Socialismo libertario

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Il socialismo libertario, chiamato a volte anche socialismo autogestionario o libertarismo sociale, spesso direttamente sfumato nell'anarchismo, con il quale, come socialismo anarchico o anarco-socialismo, in molti paesi è direttamente identificato, è una corrente del filone politico di matrice socialista; considera, oltre alla giustizia sociale, la libertà individuale, il libertarismo (da non confondere con il liberalismo, al quale esso è contrapposto), come la cosa più preziosa per l'uomo.
Egli, senza ledere la libertà degli altri individui, deve essere totalmente libero di organizzare direttamente la propria vita, secondo i propri desideri e senza il condizionamento di vincoli morali, religiosi o sociali.

Idee e correnti[modifica | modifica sorgente]

In considerazione della particolare enfasi attribuita alla libertà dell'uomo e contro i condizionamenti, di carattere materiale e sociale (povertà, indigenza), che ad essa possono derivare, il socialismo libertario ha una particolare attenzione anche per il concetto di giustizia sociale oltre che di libertà.

Correnti considerabili in qualche modo afferenti al socialismo libertario sono:

Alcuni considerano socialiste e libertarie le correnti anticapitaliste sviluppatesi all'interno del liberalismo classico, come il liberalismo agrario, il federalismo repubblicano e la corrente di Henry George.

Per quanto spesso sia associato con la sinistra rivoluzionaria o estrema, il socialismo libertario non rientra tuttavia nel tradizionale spettro politico. Anche in lingua italiana a volte “socialismo libertario” è usato come sinonimo dell'anarchismo, sebbene in realtà l'anarchismo ne costituisca una componente, o secondo altre interpretazioni, che sottolineano la stessa nascita del termine libertario da penna anarchica, e la base teorica proudhoniana comune con quella anarchica, viceversa.

Nelle sue forme collettivista e comunista (collettivismo anarchico, comunismo libertario o anarco-comunismo) l'ideologia pone enfasi sulla costruzione di una società non statale, e superando il modello cooperativisitico e redistributivo sostiene la collettivizzazione dei mezzi di produzione e la messa in comune delle risorse, secondo il principio comunistico “da ognuno secondo le proprie capacità, ad ognuno secondo i propri bisogni” .

Uno dei primi teorici di una sorta di "socialismo libertario" fu il primo anarchico ad autodefinirsi tale, Pierre-Joseph Proudhon[1], altro personaggio affine a cui vengono attribuiti ideali anarcopacifisti è Gandhi. Ricordiamo inoltre, in questo ambito, Simone Weil.

Il "socialismo libertario" propugna l'abolizione dello stato e di tutte le autorità gerarchiche, si oppone alle forme coercitive dell'autorità e della gerarchia sociale, è a favore del superamento del capitalismo e per una società autogestionaria che consenta un migliore soddisfacimento dei bisogni materiali e immateriali degli esseri umani, per un maggiore rispetto dell'ambiente e per un riscatto dei paesi in via di sviluppo [senza fonte]. Sostiene l'autogestione, la democrazia diretta, l'autonomia dei movimenti sociali, la decentralizzazione o la distribuzione del potere, la rivoluzione in tutti gli aspetti della vita umana, compreso quello delle relazioni sociali.

La definizione di “socialismo” secondo la scuola di pensiero del socialismo libertario consiste in campo economico ne “i mezzi di produzione in mano, in possesso o in proprietà dei produttori” e in campo amministrativo “le decisioni che riguardano tutti prese da tutti”. La parola “socialista” fu originariamente utilizzata per raggruppare “tutti quelli che credono nel diritto dell'individuo al possesso di ciò che egli produce”. Va ricordato che la maggior parte dei libertari siano socialisti, non tutti i socialisti sono libertari. Il comunismo libertario non deve essere considerato sinonimo del socialismo libertario. Esso è un ramo particolare all'interno del socialismo libertario.

I socialisti libertari sostengono l'abolizione della proprietà capitalista dei mezzi di produzione e dello stato, considerandoli istituzioni dannose e non necessarie, credendo al posto di queste nei diritti di proprietà-possesso e di libera associazione dei produttori. Dagli anni Ottanta a tutt'oggi si registrano sincretismi tra il socialismo libertario ed alcune correnti del liberalismo radicale, così come alcuni elementi del socialismo libertario sono rintracciabili nel Partito Radicale degli anni Settanta.

Sinossi storica[modifica | modifica sorgente]

La prima persona che si auto-descrisse come libertaria è stata Joseph Déjacque,[2] uno dei primi anarco-comunisti francesi. La parola ha origine dal francese libertaire, e venne successivamente utilizzata per evadere il bando imposto dal governo francese alle pubblicazioni anarchiche.[3] Nel contesto del movimento socialista europeo, il termine libertario viene convenzionalmente utilizzato per descrivere quelli che si oppongono al socialismo di stato, come ad esempio il pensatore e rivoluzionario anarchico Michail Bakunin.

