Tissi

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« Da tant'amore, nos cherimus male
Ponzend'in duda su tempus presente.
Mi fuit a coro unu pugnale
E piango continu amaramente,
E sempre apo presente notte e die
Su tempus ijviadu amende a tie!. »
(Giuseppi Zicconi, Tanchis - Poesia Dialettali Tissesi)
Tissi
comune
Tissi – Stemma
Tissi – Veduta
Dati amministrativi
Stato Italia Italia
Regione Sardegna-Stemma.svg Sardegna
Provincia Provincia di Sassari-Stemma.png Sassari
Sindaco Mauro Scarpa (lista civica) dall'11/06/2012
Territorio
Coordinate 40°41′00″N 8°34′00″E / 40.683333°N 8.566667°E40.683333; 8.566667 (Tissi)Coordinate: 40°41′00″N 8°34′00″E / 40.683333°N 8.566667°E40.683333; 8.566667 (Tissi)
Altitudine 250 m s.l.m.
Superficie 10,35 km²
Abitanti 2 300[1] (31-12-2010)
Densità 222,22 ab./km²
Comuni confinanti Ossi, Sassari, Usini
Altre informazioni
Cod. postale 07040
Prefisso 079
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 090072
Cod. catastale L180
Targa SS
Cl. sismica zona 4 (sismicità molto bassa)
Nome abitanti Tissesi
Patrono Santa Vittoria
Giorno festivo 15 maggio
Localizzazione
Mappa di localizzazione: Italia
Tissi
Posizione del comune di Tissi all'interno della provincia di Sassari
Posizione del comune di Tissi all'interno della provincia di Sassari
Sito istituzionale

Tissi (Tìssi in sardo) è un comune di circa 2.300 abitanti della provincia di Sassari, il paese sorge a meno di 8 km da Sassari in linea d'aria (e circa 9,5 km immettendosi sulla strada provinciale 115/M Sassari-Ittiri).

Geografia fisica[modifica | modifica sorgente]

Territorio[modifica | modifica sorgente]

Vista sulla valle del Rio Mascari, Tissi

Il territorio si estende per circa 1000 ettari su un altopiano calcareo, inciso a nord e a sud da profonde e fertili valli in cui scorrono affluenti del Rio Mannu, il più importante dei quali è il Rio Mascari, L'altitudine sul livello del mare è di 225 metri.

Il substrato litologico è ascrivibile all'Era Cenozoica, Periodo Miocene. Vi si rinvengono, infatti, nella successione stratigrafica, calcari grossolani organogeni, calcaro marnosi e molasse calcaree, di colore biancastro o giallognolo, nonché marne argillose, di colore grigio ferro-azzurro, di potenza variabile dai 20-50 metri ai 200-250 metri.

I calcari e le molasse sono spesso ricchi di fossili ed in particolar modo si ritrovano lamellibranchi ed echinodermi del Miocene medio.

Nei fondo valle si ritrovano depositi afferenti al quartenario rappresentati pedogenetici e depositi alluvionali fluviali, recenti di natura sabbioso-limosa.

Suolo[modifica | modifica sorgente]

I suoli sono tipici delle facies marnoso-arenaceo-calcaree del Miocene sardo. Si tratta di suoli abbastanza evoluti ma non molto profondi, fino a un massimo di 50 centimetri, profondità che però aumenta notevolmente nelle valli. Sono suoli particolarmente indicati per culture arboree tipiche del Sassarese quali la vite e l'olivo che occupano gli areali collinari e di versante.

Idrografia[modifica | modifica sorgente]

Da punto di vista idrografico il corso d'acqua più importante a carattere non torrentizio è il Rio Mascari, affluente del Rio Mannu, al cui bacino idrografico appartiene. Per quanto concerne gli acquaferi si rivengono di debole entità a profondità superiore ai 100 metri, con portate limitate. Sono presenti numerose sorgenti del tipo di fessura o di emergenza.

Vegetazione[modifica | modifica sorgente]

Crithmum Matitimum

La vegetazione è di tipo mediterraneo, che si instaura tipicamente nelle regioni con clima caldo-arido e con massimo di precipitazioni nella stagione invernale.

Si possono riconoscere diverse tipologie in funzione dell'habitat: in particolare, si distinguono la vegetazione dei corsi d'acqua, quella delle rupi e la vegetazione della macchia e delle foreste.

