Trattamento legale della prostituzione

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1leftarrow.pngVoce principale: Prostituzione.

██ La prostituzione è legale e regolamentata

██ La prostituzione è legale ma è non regolamentata, mentre le attività organizzate come lo sfruttamento ed il favoreggiamento sono illegali

██ La prostituzione è illegale

██ dati non presenti

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Il trattamento legale della prostituzione varia da Paese a Paese, dall'essere perfettamente legale e considerata come una qualsiasi altra professione, fino all'essere punibile con la pena di morte.

Le discipline legali adottate nei diversi ordinamenti rispetto al fenomeno della prostituzione sono riconducibili a tre modelli legislativi fondamentali: il Modello proibizionista, il Modello abolizionista ed il Modello regolamentarista.

I tre modelli legislativi[modifica | modifica sorgente]

Il Modello proibizionista considera la prostituzione come una attività illegale in quanto vietata dalla legge e perseguita penalmente. Negli ordinamenti che seguono questo modello è reato offrire prestazioni sessuali a pagamento, in alcuni è reato anche acquistare prestazioni sessuali a pagamento. Sono anche punite tutte le attività di contorno alla prostituzione, come lo sfruttamento della prostituzione, l'induzione, il favoreggiamento. Una variante di questo modello è il c.d. Modello Neo-proibizionista adottato nell'ultimo decennio in Svezia, Norvegia e Islanda, nel quale è reato acquistare prestazioni sessuali a pagamento e costituiscono reato tutte le attività di contorno alla prostituzione, ma non è punito l'offrire prestazioni sessuali a pagamento. In pratica si sceglie di punire il cliente (solitamente con un'ammenda[1]), ma non la prostituta, sull'assunto che questa sia la vittima del mercato della prostituzione e non l'artefice.

Il Modello abolizionista considera la prostituzione come una attività non lecita e che non può essere oggetto di una normale attività commerciale, ma al tempo stesso non punita penalmente. Negli ordinamenti che adottano questo modello non costituisce reato il prostituirsi, ossia l'offrire prestazioni sessuali a pagamento (salvo che sia fatto nelle forme dell'adescamento), così come non costituisce reato l'acquistare prestazioni sessuali a pagamento. Sono invece punite penalmente le attività tipicamente associate alla prostituzione, quali lo sfruttamento, il reclutamento e il favoreggiamento. Questo modello legislativo, che idealmente tenderebbe a estirpare il fenomeno della prostituzione senza far ricorso alla repressione penale a danno delle prostitute né dei clienti, si è affermato nel dibattito giuridico nel secondo dopoguerra. A livello di fonti internazionali, la "Convenzione per la repressione della tratta degli esseri umani e dello sfruttamento della prostituzione, adottata a New York il 21 marzo 1950" (ratificata dall'Italia con Legge 23 settembre 1966, n. 1173) è visibilmente ispirata alle politiche "abolizioniste". Il testo della Convenzione, infatti, impegna gli Stati aderenti a punire lo "sfruttamento della prostituzione di un'altra persona anche se consenziente", il "mantenimento, direzione o amministrazione o contributo a finanziare una casa chiusa". Mentre non richiede di punire la prostituzione in sé o il fruire di prostituzione. La Legge Merlin (Legge 20 febbraio 1958, n. 75) recepisce in pieno la filosofia di fondo della Convenzione e l'approccio "abolizionista". Alcune prostitute sono state obbligate o hanno ottenuto loro stesse di poter rilasciare fattura e pagare le tasse, nonostante l'attività di queste professioniste non sia riconosciuta in via ufficiale.[2]

