dichiararono di essere indulgenti, ma non fu così ed, infatti, su ordine di Aulo Attilio, la città fu devastata.
Silio Italico nelle sue "Storie" ci presenta Mistretta come un importantissimo centro che forniva ai romani oltre al grano anche soldati ben addestrati, per questo apparteneva alle città federate che godevano del privilegio di pagare le tasse solo in minima parte, compensano con uomini e frumento. Ed in effetti Mistretta acquista importanza con i Romani per la sua posizione dominante, divenendo punto di riferimento imprescindibile per chi viaggiava tra il cuore della Sicilia ed il Tirreno. Tracce storiche inerenti la città di Mistretta si trovano nelle "Verrine" di Cicerone in cui si narra dei soprusi commessi dal governatore Caio Verre in varie città siciliane, tra le quali proprio Mistretta sfruttata per l’enorme produzione di grano e per la ricchezza del centro abitato. Fu poi con Cesare Augusto che Mistretta, come moltissimi centri importanti, per vari motivi, iniziò ad impoverirsi e di questa città non si hanno più tracce storiche fino all’epoca imperiale, quando la popolazione riprese ad aumentare e a progredire nella pastorizia, nell’agricoltura e nel commercio.
Dopo la caduta dell’impero, Mistretta divenne preda dei Vandali, poi dei Goti ed infine fu assoggettata dai bizantini che conquistarono l’intera Sicilia nel 535 d.C. In questo periodo, Mistretta dovette sostenere una forte fiscalizzazione e il suo territorio fu sottoposto a ruberie e saccheggi, ma si arricchì ulteriormente di opere d’arte.
[modifica] Il Medioevo
A Mistretta è giunta anche la dominazione araba. Gli Arabi dominarono il paese tra l’827 e il 1070 e costruirono il Castello nel punto più alto della città. Dopo il periodo bizantino, la conquista musulmana rappresentò la premessa per una nuova fioritura per i mistrettesi, infatti, i nuovi venuti, guidati da Ibrahim Ibn Ahamed, erano mercanti e coltivatori e volevano valorizzare gli splendidi territori ereditati dai loro predecessori. Dal punto di vista religioso, non vi fu una forte penetrazione della cultura araba, ma per quanto riguarda gli aspetti sociali e politici e l’introduzione di nuove tecniche costruttive in edilizia o l’introduzione di nuove colture e tecniche di coltivazione, la presenza araba ha arricchito ulteriormente la cittadina mistrettese. Alla dominazione araba successe quella normanna durante la quale il castello fu ampliato ed abbellito.
Il re normanno Ruggero d'Altavilla, nel 1101, donò Mistretta con le sue chiese, i suoi splendori e con tutto il suo territorio al fratello Roberto, Abate della Santissima Trinità in Mileto Calabro e dall’atto di donazione si possono ricavare notizie storiche sul paese che in quel periodo si stava ampliando lungo le falde del monte su cui sorgeva il castello arabo-normanno ed entro le mura di difesa di cui resti sono visibili nel Vico Torrione e lungo la Strada Numea dove si apre la Porta Palermo, una delle due antiche porte della città. Oltre all’insediamento urbano circondato dalle mura, vi erano numerosi "bagli", aggregati sociali e produttivi circondati da orti, ed è proprio dagli antichi "bagli" che hanno avuto origine i quartieri medioevali di Mistretta ricalcati ancora oggi nell’attuale tessuto urbano del centro storico. Il castello è più volte al centro di operazioni militari, come nel 1082, quando Giordano, figlio illegittimo di Ruggero, approfittando dell'assenza del padre recatosi nelle Calabrie, tenta con la complicità dei suoi cortigiani di usurpare il potere, insediandosi stabilmente al governo della Sicilia, o ai tempi di Guglielmo il Malo, quando Matteo Bonello, ricevuta nel 1160 l'investitura della città, si fa promotore di una cospirazione contro il monarca, che diede i risultati sperati (ebbe come unico effetto l'uccisione del ministro Maione di Bari).
La città fu insignita da Federico II di Svevia del titolo di "Città imperiale" e fu successivamente infeudata a Federico d'Antiochia e quindi a suo figlio Corrado. Fu in questo periodo che nacque l'attuale stemma della città raffigurante un'aquila, simbolo di potenza (essendo una città imperiale), ed una croce, simbolo di redenzione (era finita la dominazione araba). Con i Normanni, i grandi latifondi, smembrati dagli Arabi, si ricostituirono e si rafforzò ancora di più il baronaggio.
