Noè

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Ebbrezza di Noè, formella del Campanile di Giotto, collaboratore di Andrea Pisano (Maestro di Noè), 1334-1336, Firenze

Noè è il nome di un patriarca biblico, il più importante dopo Adamo e prima di Avraham: nel Talmud, in Pirkei Avot, si contano infatti dieci generazioni da Adamo a Noè e dieci da Noè ad Avraham.

Secondo calcoli biblici nacque nel 2704 a.C., 1056 anni dopo la Creazione (3760 a.C.) e morì nel 1754 a.C. all'età di 950 anni.

Indice

[modifica] Significato del nome

Noè, in lingua ebraica Noach, נח, viene interpretato da Genesi 5,29 con il significato di consolatore che per Bereshit Rabbà riguarda anche il suo innovamento nel coltivare la terra: fu il primo ad utilizzare attrezzi agricoli mentre precedentemente si erano utilizzate soltanto le mani. Un altro possibile significato, sempre dall'ebraico, è di "quiete", "riposo"[1].

[modifica] Il costruttore dell'arca

Noè compare per la prima volta in Genesi 5,28 come agricoltore e figlio di Lamech e nipote di Matusalemme. Egli è dunque il nono nella linea generazionale dei discendenti di Adamo attraverso Set (la cosiddetta "Grande Genealogia dei Setiti" di Gen 5). La sua storia si sviluppa nei capitoli 6, 7, 8 e 9 della Genesi.

Secondo la narrazione biblica è il costruttore dell'Arca di Noè grazie a cui l'Umanità continuò la propria esistenza sulla Terra; sull'Arca furono ospitate 7 coppie degli animali puri ed una coppia di tutti gli altri animali (secondo Genesi 6,19; secondo Genesi 7,2).

Secondo Genesi 7,6 Noè aveva seicento anni quando il diluvio si abbatté sulla Terra; morì a 950 anni; era ancora vivo quando nacque Avraham.

[modifica] L'alleanza noachica secondo la Torah

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Dieci comandamenti e Mizvot.

Noè ebbe tre figli: Sem, Cam e Jafet, come Noè anch'essi portati sull'arca unitamente alle mogli. Ciascuno di essi avrebbe dato vita ad una stirpe con più popoli: Sem per i Semiti, Cam per i Camiti e Jafet per i Jafetiti.

Stipulata da Dio con Noè un'alleanza cosmica, in ebraico B'rith 'Olam (ברית עולם), l'"alleanza noachica" si compone dei 7 precetti così enunciati:

  1. non abbandonare la fede in Dio e quindi non commettere idolatria;
  2. non uccidere né suicidarsi: "Chi sparge il sangue dell'uomo, dall'uomo il suo sangue sarà sparso, perché ad immagine di Dio Egli ha fatto l'uomo" (Gen 9,6: fondamento della "legge del taglione", nell'esegesi ebraica con ciò intendendo il risarcimento pecuniario);
  3. non rubare o rapire;
  4. non compiere le relazioni sessuali illecite non ammesse dalla Torah;
  5. non bestemmiare;
  6. divieto di mangiare parti del corpo di animali ancora vivi;
  7. istituire tribunali giusti.

Per i non ebrei ai 7 precetti possono aggiungersene altri ancora sempre iscritti nella Torah, ciò dipende dalla loro volontà; invero se ne contano circa 66: importanti quindi anche i precetti di onorare i genitori e quelli che vietano di ferire moralmente il prossimo e di ingannarlo.

Gli esseri vegetali sono concessi come cibo all'uomo: "Ecco, io vi do ogni erba che produce seme e che è su tutta la terra e ogni albero in cui è il frutto, che produce seme: saranno il vostro cibo. A tutte le bestie selvatiche, a tutti gli uccelli del cielo e a tutti gli esseri che strisciano sulla terra e nei quali è alito di vita, io do in cibo ogni erba verde" (Gn 1,29-30). Come si legge chiaramente dal testo non è ampliata la concessione già fatta ad Adamo, a cui già erano stati concessi solamente i vegetali, sino al momento in cui Noè compie dei sacrifici a Dio dopo il Diluvio universale.

Iddio si è impegnato a non mandare mai più diluvi nel corso dell'esistenza del mondo mantenendo luce e buio, il ciclo delle stagioni, del caldo e del freddo, della notte e del giorno.

Quest'alleanza è stipulata con tutta l'umanità ed offre dunque all'antico Israele le norme per considerare chi è giusto o empio tra gli individui non-ebrei delle altre 70 Nazioni.

La figura di Noè, uomo giusto tra i suoi contemporanei malvagi, è considerata in Isaia 54,9 come esempio di rettitudine grazie a cui venne concesso un nuovo mondo per un'Umanità rinnovata.

[modifica] Campagna Noachica

Nei tempi moderni i precetti noachici vengono considerati in diverse maniere, con varie scuole di pensiero. Secondo alcuni[2] i precetti offrono al genere umano una serie di valori assoluti ed una struttura di giustizia basilare mentre le leggi attualmente applicate dalle varie nazioni sono valide presuntivamente.