Il Modello regolamentarista considera la prostituzione come una attività del tutto lecita e liberamente esercitabile come una qualsiasi attività commerciale e ne regolamenta attentamente le forme di esercizio per assicurare che non vi siano fenomeni di sfruttamento o costrizione e per fare in modo che sia tutelata la dignità di chi si prostituisce. Anche nel modello regolamentarista chiaramente resta vietata la prostituzione minorile e resta intensamente punita sul piano penale qualsiasi forma di costrizione o coartazione. Sul piano dei trattati internazionali, questo modello si presenta come coerente con i più recenti strumenti pattizi, il cui focus è incentrato sulla repressione di fenomeni come il trafficking, più che sul vietare la prostituzione in quanto tale. In tal senso, il Protocollo delle Nazioni Unite sulla prevenzione, soppressione e persecuzione del traffico di esseri umani, in particolar modo donne e bambini adottato a Palermo nel 2000, non fa più riferimento alla repressione della prostituzione in quanto tale, ma alla repressione del traffico di esseri umani attraverso coercizione.

Nei paragrafi che seguono, è indicato il trattamento legale che è apprestato al fenomeno della prostituzione nei vari ordinamenti del mondo, come riportato dal Rapporto annuale sui diritti umani 2008, pubblicato nel 2009[3].

Paesi che adottano il Modello proibizionista[modifica | modifica sorgente]

Nella maggioranza dei Paesi del mondo è seguito il Modello proibizionista che rende la prostituzione illegale. In molti di questi è punita la condotta di chi si prostituisce, ma non quella del "cliente" (chi acquista una prestazione sessuale a pagamento), in altri sono puniti sia chi si prostituisce sia il cliente. In tre Paesi del Nord Europa (Svezia, Norvegia ed Islanda) è seguito un particolare modello legislativo, noto come "Modello svedese" nel quale viene punito il cliente, ma non chi si prostituisce, sul presupposto che quest'ultimo soggetto è vittima di sfruttamento.

La sanzione prevista per la prostituzione varia sensibilmente da Paese a Paese: in taluni Paesi islamici, che adottano la Sharia, chi si prostituisce può essere punito con la pena di morte, in altri ordinamenti è un crimine punibile con severe sanzioni detentive, in altri costituisce una violazione amministrativa, punita con sanzioni amministrative.

La prostituzione è illegale:

Al di fuori del mondo mussulmano:

  • in Nord America: in tutti gli stati degli Stati Uniti, escluse molte contee del Nevada (nella città di Las Vegas è illegale ma estremamente diffusa e talvolta è tollerato l'adescamento, se la prostituzione in sé è esercitata in una contea confinante[5]);

Paesi che adottano il Modello abolizionista[modifica | modifica sorgente]

Una gran parte dei Paesi occidentati hanno adottato nel corso del '900 il Modello abolizionista. In questi ordinamenti la prostituzione non è proibita, né è proibito l'acquisto di prestazioni sessuali a pagamento. Sono invece punite tutta una serie di condotte collaterali alla prostituzione (favoreggiamento, induzione, reclutamento, sfruttamento, gestione di case chiuse, prostituzione tra i 16 e i 18 anni, etc.), allo scopo di scoraggiare la prostituzione senza una proibizione diretta.

Questo modello è seguito:

  • nella Regione Caraibica: Cuba
  • in Sud America: la gran parte dei Paesi, tra cui Brasile, Cile e Argentina, adottano questo modello (ad eccezione di quei paesi nei quali la prostituzione è legale e regolamentata).

Paesi che adottano il Modello regolamentarista[modifica | modifica sorgente]

Una ridotta minoranza di Paesi lo status giuridico della prostituzione segue il Modello regolamentarista. Negli ordinamenti che adottano questo modello la prostituzione è legale ed è regolamentata da norme pubblicistiche. La legalizzazione sovente include l'imposizione di tasse e restrizioni, più o meno ampie, nell'esercizio della prostituzione anche con l'individuazione di luoghi preposti all'esercizio dell'attività e la prescrizione di controlli sanitari obbligatori per prostitute e prostituti per la prevenzione e il contenimento delle malattie veneree e l'obbligo di segnalare attività e residenza.

La prostituzione è legale e regolamentata:

Note[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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