Finita la dominazione normanna, vi fu l'occupazione angioina che fu una vera e propria dominazione militare. Carlo I d'Angiò importò in Sicilia un feudalesimo arcaico danneggiando l'economia di molti importanti centri, tra cui Mistretta che fondava la sua prosperità sull'agricoltura e sul commercio, data la sua posizione geograficamente strategica. Impoverita e sfruttata dai francesi che distrussero anche i feudi normanni accorpandoli in grandi latifondi gestiti da signori angioini senza scrupoli e sottoposta ad infamie, ruberie e a forti prelievi fiscali, la città di Mistretta insorse e, nel 1282, i cittadini di Mistretta si unirono alla rivolta dei "Vespri Siciliani". Per il gran contributo apportato nella lotta contro i francesi, la città fu inserita tra quelle demaniali ed accolta nel Parlamento del Regno di Sicilia con capitale Palermo, sotto gli Aragonesi. Durante la dominazione aragonese, furono le baronie locali a dominare su Mistretta.
[modifica] Dal medioevo al Seicento
Nel 1447, re Alfonso, sancì la demanialità di Mistretta ed i suoi Casali e, nel consentire al ceto artigiano di entrare a far parte del governo della città, creò i presupposti affinché, nel XVI secolo, la città si arricchisse di numerosi monumenti religiosi e civili.
Notevoli testimonianze del Cinquecento, fase storica di splendore per Mistretta, ci sono date dalla magnificenza dei lavori con i quali gli scalpellini del paese arricchirono la Chiesa Madre, aggiungendoli ai raffinatissimi interventi dei Gagini. Di questo periodo è pure la fondazione dell’Ospedale e la "Casa dei Pellegrini", edifici ancora oggi esistenti con le loro originarie caratteristiche. La città, tuttavia, mentre si arricchiva di arte (il barocco, le chiese, i palazzi, tele, sculture, ...), subiva la stessa sorte del resto della Sicilia, la perdita del peso politico, dominata dai re di Castiglia.
[modifica] Mistretta dal Settecento ad oggi
Il Settecento fu anch’esso periodo di benessere per i mistrettesi, per la crescita economica dovuta all’esportazione di prodotti agricoli ed allo sfruttamento dei boschi comunali. Mistretta diviene quindi importante centro commerciale e sede d’uffici e magazzini che consentivano una efficiente lavorazione e commercializzazione dei prodotti. A questa ricchezza corrisponde l’affermarsi di una ricca borghesia che, grazie alle proprie commesse, consentì il fiorire di una serie di attività artigianali per la lavorazione del ferro e del legno. Questa ricca classe sociale provvide a far edificare palazzi signorili e urbanizzò l’area di proprietà della Chiesa di Santa Caterina d'Alessandria ai confini del bosco che sovrasta la cittadina.
Nel 1713 (Trattato di Utrecht), la Spagna cedette i suoi possedimenti in Italia all’Austria, ma il principe Vittorio Amedeo di Savoia cui spettava la Sicilia la barattò in cambio della Sardegna e l’isola passò a Carlo VII del Sacro Romano Impero e più tardi a Carlo III di Borbone; per i mistrettesi e tutti i siciliani iniziava la dominazione borbonica.
Sotto i Borboni, Mistretta divenne totalmente gestita dai baroni locali, dato il mal governo e l’incuria dei sovrani borbonici. La borghesia locale si preoccupò di abbellire a ampliare la città e durante l’Ottocento furono costruiti palazzi, fu messo in opera un poderoso riassetto urbanistico, furono abbellite le chiese con numerose opere d’arte, fu aperta la biblioteca comunale. La città riacquistò così l’antica importanza e divenne il punto di riferimento commerciale e culturale per tutti i centri vicini.
Il regime poliziesco di Ferdinando II ed il malcontento diffusosi a Mistretta presso la nascente classe media costituita da professionisti, artigiani e massari, fecero sì che la cittadina mistrettese fosse tra le prime ad insorgere contro i borboni dopo Palermo nel 1860, contribuendo alla causa dell’unità d'Italia. Successivamente Mistretta subì le vicende di tutta la Sicilia nell’Italia post-unitaria fino ai giorni nostri.
All’inizio del ‘900, infatti, la Sicilia aveva quasi del tutto consumato l’immagine forte che il secolo appena concluso le aveva permesso di costruire e consegnare, la sua storia regionale superava in varietà e prestigio quella delle altre regioni. Mistretta, come molte altre città sicule in quel periodo, aveva raggiunto l'apice del suo splendore economico, artigianale, artistico e culturale, ma dietro ai palazzi nobiliari, ai circoli culturali, alle fiere, alle feste di paese, si nascondevano le sorti infauste che hanno segnato le vicende di numerose cittadine della Sicilia.
La cittadina ha seguito il destino di gran parte dei centri di montagna siciliani nel Novecento, ha subito i colpi inferti dalla disoccupazione fino allo spopolamento per emigrazione (dai 20.000 abitanti dell’Ottocento, oggi sono poco più di 5.000), subisce la fuga dei più giovani che per motivi di studio o per cercare nuove opportunità lasciano il centro nebroideo, vede scomparire ogni giorno parte del suo patrimonio artistico-culturale sotto i colpi inferti dalla negligenza e dal vandalismo.