Negli Stati Uniti, il movimento nato negli anni 1970 comunemente noto come libertarianismo (libertarianism) segue una filosofia capitalista; per questo lo storicamente precedente termine socialismo libertario colpisce il punto di vista degli americani come insensato ed inconsistente, al contrario della realtà dei fatti, originatisi da una traduzione franco-inglese. Molti anti-autoritari ancora si lamentano di quello che vedono come una erronea associazione del capitalismo al libertarismo negli Stati Uniti.[4] Noam Chomsky lo descrive che, "un libertario coerente si deve opporre alla proprietà privata dei mezzi di produzione e della schiavitù al salario che è una componente di questo sistema, come incompatibile con il principio che il lavoro debba essere liberamente intrapreso e messo sotto controllo del produttore".[5]

Il socialismo libertario è un'ideologia con diverse interpretazioni, anche se certi punti di convergenza generali possono essere trovati in qualcuna delle sue molteplici incarnazioni. Alcuni suoi sostenitori auspicano un sistema di distribuzione orientato ai lavoratori che si distacchi radicalmente dall'economia capitalistica (socialismo).[6]. Loro propongono che questo sistema economico sia eseguito in modo da tentare di realizzare la massima libertà degli individui e minimizzare la concentrazione di potere o autorità (libertarismo). I socialisti libertari hanno una forte avversione per la coercizione, che spesso li porta a rifiutare lo stato e ad abbracciare l'anarchismo.[7] Gli aderenti cercano di raggiungere questo scopo attraverso la decentralizzazione del potere politico ed economico, abitualmente attraverso la socializzazione e l'autogestione di gran parte delle maggiori proprietà ed imprese, spesso attraverso l'anarcosindacalismo. I libertari negano l'"estinzione" marxiana dello Stato e rifiutano la proprietà statale (nazionalizzazione) dei mezzi di produzione, che condurrebbe alla sottomissione del proletariato nei confronti della classe statale che, dopo la borghesia, diverrebbe la nuova classe sfruttatrice (secondo i libertari, quindi, nessun socialismo di Stato è realmente "socialismo"). Il socialismo libertario nega inoltre la legittimità della maggior parte delle forme di proprietà privata economicamente significative, dal momento che, a differenza degli anarcocapitalisti americani, vedono i rapporti di proprietà capitalisti come forme di dominazione che sono antagonistiche rispetto alla libertà individuale.[8]

In un capitolo sulla storia del socialismo libertario, l'economista radicale Robin Hahnel racconta che il periodo di maggiore impatto del socialismo libertario si ebbe a cavallo tra il XIX e il XX secolo, protraendosi poi sino agli anni Quaranta del Novencento;

"All'inizio del XX secolo, il socialismo libertario era una forza potente tanto quanto la socialdemocrazia e il comunismo". L'Internazionale libertaria - fondata con il Congresso di Saint Imier qualche giorno dopo la rottura tra marxisti e libertari al Congresso dell'Internazionale Socialista dell'Aia nel 1872 - si batté con successo per più di cinquant'anni contro social-democratici e comunisti al fine di conquistare la fedeltà degli attivisti anticapitalisti, dei rivoluzionari, dei lavoratori e dei membri di sindacati e partiti politici. I socialisti libertari ebbero un ruolo cruciale nel corso della Rivoluzione messicana del 1911. Venti anni dopo la fine della Prima Guerra Mondiale, i socialisti libertari erano ancora sufficientemente forti da ritrovarsi alla testa di quella che sarà la rivoluzione anticapitalistica di maggior successo che le economie industriali abbiano mai conosciuto, la Rivoluzione sociale che scosse la Spagna repubblicana nel 1936-1937."[9]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ George Woodcock, Cap V: L'uomo del paradosso in L'anarchia: storia delle idee e dei movimenti libertari, Milano, Feltrinelli Editore, 1966.
  2. ^ De l'être-humain mâle et femelle - Lettre à P.J. Proudhon par Joseph Déjacque (in francese)
  3. ^ Wikiquote, URL controllato il 4 giugno, 2006
  4. ^ Murray Bookchin, The Modern Crisis, Black Rose Books (1987), p.154-5
  5. ^ Noam Chomsky e Carlos Otero, Radical Priorities, AK Press (2003), p. 26
  6. ^ Frank H. Brooks, The Individualist Anarchists: An Anthology of Liberty, Transaction Publishers (1994) p. 75
  7. ^ Henry Spiegel. The Growth of Economic Thought, Duke University Press (1991) p. 446
  8. ^ Ellen Frankel Paul et al., Problems of Market Liberalism, Cambridge University Press (1998) p. 305
  9. ^ Robin Hahnel, Economic Justice and Democracy, Routledge Press, p. 138

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Gino Bianco, Socialismo libertario, Una città, Forlì 2011.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]