Dopo che il defunto Rebbe[3] di Chabad-Lubavitch, Rabbi Menachem Mendel Schneerson, ebbe ad iniziare la sua Campagna Noachica, negli anni 1980, il numero di gentili che desiderano osservare i Sette Precetti di Noè, come descritti nella Torah, aumentava considerevolmente e continua ad aumentare. Nel 2005 lo studioso Rabbi Moshe Weiner di Gerusalemme accettò di formulare una codifica completa dei precetti noachici.[4] L'opera è intitolata Sefer Sheva Mitzvot HaShem, pubblicata nel 2008/ 2009. Poiché è approvata da entrambi i Rabbini Capo di Israele, Rabbi Shlomo Moshe Amar e Rabbi Yonah Metzger, come anche da altre autorità halakhiche chassidiche e non-chassidiche,[5] può esser considerata di carattere altamente autorevole e viene citata come uno "Shulchan Aruch"[6] per i non-ebrei di tanti altri Paesi.

[modifica] Cristianesimo

In Matteo 24,37-38; e nella prima lettera di Pietro 3,20.

[modifica] Poemi babilonesi

Numerose sono le assonanze con l'epopea di Gilgamesh, ma completamente diversa è la prospettiva dei poemi babilonesi e della Bibbia. Infatti nei primi gli déi decidono di sterminare l'umanità per puro capriccio, a causa del suo fracasso che li infastidisce, mentre Dio pone fine al mondo antidiluviano a causa delle colpe dei cosiddetti "giganti dei tempi antichi". Noè non si salva perché è fortunato ma perché è l'unico giusto in un mondo di peccatori.

[modifica] Esegesi ebraica

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Albero della conoscenza del bene e del male e Torah.
  • Il Talmud e le raccolte degli insegnamenti della Religione ebraica contengono molti episodi della vita di Noè. Il più famoso riguarda l'inganno perpetrato ai danni del Patriarca dall'angelo Satana, il quale gli insegnò a coltivare la vite (vedi Gen 9, 20) e cercò di convincerlo a sacrificare nella vigna quattro animali: un agnello, un leone, un maiale e una scimmia. Da allora, dice l'insegnamento, chi beve il vino si ubriaca e, man mano che ne beve sino ad abbondare in maniera non controllata, viene ad assumere i caratteri di questi quattro animali: l'arrendevolezza dell'agnello, la violenza del leone, il sudiciume del maiale, il comportamento assolutamente irragionevole della scimmia.
  • Un Midrash racconta che Sem disse ad Avraham come, durante il diluvio quando nell'arca tutti erano indaffarati nel dare da mangiare agli animali, nell'arca suo padre Noè si accorse della fenice che stava riposando e che non le aveva dato cibo, così le chiese del motivo per cui non gli avesse chiesto cibo; la fenice rispose che, presa coscienza di quanto Noè fosse occupato, decise di non disturbarlo ulteriormente: dicendole di aver compreso della sua preoccupazione per il proprio carico, Noè la benedisse augurandole di non morire mai; nel Libro di Giobbe è scritto: moltiplicherò come la sabbia i miei giorni come quelli della fenice (Giobbe29,18).
  • Secondo Rabbi Tsadok HaKohen, nel testo Pri Tzadik, l'intenzione di Dio era quella di compiere il Matan Torah nel periodo delle generazioni in cui visse Noè, anche prima del diluvio, ma ciò non avvenne anche perché gli individui che vissero in quel periodo non effettuarono la Teshuvah.

[modifica] Note

  1. ^ Santi, beati e testimoni - Dizionario dei nomi
  2. ^ Cfr. per es. N. Rakover, Law and the Noahides (1998) (EN) ; M. Dallen, The Rainbow Covenant (2003) (EN)
  3. ^ Rebbe (רבי) è una parola Yiddish che significa maestro, insegnante, o mentore e deriva dalla stessa parola in ebraico Rabbi, che è la forma originale in lingua ebraica di "rabbino", significante "mio maestro".
  4. ^ Cfr. The Divine Code, R. Moshe Weiner,curatore Dr. Michael Schulman Ph.D., Vol, I., p. 21, 2008, publ. Ask Noah International. (EN)
  5. ^ Int. al., Rabbi Zalman Nechemia Goldberg, Rabbi Gedalia Dov Schwartz e Rabbi Jacob Immanuel Schochet
  6. ^ Shulchan Aruch (in ebraico: שׁוּלחָן עָרוּך[?], lett.: "Tavola fissa") noto anche come Codice della Legge Ebraica, è la codificazione legale più autorevole dell'ebraismo. Fu scritto a Safed, Israele, da Yosef Karo nel 1563 e pubblicato a Venezia due anni dopo. Cfr. Codex Judaica, Mattis Kantor 2005. Insieme ai rispettivi commentari, è la compilazione halakhica più osservata e accettata nel mondo ebraico. Vedi anche, Letter of Blessing (per Sefer Sheva Mitzvoth HaShem) , R. Yonah Metzger, Rabbino Capo di Israele, p.1.

[modifica] Bibliografia

[modifica] Voci correlate

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