Mistretta fu uno dei primi comuni siciliani ad avere l'energia elettrica e oggi nel suo comune ci sono un Tribunale, l’Ospedale, la Caserma dei carabinieri, un carcere, due licei (classico e scientifico), l’Asl e sono presenti numerose strutture e servizi che non si giustificherebbero in un piccolo centro montano se non ricorrendo alla sua millenaria storia. Degli antichi fasti e della grandezza di un tempo rimangono tracce tangibili nelle 22 chiese ancora tutte attive e ricche d’opere d’arte di valore inestimabile, nei palazzi e nei monumenti. L'insesorabile scorrere del tempo, tuttavia, ogni giorno porta via qualche piccolo tassello di questo antico e storico puzzle.
[modifica] Monumenti e arte
Mistretta ha un enorme patrimonio artistico. Di seguito sono elencati alcuni dei luoghi di maggior interesse.
[modifica] Porta Palermo
Nel Settecento le mura della città avevano perso la loro funzione difensiva e anche le maestose porte della città costruite con la dura pietra locale non venivano più sorvegliate.
Le prime notizie certe sull’esistenza di porte a Mistretta risalgono al 1475 perché vengono menzionate in alcuni documenti dell'epoca, ma da altri documenti successivi sappiamo che avevano perso la loro funzione principale, tanto che nel 1771 venne concessa al Barone Giaconia l’autorizzazione a costruire sulle mura. Il Barone costruì sulla porta da cui partiva la strada che conduceva a Palermo rafforzandone i contrafforti, trasformando così la maestosa porta in una struttura portante dei suoi palazzi.
Oggi passando attraverso la porta che sorregge i palazzi del Settecento si accede alla ripida "Via Porta Palermo" che s’immette nel cuore del centro storico creando uno scorcio unico nel suo genere.
[modifica] Fontana San Vincenzo
Adiacente alla chiesa di San Vincenzo nello spiazzale denominato "Largo Progresso", nel 1875 fu costruita una fontana in pietra, dal mastro scalpellino Vincenzo Arcieri, il quale appaltò i lavori di costruzione dell’acquedotto. Dalla fontana oggi non sgorga più acqua, ma è possibile ammirare il mirabile lavoro realizzato dall'artigiano mistrettese.
[modifica] Fontana Palo
La città di Mistretta essendo in montagna è ricca di acqua che sgorga in molte fontane oltre che confluire nell'acquedotto comunale. Nel quartiere "Palo" chiamato così perché nel "Largo Buonconsiglio" durante il Seicento venivano "messi al palo", cioè impiccati i dissidenti, vi è una maestosa fontana.
Questa fontana venne costruita nel 1860 dai maestri scalpellini locali e dai fratelli Pellegrino. Oggi si alimenta tramite l'acquedotto comunale, ma in passato era e collegata attraverso un sistema idraulico alle sorgenti dette "Virdicanne".
[modifica] Fontana del SS. Rosario
Vicino la chiesa del SS. Rosario, definito e pavimentato tra il 1868 e il 1870 in seguito ad un riassetto urbanistico della città, vi era una fontana in pietra, eseguita dagli scalpellini Giaimo e Cannata riutilizzando pezzi provenienti dalla "Fontana del Fruscio", prima sita nella P.zza Vittorio Veneto.
La fontana negli anni sessanta fu spostata di qualche centinaio di metri per facilitare il percorso delle macchine che diventavano sempre più numerose.
[modifica] La Villa Garibaldi
Nel 1873, il terreno antistante al monastero dei Padri Cappuccini trasformato in carcere, divenne di proprietà del comune che ne delimitò il perimetro con mura di cinta in pietra ed inferriate in ferro battuto. La Villa Fu dedicata a Garibaldi e a suo ricordo venne collocato un busto marmoreo raffigurante la sua immagine, scolpito dall'artista mistrettese Noè Marullo.
La "Villa Garibaldi" s’ispira allo stile italiano che deriva dal modello del giardino medievale, circondato da alte siepi di disegno geometrico. Il comune acquistò a Palermo numerose piante, anche rare e particolari, che andarono ad affiancare quelle già presenti sul posto e curate dai frati. Vi sono anche alberi secolari che imponenti spiccano in questa oasi di verde nel cuore della cittadina.
[modifica] La chiesa Madre (S. Lucia)
La chiesa Madre non è datata con precisione, le prime notizie scritte su di essa risalgono al 1170, anno in cui il Vescovo di Cefalù la donò con tutti i suoi arredi e patrimoni ad un canonico della sua Cattedrale. Della struttura normanna, orientata ad est, e del suo arredo, non è rimasto nulla e non ci sono documenti attraverso cui potervi risalire.