La vegetazione dei corsi d'acqua è costituita da specie che vivono in acque dolci, originando diverse e interessanti associazioni da ranuncoli acquatici e altre specie igrofile. La vegetazione ripale è formata, invece, da canneti e da tifeti sulle quali si intrecciano altre specie igrofile.

Senecio

La vegetazione delle zone rocciose è caratterizzata da specie che vivono nelle spaccature, nelle anfrattuosità e nelle nicchie delle rocce, costituendo associazioni di particolare interesse. La formazione vegetale più estesa è quella tra Crithmum maritimum e diverse specie del genere Limonium e Senecio

La vegetazione della macchia e della foresta a sclerofille si manifesta con specie sempreverdi a foglie coriacee, xerofile. Sui declivi poco accidentati e sulle collinette è diffusa una formazione vegetale ad arbusti di media altezza più o meno densa, nota come macchia bassa, costituita da lentisco, olivastro e oleastro, fillirea, asparago, anagyris, artemisia, cisto, alterno, leccio, roverella.

Clima[modifica | modifica sorgente]

La temperatura media annua è di poco superiore ai 16 °C. Il mese più caldo è agosto che presenta valori mediamente superiori ai 24 °C, il mese più freddo è gennaio con temperature minime inferiori ai 6 °C.

Le precipitazioni medie annue sono di circa 590mm. Gli eventi piovosi si verificano per il 75% nel periodo compreso tra i mesi di ottobre e marzo.

Le maggiori precipitazioni si verificano nel mese di dicembre, quando si hanno mediamente 100mm di pioggia, mentre il mese con le precipitazioni minime è quello di luglio. Nel periodo estivo si verificano precipitazioni dell'entità media di 28 mm.

I venti dai quali è maggiormente interessato sono i venti occidentali, in particolare quelli del quarto quadrante, che da soli raggiungono quasi la metà delle frequenze di tutti altri. I venti occidentali prevalgono per quasi tutto l'anno, salvo che nel periodo estivo in cui si afferma un leggero regime di brezza.

Il 60-70% dei venti ha una velocità inferiore a 10m/s, ma non mancano velocità superiori a 25 m/s.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Le più antiche attestazioni della presenza umana nel territorio del comune si ascrivono al Neolitico recente (3300-2700 a.C.): ne costituiscono una testimonianza le numerose grotticelle artificiali (domus de janas) rinvenutevi. Si tratta di ipogei sparsi, escavati per lo più su bassi banconi di roccia calcarea e solo raramente su pareti verticali: il maggior numero di questi si localizza nell'area settentrionale del territorio, ove sono stati censiti una decina di ipogei ubicati in gran parte nei pressi del centro urbano e che proprio per questo nella quasi totalità dei casi hanno subito radicali trasformazioni in funzione del riutilizzo.

Per lo stato di conservazione si distingue l'ipogeo pluricellulare sito in località Ziprianu e Fora, parzialmente riadattato, che originariamente si articolava in sei vani di accurata esecuzione, con superfici levigate, ove si conserva quasi integro un portello d'accesso a una cella secondaria, ben sagomato.

La presenza di siti prenuragici nell'area trova giustificazione nel litotipo calcareo e quindi facilmente lavorabile, e nel tipo di substrato pedologico caratterizzato da suoli sabbiosi. Questi presentano tessitura medio-grossa, e pertanto risultano più facili da lavorare in quanto presentano un minimo attrito e nessuna coesione o plasticità su attrezzi agricoli rudimentali: sono inoltre permeabili sia all'acqua che all'aria offrendo così il vantaggio di ovviare a ristagni, particolarmente dannosi per la cerealicoltura, aspetti di fondamentale importanza per modelli insediativi orientati verso scelte prevalentemente agricole. Le ricerche eseguite sul terreno non hanno consentito di individuare tracce relative ad areali insediativi anche se non si esclude, proprio per la concentrazione degli ipogei nell'area circostante il centro urbano, l'ipotesi che sorgessero proprio nell'area ove si è sviluppato l'abitato moderno.

Monumenti e luoghi di interesse[modifica | modifica sorgente]

Chiesa di Santa Vittoria[modifica | modifica sorgente]

La chiesa si localizza all'estremità orientale della Via Roma, in posizione rivelata.

Chiesa di Santa Vittoria

Originariamente presentava impianto longitudinale ad unica aula, di dimensioni modeste, ma canoniche per le chiese di piccola mole che punteggiano l'Isola, con copertura a capriate e abside semicircolare.

