Scuola di Atene
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| Autore | Raffaello Sanzio |
|---|---|
| Data | 1509-1511 |
| Tecnica | affresco |
| Dimensioni | 772 cm × 550 ca. cm |
| Ubicazione | Musei Vaticani, Città del Vaticano |
La scuola di Atene è un affresco di 772 cm di base realizzato tra il 1509 ed il 1511 dal pittore Raffaello Sanzio. È conservato nella Stanza della Segnatura nei Palazzi Vaticani di Città del Vaticano.
Indice |
[modifica] Descrizione
L'affresco rappresenta dei celebri filosofi antichi intenti nel dialogare tra loro, all'interno di un immaginario edificio classico. Venne commissionato da papa Giulio II.
[modifica] Figure
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Le identità di alcune figure dell'affresco, come Platone o Aristotele, è incontrovertibile. Ma gli studiosi sono in disaccordo su molte altre figure, alcuni di esse hanno una doppia identità; sono sia filosofi antichi sia contemporanei di Raffaello. Anche se in alcune figure, l'intesa di doppia raffigurazione è incerta, ad esempio, la raffigurazione di Michelangelo (no. 13 sotto) è generalmente accettata.[1] Secondo Michael Lahanas,[2] vengono generalmente identificati come:
1: Zenone di Cizio 2: Epicuro 3: Federico II di Mantova? 4: Anicio Manlio Severino Boezio o Anassimandro o Empedocle? 5: Averroè 6: Pitagora 7: Alcibiade o Alessandro il Grande? 8: Antistene o Senofonte? 9: Ipazia di Alessandra o Francesco Maria della Rovere 10: Eschine o Senofonte? 11: Parmenide? 12: Socrate 13: Eraclito (Michelangelo) 14: Platone, (Leonardo da Vinci) 15: Aristotele (Bastiano da Sangallo) 16: Diogene di Sinope? 17: Plotino? 18: Euclide o Archimede con studente (Bramante)? 19: Zoroastro 20: Claudio Tolomeo? R: Apelle (Raffaello) 21: Protogene (Il Sodoma, Perugino o Timoteo Viti)[3]
A sinistra della scena domina la statua di Apollo, mentre a destra quella di Minerva. Sotto sono dipinti due rilievi: una Lotta di ignudi ed un Tritone che rapisce una nereide.
Al centro figurano i due principali filosofi dell'antichità, Platone ed Aristotele. Platone, dipinto con le sembianze di Leonardo da Vinci, regge in mano la sua opera Timeo ed indica il cielo con un dito (indicando l'iperuranio, zona d'essere oltre il cielo dove risiedono le idee), mentre Aristotele regge l'Etica e rivolge il palmo della mano verso terra rivolgendosi al mondo terreno e alla volontà dell'uomo di studiare il mondo della natura e di essere in contatto con essa.
Attorno a loro ed ad altri filosofi e matematici sono raccolti in gruppi i loro seguaci. All'estrema sinistra c'è Epicuro, alle cui spalle è presente Federico Gonzaga fanciullo. Al centro, in primo piano, c'è Eraclito con le sembianze di Michelangelo che appoggia il gomito su un grande blocco, mentre all'estrema destra troviamo Euclide, con i tratti del Bramante, che disegna a terra.
Il personaggio sulla sinistra di fianco a Parmenide è oggetto di discussione. Secondo quanto riportato dal Lahanas,[2], potrebbe trattarsi di Ipazia, nota matematica di Alessandria d'Egitto del IV-V secolo; oppure di Francesco Maria della Rovere, duca di Urbino, nipote del papa Giulio II. Il personaggio è notevole per essere l'unico con lo sguardo rivolto verso lo spettatore.
Infine, i due giovani che si trovano all'estrema destra, in vesti contemporanee all'epoca della creazione dell'affresco, sono interpretati come gli autoritratti di Raffaello stesso con l'amico e collega Sodoma.[3]
Gli studiosi pensano che il ritratto di Eraclito sia stato aggiunto in seguito, ad opera compiuta. Infatti nella Pinacoteca Ambrosiana di Milano è conservato il cartone finale disegnato di proprio pugno da Raffaello, dove non compare la figura di Eraclito. Probabilmente l'autore, dopo aver visto il lavoro che Michelangelo aveva compiuto per la Cappella Sistina (una cui parte viene mostrata il 14 agosto 1511), si è sentito in dovere di aggiungere il ritratto del suo rivale nel suo affresco, dandogli le sembianze del filosofo greco.
[modifica] Tema e caratteristiche
Il tema di questo dipinto è la facoltà dell'anima di conoscere il vero, e cioè di approcciarsi alla scienza ed alla filosofia; il dipinto è in contrapposizione a quello de La disputa del Sacramento, dove invece si parla di fede e teologia.
In un primo momento, dall'affresco può trasparire confusione: un gran numero di filosofi sono raffigurati essenzialmente su due soli piani. Oltre ai già citati, tra gli altri s'incontrano Pitagora, intento a scrivere su di un libro; Socrate in una veste dal colore verde bottiglia, che sembra incitare al dialogo il piccolo gruppo di persone che gli sta davanti; Diogene, steso sulla scalinata quasi in simmetria con Eraclito. Il motivo personaggistico dell'opera è identico a quello della Disputa: la presenza di così tanti filosofi di varie epoche a significare il desiderio e lo sforzo per arrivare al vero, già comune a tutta la filosofia antica. Il punto di fuga sta tra le figure dei due grandi, Aristotele e Platone, quasi a volere indicare che il vero abbia caratteristiche già intuite da questi due filosofi, i cui pensieri furono di indubbia importanza per lo sviluppo del pensiero occidentale.
[modifica] Dettagli
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Autoritratto di Raffaello Sanzio e ritratto del Sodoma. |
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[modifica] Curiosità
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- Di recente si è scoperto che il ritratto di Raffaello, era in realtà il ritratto giovanile di Giulio II
- Il ritratto di Pitagora rappresenta come Raffaello immaginava il successore di Giulio II
- Il particolare dell'affresco raffigurante Euclide (secondo alcuni studiosi Archimede) è stato scelto nel 1906 in occasione della commemorazione dell'ing. Giuseppe Colombo come emblema del Politecnico di Milano e da allora ne costituisce il logo.
- Alla destra appare anche lo "scrivano" che comparirà sulle copertine degli album Use Your Illusion I e II dei Guns N' Roses del 1991.
- Platone è dipinto con le sembianze di Giovanni Giocondo, primo architetto nella costruzione della Basilica di San Pietro.
[modifica] Note
- ^ Vasari menziona i ritratti di Federico II di Mantova, Bramante, e Raffaello, e se stesso: Giorgio Vasari, Vita degli artisti, v. I, sel. & tradotto. da George Bull (Londra: Penguin, 1965), p. 292.
- ^ a b The School of Athens, "Chi è chi?" di Michael Lahanas
- ^ a b Le interpretazioni di Sodoma sono probabilmente un errore, dato che Sodoma aveva 33 anni all'epoca del dipinto, mentre l'insegnate di Raffaello, Perugino, era un rinomato pittore e aveva circa l'età di 60 al momento dell'affresco. Timoteo Viti è un altro possibile candidato.