Nel XVII secolo venne ampliata con l’innalzamento dell’abside e del transetto e la costruzione del tiburio ottagonale rivestito di maioliche verdi cristalline. Nel 1552, Antonino Gagini scolpì una serie di opere tra cui L’Annunciazione, il Risorto tra i SS. Pietro e Paolo, gli Apostoli nella predella. Nel 1521, fu edificata la possente torre campanaria e nel 1561 Fazio Gagini realizzò la statua marmorea di S. Lucia. Un ulteriore ampliamento della chiesa si ebbe nel corso del XVII secolo e riguardò l’edificazione del transetto, con la cupola poligonale e le due cappelle mariane simmetriche (Madonna dei Miracoli e Santa Maria Odigitria) e della nuova zona absidale, ad ovest, su un arco, con il presbiterio, il coro e le due cappelle laterali del SS. Sacramento e di S. Lucia.
Al periodo contemporaneo risalgono l’apertura del ricchissimo portale principale e di quello meridionale, entrambi realizzati in pietra arenaria e da scalpellini locali, oltre che la commissione e realizzazione di opere d’arte figurativa e decorativa ad opera di maestranze locali (pietra e legno), palermitane (Marmi e argenti), dei centri vicini (tele stucchi ed affreschi. Ad un ulteriore ampliamento seguì la nuova dedicazione (1775), e l’erezione a parrocchia nel 1790.
Recentemente la chiesa è stata sottoposta ad un restauro che ha portato ala luce parte degli sfarzi che il tempo aveva nascosto.
[modifica] Chiesa della SS. Trinità o San Vincenzo
La chiesa della SS. Trinità, d’origine normanna, è da tutti erroneamente chiamata chiesa di S. Vincenzo poiché al suo interno si venera il Santo.
Nel 1101 venne donata dal conte Ruggero all’Abbazia della SS. Trinità di Mileto, in Calabria. Il prospetto attuale del XVII secolo raffigurante la SS. Trinità con tre figure umane uguali, è affiancato da due agili campanili culminanti a guglie coniche rivestite di tessere policrome in ceramica. In seguito di modifiche apportate nel 1661 la chiesa venne ampliata e ridotta a pianta quasi ellittica e arricchita di altari.
Nei primi del Novecento sul frontone della chiesa fu inserita la statua dell’Angelo nella bara scolpita da Noè Marullo.
[modifica] Chiesa del SS. Salvatore
È una piccola chiesa ad una navata, che non è possibile datare, molto probabilmente è di epoca bizantina come dimostrerebbe l'affresco raffigurante il Cristo Pantokratore datato dopo un recente restauro al Duecento.In questo piccolo luogo di culto,si pratica una singolare pratica rligiosa: 24 ore al gorno,365 ( o 366!)giorni l'anno,almeno un fedele, a turno, esprime la propria devozione per il suddetto Cristo.
[modifica] Chiesa di San Francesco d'Assisi
La chiesa di S. Francesco d'Assisi era inglobata nel convento delle Benedettine, che vi dimorarono fino al 1569, quando lo cedettero ai Padri Cappuccini trasferendosi nel nuovo convento di S. Maria del Soccorso.
Fu solo nel 1604 che i Cappuccini ampliarono l’attuale chiesa, costituita da un’unica navata ricca di sculture lignee e dipinti. Tra le opere più interessanti conservate in questa chiesa ricordiamo la Pala della Madonna degli Angeli di Scipione Pulzone del 1588, l’Altare Maggiore ligneo del Sac. Biffarella del 1742, la Sacra Famiglia con Sant’Anna ed Angeli di Antonio Catalano del 1599, la Deposizione (XVI sec) attribuita ad Antonello de Saliba e un Crocifisso ligneo con 68 formelle ognuna delle quali è un reliquario.
[modifica] Chiesa di San Sebastiano
La chiesa è stata costruita nel XVI secolo, di pianta basilicale a tre navate con colonne monolitiche in pietra. Nel 1603, fu realizzato il portale principale con la lunetta ogivale. Sempre del XVI secolo è la prima statua lignea, policroma e con parti dorate, che raffigura San Sebastiano, patrono della città di Mistretta a cui la chiesa è dedicata. Intorno al 1670 fu edificato il campanile a quattro ordini sovrastati da una cupola a bulbo.
Nel tempo la chiesa ha subito alcune modifiche: alla fine dell’Ottocento la facciata principale è stata ricoperta da intonaco e sono stati inseriti, sull’architrave del portone principale e sulle porte laterali, dei bassorilievi in stucco raffiguranti rispettivamente scene del martirio del Santo e alcuni angeli. Nel 1967 un sisma provocò danni tali da costringere a ricostruire buona parte dell'edificio; l’interno ne ha subito maggiormente le conseguenze, essendo stato modificato in maniera quasi radicale.
Nella chiesa sono gelosamente custoditi il fercolo di S. Sebastiano con il simulacro, scolpiti rispettivamente da Noè Marullo tra il 1886 ed il 1904, e dai fratelli Li Volsi nel 1610, e il simulacro rappresentante gli Angeli che sorreggono una teca con le Reliquie del Santo.