Fu ricostruita nel XVII secolo e per edificarvi dei contraffrorti esterni furono reimpiegati i conci del preesistente edificio romanico: vi furono aggiunte, inoltre, due cappelle laterali nel presbiterio, quadrangolare, e fu coperta da volta a botte percorsa da sottarchi. Si ascrive a questo periodo anche il campanile a vela.

Della chiesa romanica si conserva solo la facciata, edificata con blocchi di calcare tagliati a spigolo vivo che realizzano dei filari regolari, talora non unitari. Appare priva di paraste d'angolo: negli spigoli risvolta una semplice cornice modanata sulla quale poggia il primo degli archetti a doppia ghiera sottile: se ne contano nove e realizzano una archeggiatura orizzontale che separa la parte soprastante, liscia e priva di terminale. Uno degli archetti è decorato con motivi geometrici incisi; nei peducci, inferiormente con fregio a fuseruole, sono scolpite protomi umane (alle estremità), bucrani, foglia d'acqua e protome d'ariete.

Il portale è architravato con lunetta semicircolare: nell'arco si individuano dei conci di trachite alternati a quelli calcarei, in bicromia.

Per cronologia dell'edificio romanico i confronti su base stilistica porterebbero ad ascriverla alla metà del XII secolo (in particolare la facciata priva di paraste d'angolo e l'allungamento del piedritto negli archetti laterali): peraltro si rilevava come questi stilemi fossero tipici dell'architettura romanica della Corsica aspetti per i quali si ipotizza che la fabbrica sia stata eseguita da maestranze di formazione corsa.

Chiesa di Santa Anastasia[modifica | modifica sorgente]

L'edificio è ubicato nell'asse viario principale del centro urbano, nel settore occidentale, ed è la parrocchiale del paese. Adiacente, nel lato meridionale della chiesa, si erge l'oratorio di Santa Croce.

Chiesa di S. Anastasia

L'assetto attuale si deve ad un rifacimento del XVII secolo che ne ha stravolto l'impianto planimetrico: vi furono infatti aperte tre cappelle per lato racchiuse fra robusti contrafforti esterni. Per effettuare questo ampliamento furono sfondati i muri laterali dell'edificio ramanico apprestandovi dei pilastri che sorreggono i sottarchi della volta a botte. Si conserva, dietro la quinta dell'altare, l'abside che all'imposta del catino presenta una cornice sgusciata.

L'edificio originariamente presentava un impianto longitudinale ad unica aula con abside a sud-est: le forme romaniche appaiono oramai leggibili solo all'esterno nei tratti ove si conserva l'originario paramento murario edificato con conci calcarei aquadrati.

La facciata è inquadrata da larghe paraste d'angolo, che si saldano allo zoccolo a scarpa e agli archetti degli spioventi, ed è tripartita da lesene che la dividono in tre specchi: un'archeggiatura orizzontale la divide in due settori Sia le lesene inferiori che quelle superiori (allineate, ma più sottili) si concludono all'imposta degli archetti. Negli specchi laterali è intarsiata, entro un tassello circolare di calcare, una croce in trachite scura. Il portale, architravato, è sormontato da un arco a tutto sesto; nella lunetta, semicircolare, nel XVII secolo sono state inserite delle cornici modanate inclinate che vi segnano un timpano> Allo stesso periodo si ascrive anche l'apertura degli oculi negli specchi laterali superiori. Lungo le fiancate, alla stessa altezza dell'archeggiatura orizzontale, corre una teoria di archetti su peducci a sgucio, a toro o gradonati.

Il parametro, osservabile solo nel tratto superiore a causa degli interventi successivi, è intervallato da lesene strette e piatte e inquadrato fra larghe paraste d'angolo.

Per quanto concerne la datazione dell'edificio romanico (secondo quarto del XII secolo) si devono rivelare alcuni aspetti desumibili dalle fonti e da confronti stilistici. Il titolo di Sancta Nastasia compare tra le pertinenze del San Michele di Plaiano nel 1082: a tal proposito è stato rivelato che dal primo impianto di questa chiesa derivano "le proporzioni allungate dell'aula, basate sul modulo quadrato ripetuto tre volte" mentre la disposizione degli archetti ai vertici e le membranature poco aggettanti trovano confronti con la chiesa di Santa Maria del Regno di Ardara.