Da questa chiesa ha inizio l'imponente processione di San Sebastiano che si svolge due volte all'anno, il 20 gennaio e il 18 agosto.
[modifica] Chiesa di Santa Caterina
Costruita tra il XIII ed il XIV secolo la chiesa è dedicata a Santa Caterina di Alessandria. Era piccolissima e si trovava fuori dalle mura. Nel 1493 vi fu posta la statua marmorea della Santa, attribuita da alcuni a Giorgio da Milano, mentre da altri ad Andrea Mancino ed Antonio Vanella, accompagnata da attributi iconografici generali, come la corona, e specifici, come la spada, la ruota dentata e il libro aperto.
Sul plinto, di forma poligonale, vi è raffigurata al centro la Santa in preghiera, incoronata dagli Angeli, tra due ruote dentate ed affiancata da due gruppi di tre confrati incappucciati, probabilmente i committenti dell’opera. Nel XVI secolo i cospicui interventi di ampliamento determinano il delinearsi della configurazione definitiva a pianta basilicale con tre navate, transetto ed abside.
Al 1547 risalgono gli archi a tutto sesto sostenute da colonne monolitiche con capitelli compositi e rinascimentali, e le basi istoriate. Nel 1569 viene aperto il portale principale, a due ordini, con l’architrave sorretto da mensole laterali sovrastati da un arco a sesto acuto. Nel 1572, lo scultore Baldassarre di Massa scolpì una Cona marmorea, che circonda il simulacro della Santa, dove vi sono raffigurati, ai lati, S. Antonio da Padova e S. Marco, con una cornice di otto formelle in sequenza verticale ed una orizzontale superiore, decorate con episodi tratti dal martirio della Santa.
Nel 1722, fu edificato il campanile con guglia conica formata da cunei di terracotta smaltati di diverso colore che negli anni cinquanta venne sostituita da un'inutile quanto antiestetica terrazza. Interessante l'acquasantiera marmorea rinascimentale, con S. Caterina ed Angeli, e l’Altare Maggiore, realizzato con marmi misti policromi, arricchito anteriormente da un paliotto ricamato in oro e argento, della prima metà del Settecento, attribuito a Cosimo Cannizzaro.
Dal 1750 in poi molti cambiamenti hanno modificato l’aspetto esterno ed interno della chiesa, come la soppressione delle cappelle laterali, per edificare la sala parrocchiale.
[modifica] Chiesa di San Giovanni Battista
La chiesa di San Giovanni Battista fu costruita nel 1534, come testimonia la scritta sull’architrave del portale principale. Originariamente a pianta basilicale, fu trasformata a croce latina nel 1818. Nello stesso periodo ne venne modificato l’aspetto interno, che oggi si presenta in chiave neoclassica; le colonne e le pareti furono ricoperte da stucchi e venne realizzata la copertura a volta delle cappelle laterali della zona absidale.
L’opera più preziosa custodita nella cappellina a sinistra del transetto è il Cristo che porta la croce in legno dorato punzonato con capelli umani, donati per voto. Notevoli sono anche la statua in cartapesta della Madonna Assunta realizzata da Noè Marullo, la tela centrale, raffigurante "Il battesimo di Gesù".
Il prospetto principale è in stile romanico, con una doppia scalinata semicircolare che conduce all’ingresso principale affiancato da due leoni in pietra recanti simboli liturgici.
[modifica] Palazzo Tita
Sito nel Quartiere della SS. Trinità, di fronte alla chiesa omonima (chiamata anche chiesa di San Vincenzo), il Palazzo Tita fu ricostruito nel 1885 con la facciata in stile bugnato. I balconi sono decorati con putti scolpiti da Noè Marullo. Il portale principale è in forma di arco sulla cui chiave di volta è scolpita la Medusa, mentre l'estradosso è arricchito da bassorilievi di mostri marini. È uno dei più bei palazzi di Mistretta e prende il nome da una delle antiche famiglie signorili di Mistretta.
[modifica] Palazzo Salamone-Giaconia
Il Palazzo Salamone-Giaconia, esistente già nel Seicento e ristrutturato nel 1865, è caratterizzato da sculture e bassorilievi in mensole, chiavi di volta e lo stemma della famiglia nel portale. Si affaccia sulla Piazza Concordia, totalmente in muratura, con un’alta scala in monoblocchi di pietra arenaria.
[modifica] Palazzo Scaduto
Palazzo Scaduto è uno dei più antichi d Mistretta. Venne edificato nel 1660, in stile barocco, il cui portale principale è arricchito da due maestose sculture laterali e da bassorilievi; all’interno il palazzo conserva la più alta scala alla "trapanese" di Sicilia.
Costruito dal Barone Pietro Scaduto, Giurato della Città, diventò di proprietà dei Baroni Bosco, alla fine del Settecento, in via ereditaria. Nel 1816, il Barone Biagio Lipari costruisce un corpo di casa fra l’attuale Vicolo Cuscè e la via Catania, a fianco del Palazzo Bosco. Il Barone Antonino, figlio di Biagio, acquista dai Bosco il palazzo e l’area circostante ed inoltre diventa proprietario della casa beneficiale Cuscè, attigua al palazzo. Nel 1826, amplia il palazzo inglobandovi la casa costruita dal padre e la casa Cuscè costituendo un nuovo corpo, in via Cairoli.
Lo stemma della famiglia Lipari, il leone rampante ai piedi di un albero, è scolpito nella chiave di volta della porta d’ingresso della via Cairoli. Il palazzo viene ereditato dal nipote Giuseppe, che nel 1891 lo ristruttura in occasione del matrimonio della figlia con il Barone Giaconia.
[modifica] Palazzo Russo
Il Palazzo Russo è un esempio di architettura del Settecento, con portale ad arco a tutto sesto in pietra arenaria con alla sommità l’aquila rampante dello stemma nobiliare. All’interno vi è una loggia che risale sicuramente ad un’epoca precedente. Il palazzo fu ultimato nel 1775 come testimonia la data incisa su una pietra sottostante il tetto. L’edificio fu costruito dal Barone Armao e acquistato dal Cavalier Giovanni Russo in occasione del suo matrimonio con Remigia Catania, circa un secolo dopo.
[modifica] Cimitero monumentale
Costruito nel 1889 su progetto dell'architetto Giovan Battista Basile, il Cimitero monumentale si fregia di numerose cappelle e monumenti funebri di pregevole valore. Si segnalano, tra le altre, le cappelle Sergio, Mastrogiovanni Tasca, Salamone, Panebianco e Giaconia.
[modifica] Evoluzione demografica
Abitanti censiti 
[modifica] Economia
Gli allevamenti producono carni pregiate e formaggi ritenuti tra i migliori della Sicilia. Da sempre pastorizia e agricolturaa sono stati l’attività prevalente a Mistretta, tanto che in molti documenti degli antichi romani, questa città è menzionata come una delle più fertili di quella che loro consideravano il granaio di Roma, l’isola siciliana. L'economia cittadina si basa, quindi, principalmente sul pascolo, sull’agricoltura (oliveti, vigne, agrumeti, orti, …) e sulla discreta presenza di boschi, ma non si può dimenticare l'attivo ruolo rivestito dall'artigianato locale che abbraccia settori fiorenti come quello dei fabbri e degli intagliatori di legno che tanto hanno impreziosito gli edifici cittadini con le loro opere ed il settore dei lavoratori della pietra (a Mistretta vi è pure una cava dalla quale si estrae una pietra dura che per il suo colore prende il nome di “dorata”).
[modifica] Cultura, costumi e folklore
[modifica] Mistretta in poesia
MISTRETTA (Lillo Di Salvo, Agosto 1983)
Hai un bel Castello, come un gigante, per la tua difesa
e tu, tranquilla sulle sue pendici, te ne stai distesa,
mentre dalla sua cima, come una regina,
ti guarda e protegge la bella Madonnina.
La tua posizione è un po’ particolare;
sei in alta montagna e pure vicina al mare;
i boschi e le colline che ti fanno da corona
e tu superba vi regni da padrona.
La pastorizia è il tuo cespite maggiore,
mentre assai meno è quello del coltivatore;
vaste zone sono ricoperte da vigneti,
pochi gli agrumi e molti gli uliveti.
Il Creatore con te non è mai stato avaro:
ti ha dato figli illustri come Campisi, Cocchiara e Pagliaro;
e ancora Lui volle donarti un così raro fiore,
il grande Noè Marullo, famoso scultore.
Egli con il suo genio il tuo patrimonio arricchì
e qualcuno dei più noti è nominato qui.
La vara di San Sebastiano, tuo patrono, e dell’Hecce Homo l’immagine pia;
l’Assunzione della Vergine e la Sacra Famiglia, con Gesù, Giuseppe e Maria.
Mistretta, madre d’insigni professionisti e bravi artigiani,
che tanti capolavori han fatto con le loro mani:
le vetuste chiese, le stupende ville, vanto degli antenati,
sono per te l’orgoglio dei secoli passati.
Ma da un po’ di tempo sei addormentata,
senza la voglia di essere ridestata;
e questo è un difetto che non puoi negare:
al passo con i tempi non sai camminare.
E’ già tempo di svegliarti, l’ora è tale,
tu che per secoli sei stata città imperiale;
non permettere che ti sorpassi qualcuno,
vecchia maestra di cultura ed esempio per ognuno.
[modifica] Gastronomia
Sono molte le prelibatezze preparate nella cittadina nebroidea, alcune di esse sono:
[modifica] Pasta 'ncaçiata
Questo piatto è presente in quasi tutto il territorio del messinese, ma a Mistretta è un piatto tipico. Gli ingredienti sono semplici, come in tutti i prodotti popolari, ma il combinare insieme certi ingredienti e in certi modi crea dei piatti molto gustosi.