Oratorio di Santa Croce

L'Oratorio di Santa Croce[modifica | modifica sorgente]

È ubicato a lato del campanile della parrocchiale che ne ingloba le strutture. Della fabbrica sono visibile il fianco meridionale ed il retrospetto concluso da spioventi con archetti a tutto sesto messi in opera in modo irregolare.

Archetti simili corrono anche lungo il terminale del fianco, su peducci larghi e piatti, gradonati o con foglie allungate. Si ascrive, sulla base dell'osservazione stilistica, e in particolare per gli ornati dei peducci, alla seconda metà del XII secolo.

Siti archeologici[modifica | modifica sorgente]

Nel suo territorio sono presenti alcuni siti archeologici quali l'ipogeo di Sas Puntas e il nuraghe del Monte Sant'Andria.

Società[modifica | modifica sorgente]

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Abitanti censiti[2]

Il paese è in costante crescita perché molti sassaresi decidono di stabilirvisi, preferendo un paese tranquillo al caos cittadino.

Passaporto di una famiglia Tissese partita per Brasile, nel 1896

Emigrazione[modifica | modifica sorgente]

« Cosa intende per nazione, signor Ministro? È una massa di infelici? Piantiamo grano ma non mangiamo pane bianco. Coltiviamo la vite, ma non beviamo il vino. Alleviamo animali, ma non mangiamo carne. Ciò nonostante voi ci consigliate di non abbandonare la nostra Patria? Ma è una Patria la terra dove non si riesce a vivere del proprio lavoro? »
(Un anonimo risponde ad un ministro italiano, sec. XIX)
Libro dell'albero degli imigranti, Minas Gerais, Brasile - Famiglie di Tissi

Molte famiglie Tissesi hanno parenti emigrati , fra la fine dell'Ottocento e i primi decenni del Novecento , principalmente verso l'Argentina e per gli Stati Uniti; tuttavia molti hanno fatto ritorno non avendo ottenuto le soddisfazioni economiche che si aspettavano.

Cultura[modifica | modifica sorgente]

Eventi[modifica | modifica sorgente]

Il locale gruppo folk di San Luigi
  • Sagra dell'asparago selvatico
  • Cantende, buffende, bicculende

Cinema[modifica | modifica sorgente]

Scena di Proibito

Tissi ospitò nel 1954 le riprese del film Proibito di Mario Monicelli, tratto dal romanzo La Madre di Grazia Deledda.

Persone legate a Tissi[modifica | modifica sorgente]

Economia[modifica | modifica sorgente]

Il territorio è caratterizzato da una intensa attività agricola.

Molto rinomati sono i suoi vini che vantano eccellenti caratteristiche. Nel paese conserva la memoria per la produzione del vino rosso da pasto dalle forti uve cagnulari.

Gli olivi, di conformazione a cespuglio, producono la materia prima per un olio dal sapore mediterraneo. Le caratteristiche foglie sempreverdi già a maggio accolgono i piccoli fiori bianchi uniti a grappolo. Poi, a maturazione piena, si otterrà olio di colore giallo oro, con basso livello di acidità, che tende ad aumentare in caso di maturazione protratta.

Negli ultimi tempi soprattutto le nuove generazioni mostrano di gradire le attività lavorative del terziario.

Galleria fotografica[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2010.
  2. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Antonio Areddu, Il Marchesato di Mores. Le origini, il duca dell'Asinara, le lotte antifeudali, l´abolizione del feudo e le vicende del marquis de Morès,Cagliari, Condaghes, 2011
  • Antonella Solinas, Raccontando Tissi, Cargeghe, Documenta Edizioni, 2008
  • Pina Maria Derudas, "Tissi Il territorio dalla preistoria al medioevo", Tissi, Arketipo, 2002
  • Giovanni Maria Demartis, "Il vestiario Tradizionale di Tissi", Tissi, Arketipo, 2006
  • Andrea Mulas, "Poesia Dialettali Tissesi", Chiarella, Sassari, 1902
  • Simonetta Marras, "Raccontando saperi", Cargeghe, Documenta Edizioni, 2009
  • Salvatore Pintus, "Tissi, storia di un paese nella Sardegna contemporanea 1843 - 1936", Tissi, Angelica Editore, 2010
  • (a cura di Francesco Floris), "La Grande Enciclopedia della Sardegna", Vol.9, La Biblioteca della Nuova Sardegna, 2007

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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