Gli ingredienti del condimento sono: pomodori, caciocavallo fresco, carne tritata, salame, uova sode, melanzane, pecorino grattugiato, aglio, vino bianco, basilico, olio, sale, pepe. Per la pasta si usano magliette di maccheroncino.
La pasta si cuoce al dente e si mischia in una casseruola al condimento. La casseruola viene adagiata su uno strato di brace ardente e, una volta messo il coperchio, viene anche coperta di brace, in questo modo la pasta verrà cotta.
Il nome della pasta deriva proprio da questo particolare modo di cottura, infatti "u ncaçio" nel dialetto mistrettese è proprio il rivestire la casseruola con la brace.
[modifica] Provola
I formaggi assumono un posto di rilievo nella cucina mistrettese giacché il paese gode di un’antica tradizione di pastorizia. Tra i formaggi spicca la Provola dei Nebrodi, formaggio a pasta filata (caciocavallo) che viene prodotta principalmente in primavera con il latte fresco delle vacche che pascolano nei vasti terreni dell'agro di Mistretta ricchi di essenze odorose e che ha la caratteristica forma classica a pera. Con la pasta della provola si modellano i Caci figurati vere e proprie opere d'arte.
[modifica] Feste
[modifica] Festa di San Sebastiano
La festività di San Sebastiano è celebrata dal mondo occidentale il 20 gennaio e dal mondo orientale il 18 dicembre. A Mistretta il culto del Santo sembra sia stato introdotto nell’anno 1063, ma la devozione a S. Sebastiano si accrebbe tra 1625 e il 1630, quando s’invocò la sua intercessione per fermare la terribile epidemia di peste che affliggeva tutta la Sicilia.
A Mistretta la festa del Santo si svolge due volte l'anno, proprio il 20 gennaio, la data in cui la chiesa ricorda San Sebastiano e il 18 agosto per consentire ai numerosi emigranti del paese di poter tornare ad assistere alla festa approfittando delle vacanze estive.
A gennaio la festa si svolge in tono minore, ma si tratta ugualmente di un giorno solenne per tutti. Nessun cittadino di Mistretta rimane a casa mentre la statua del Santo con la macchina processionale (vara) viene portata in giro per le vie del paese, spesso di corsa, sulle spalle di decine di uomini in costumi tipici del Seicento. Invece, è in agosto che la processione raggiunge gli apici di folklore e religiosità. La pesante vara il legno massiccio e oro su cui è posta la statua del Santo è portata a piedi scalzi da 60 cittadini che hanno il posto assegnato, spesso tramandato dai padri, ed è preceduta nella sua corsa per tutto il perimetro della città, da una varetta che contiene le reliquie di San Sebastiano ed è piena di ceri, simbolo di grazie ricevute, sostenuta da giovani.
Tutto il popolo corre dietro al Santo anche per le viuzze strette del centro storico dove il fercolo del Santo passa a stento e la città si riempie di gente, gli emigranti di ritorno con la famiglia e la gente dei paesi vicini attirati dallo sfarzo e dalla grandiosità della festa.
La serata si chiude sempre con giochi pirotecnici suggestivi e spettacolari.
[modifica] Festa della Madonna della luce
La festa si celebra ogni anno per due giorni nelle date del 7 e dell'8 settembre. La modalità di svolgimento della festa è curiosa e caratteristica, una coppia di guerrieri giganti chiamati "Cronos" e "Mitia" seguono la statua della Madonna trasportata per le vie della città. I giganti sono di cartapesta e vengono portati a spalla per le vie del paese già molti giorni prima della festa ballando e raccogliendo le offerte. La statua della Madonna è custodita nella Chiesa del cimitero, fuori città, dove vi è un'antichissima immagine dipinta su una roccia sopra la quale è stata costruita la chiesa. La leggenda narra che per caso venne scoperta l'immagine sacra e che vicino ad essa vi fossero delle ossa umane di dimensioni fuori dal comune, appunto i giganti posti a guardia della Madonna.
Il primo giorno la statua della Madonna "esce" dalla chiesa per salire nel paese incontrandosi ad un certo punto con i giganti che l'affiancano facendole la guardia per tutto il tempo. Emozionante l'incontro tra i giganti e la Madonna, infatti nel momento dell'incontro i giganti si inginocchiano e fanno un inchino a Maria in segno di riverenza.
La Madonna e i giganti vanno poi nella Chiesa Madre di Mistretta e sul piazzale antistante alla Chiesa, i giganti ballano per festeggiare l'arrivo della Madre Santa.
Il giorno dopo, Mitia e Cronos si affiancano alla statua della Madonna portata anch'essa in spalla da uomini robusti e la scortano per tutto il percorso della processione. Il simulacro risale al Seicento e raffigura Sant'Anna che regge in mano la Madonna bambina. Il popolo in massa prende parte alla processione.
Alla sera, dopo avere attraversato le vie del paese illuminate da luci colorate, la processione si avvia lungo la strada di campagna che porta alla Chiesa del Cimitero dove si arriva in tarda serata. Giunti in Chiesa, dopo la lunga processione, la statua rientra per essere ricollocata al suo posto e i giganti ballano per l’ultima volta illuminati da un grande falò, ritirandosi infine tra gli applausi di tutti.
[modifica] Personalità legate a Mistretta
| Per approfondire, vedi la voce Categoria:Personalità legate a Mistretta. |
- Tommaso Aversa (1623-1663), autore di teatro;
- Antonino Pagliaro (1898-1973), glottologo, linguista e critico letterario che fu anche Presidente del Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione e redattore-capo dell'Enciclopedia Italiana;
- Noè Marullo (1857-1925), scultore;
- Maria Messina (1887-1944), scrittrice che visse molti anni a Mistretta, dove ambientò romanzi e novelle.
- Giuseppe Cocchiara (1904-1965), folklorista, discepolo di Giuseppe Pitrè e professore di Letteratura delle Tradizioni Popolari all'Università di Palermo nonché direttore del museo etnografico siciliano di Palermo dal 1935 al 1965 (di cui fu riordinatore);
- Raffaele Cantarella (1898–1977), grecista e bizantinista, nato a Mistretta ed a lungo insegnante presso il locale Liceo Classico Alessandro Manzoni, prima di diventare docente universitario.
[modifica] Musei
- Museo civico Polivalente (Via Monte, 1): esposizione di dipinti e statue provenienti da siti monastici locali e pergamene aragonesi della città di Mistretta - reperti provenienti dalla zona del Castello e dal centro storico.
- Museo Regionale delle Tradizioni silvo-pastorali “Giuseppe Cocchiara” (Via Libertà, 184 - Ex palazzo di Giustizia).
- Museo diocesano (Via Anna Salamone, 1): Conserva paramenti sacri, pitture, sculture, argenti, preziosi mosaici provenienti dalla Chiese di Mistretta.
[modifica] Biblioteche
- Biblioteca comunale (Piazza Vittorio Veneto, 1 - Tel. 0921.383840)
[modifica] Collegamenti e viabilità
[modifica] Linee aeree
La provincia di Messina è sprovvista di aeroporti.
Gli aeroporti più vicini sono il Filippo Eredia (Fontanarossa) di Catania e il Falcone-Borsellino (Punta Raisi) di Palermo.
[modifica] Linee marittime
Il porto più vicino è quello di Milazzo, poi quelli di Messina e Palermo.
[modifica] Linee stradali
Mistretta è attraversata dalla strada statale 117 che collega S. Stefano di Camastra con Leonforte (En), inoltre nelle vicinanze è presente la strada statale 113 che mette in collegamento Trapani con Messina.
Dal 2005 Mistretta è collegata, tramite uno svincolo situato nei pressi di S.Stefano di Camastra, con l'Autostrada A20 che collega Palermo con Messina.
[modifica] Linee ferroviarie
La stazione di riferimento è Santo Stefano di Camastra-Mistretta che dista meno di 20 km da Mistretta. La stazione è collegata alla città di Mistretta con autobus di linea.
[modifica] Amministrazione
Sindaco: Iano Antoci (lista civica) dal 13/05/2007
Centralino del comune: 0921 381468
Posta elettronica: comune@comune.mistretta.me.it
[modifica] Note
- ^ fonte Demo Istat. URL consultato il 31-marzo-2009.
[modifica] Bibliografia essenziale
- Bartolotta Lucio, Mistretta: viaggio nella città di pietra tra immagini e sensazioni, Messina, 1990
- Bartolotta Lucio, Mistretta. Capitale dei Nebrodi, Mistretta, 1992
- Fiore Pietro, Amestratus, Mytistratum, Mistretta?, Trapani, 1978
- Lombardo Liborio, I gesanti: ipotesi interpretativa sulla festa della Madonna della Luce di Mistretta, Patti, 1989
- Pagliaro Bordone Salvatore, Mistretta antica e moderna, Bologna, ristampa 1971
- Travagliato Giovanni, Mistretta: itinerario storico-artistico, Capo D'Orlando, 1991
- Travagliato Giovanni, Libro d’Inventarii delle Chiese della Città di Mistretta. 1750, trascrizione e commento, Mistretta, 1995
- Taormina Francesco, Racconto di città, nota di Giovanni Travagliato [Mistretta],2004
- Taormina Francesco, Raccontare la città e l'architettura, conversazione con Massimiliano Cannata, [Mistretta], 2007
- Nina Valenti, Monasteri e conventi amastratini, www.ilmiolibro.it 2010
- Mistrettanews, a cura di Sebastiano Lo Iacono
[modifica] Altri progetti
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